È l’anno 197X, la Terra è sotto attacco e l’Impero Demoniaco Cosmico ha liberato un esercito di gigantesche macchine da guerra con sembianze animali. Per fortuna, in un laboratorio segreto dell’Estremo Oriente, alcuni scienziati avevano già costruito un robot trasformabile proprio nell’eventualità di un’invasione aliena. Pianificazione impeccabile, pur con qualche comprensibile lacuna sul fronte della prevenzione. Pubblicato originariamente in Giappone su PlayStation nel 1999, 70s-style Robot Anime Geppy-X torna in un’edizione sviluppata da Implicit Conversions e pubblicata da Bliss Brain Corporation. È disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC tramite Steam; lo abbiamo affrontato su PS5.
Alla base c’è uno shoot ’em up 2D a scorrimento orizzontale, ma fermarsi alla definizione del genere significherebbe descrivere un super robot limitandosi al consumo di carburante. Ogni missione assume la forma di una puntata televisiva completa di sigla iniziale, prima parte dell’episodio, interruzione pubblicitaria, battaglia decisiva, titoli di coda e anticipazioni. Il gioco ricostruisce l’immaginario degli anime robotici degli anni Settanta attraverso piloti che urlano i nomi degli attacchi, mostri della settimana, trasformazioni improbabili e cattivi convinti che conquistare la Terra richieda prima di tutto una buona dizione. La messinscena resta il principale motivo d’interesse; l’azione, pur piacevole, non possiede la stessa forza esplosiva.

Il telecomando può aspettare
La campagna non utilizza i filmati come semplice intervallo fra una fase e l’altra. Sigle, eyecatch, finte pubblicità di giocattoli e prodotti improbabili costruiscono un vero palinsesto, tanto accurato da far sembrare Geppy-X una serie televisiva dimenticata in qualche archivio. La gag avrebbe potuto esaurirsi dopo pochi episodi, ma la quantità di materiale creato appositamente le conferisce una consistenza sorprendente. Ogni puntata introduce nuovi nemici, canzoni, attacchi speciali e situazioni narrative, alimentando il desiderio di scoprire quale altra assurdità meccanica attenda dopo la pubblicità.
Il restauro valorizza enormemente questa componente. L’edizione PlayStation originale distribuiva circa 8.000 fotogrammi disegnati a mano su quattro dischi, comprimendo le animazioni a 320×240 pixel e 15 fotogrammi al secondo. I nastri Betacam sono stati recuperati, ridigitalizzati e riportati ai 24 fotogrammi al secondo previsti in origine. Trasformazioni, primi piani e sequenze d’azione guadagnano fluidità e colori più ricchi, conservando però l’aspetto analogico dell’epoca. I sottotitoli italiani permettono inoltre di seguire dialoghi, battute e intermezzi senza dover intuire la storia sulla base del numero di pugni alzati verso il cielo.

Tre forme, un solo pulsante rosso
Durante le sezioni giocabili Geppy-X può passare in tempo reale fra tre configurazioni. La prima offre il migliore equilibrio fra potenza e mobilità, la seconda sacrifica velocità in cambio di attacchi pesanti, mentre la terza privilegia difesa e armi guidate. Il cambio di assetto consente di reagire alle formazioni nemiche, ai pericoli ambientali e alle diverse fasi dei boss, introducendo una componente tattica immediata. La trasformazione è spettacolare e il solo fatto di poter scegliere quale robot mandare contro un mostro spaziale dovrebbe essere riconosciuto come un diritto fondamentale del videogiocatore.
Il sistema, tuttavia, non viene sviluppato fino alle sue conseguenze più interessanti. Molte sezioni possono essere superate affidandosi soprattutto alla configurazione preferita, con cambi limitati ai momenti più affollati o ai nemici particolarmente resistenti. Le ondate mantengono un ritmo gradevole e i boss possiedono forme memorabili, spesso arricchite da trapani, corna e appendici che nessun ingegnere sobrio avrebbe approvato. Pattern, armi e level design restano però meno raffinati rispetto ai migliori shoot ’em up dell’epoca. Anche nel 1999 Geppy-X colpiva più per la confezione che per la profondità del combattimento; il passare del tempo ha reso questa distanza ancora più evidente.

Un restauro non è un miracolo robotico
La struttura episodica rende la campagna più lunga e frammentata rispetto alla tipica esperienza arcade. Durante la prima partita l’abbondanza di sigle, anticipazioni e spot alimenta la curiosità, perché ogni livello promette una nuova puntata e un diverso mostro da ridurre in componenti per elettrodomestici. Tornando sulle stesse fasi, gli intermezzi possono però rallentare il passaggio da uno scontro all’altro. Chi si aspetta la compattezza di uno shoot ’em up da completare e ricominciare in poco tempo deve adattarsi a una progressione più vicina a quella di una serie televisiva interattiva.
Implicit Conversions accompagna il recupero con funzioni moderne ben selezionate. Il riavvolgimento permette di correggere gli errori, i salvataggi rapidi consentono di interrompere la partita in qualsiasi momento e il fuoco automatico evita di sottoporre il pollice a un addestramento militare. Sono presenti anche filtri CRT, manuale digitale, trofei e sei modalità supplementari sbloccabili, fra Boss Rush, episodi sperimentali e linee temporali alternative. Su PlayStation 5 l’emulazione si comporta bene, con caricamenti ridotti e transizioni fluide fra gioco e animazioni. Come operazione di conservazione, il pacchetto mostra una cura superiore a quella riservata a molte riedizioni più celebri.
Il nodo più difficile da difendere rimane il prezzo, vicino ai quaranta euro. Recupero dei nastri, localizzazione e contenuti aggiuntivi spiegano l’entità del lavoro, ma non cambiano la natura del gioco che sostiene la confezione: uno shoot ’em up discreto, accessibile e talvolta ripetitivo, raramente capace di sorprendere quanto le sue sigle. Gli appassionati di robottoni, animazione giapponese d’epoca e curiosità rimaste a lungo confinate in Giappone troveranno un documento prezioso e irresistibilmente teatrale. Chi cerca soprattutto uno sparatutto profondo può ottenere di più spendendo meno. 70s-style Robot Anime Geppy-X conserva magnificamente un oggetto fuori dal comune, ma il robot sullo schermo vola parecchio più in alto del suo sistema di combattimento.

