Abyzou Rituals: The Manson Case trasforma un horror psicologico in un rituale da completare

Non vuole convincere il giocatore di essere soltanto davanti a un videogioco, almeno secondo la finzione che sostiene l’intera esperienza. Abyzou Rituals: The Manson Case è il progetto d’esordio dello sviluppatore ecuadoriano Ignacio Bustamante, un horror psicologico costruito attorno all’idea che ciò che appare sullo schermo sia in realtà un archivio corrotto recuperato dopo una strage avvenuta nella misteriosa House 12. Registrazioni deteriorate, fotografie, simboli occulti, preghiere proibite e oggetti rituali formano i frammenti attraverso cui ricostruire gli eventi, mentre il gioco utilizza deliberatamente il linguaggio della maledizione digitale per confondere i confini tra racconto e interazione.

La premessa ruota attorno a una setta che avrebbe celebrato all’interno della casa un rituale satanico mai portato a termine. I corpi furono ritrovati, i membri del culto scomparvero e la cerimonia rimase incompleta, lasciando dietro di sé un insieme di testimonianze che il giocatore è ora chiamato a esaminare. L’idea di fondo è trasformare l’indagine stessa nella continuazione del rito: decifrare un simbolo, collocare un oggetto o ricostruire una formula non serve soltanto a capire cosa sia accaduto, ma porta gradualmente verso il completamento di ciò che gli abitanti della House 12 avevano iniziato.

Abyzou Rituals: The Manson Case trasforma un horror psicologico in un rituale da completare

Indagare sul rituale significa finirlo al posto della setta

Abyzou Rituals: The Manson Case presenta il giocatore come l’ultimo partecipante inconsapevole della cerimonia. All’inizio l’obiettivo sembra essere semplicemente quello di esplorare la casa e mettere insieme le prove della strage, ma la prospettiva cambia man mano che i documenti recuperati iniziano a fornire istruzioni precise. Simboli da interpretare, preghiere da ricostruire e oggetti da disporre trasformano così l’investigazione in una sequenza di azioni rituali, con Abyzou che diventa progressivamente una presenza sempre più vicina.

L’horror punta soprattutto su osservazione e pressione psicologica invece che sul combattimento. Sussurri, suoni distorti, pianti infantili, passi e apparizioni sono utilizzati per mettere in dubbio ciò che appartiene alla casa e ciò che dovrebbe rimanere fuori dallo schermo. Anche l’estetica found footage contribuisce a questa impostazione, trattando materiali e registrazioni come reperti deteriorati piuttosto che come contenuti creati appositamente per il gioco. Bustamante punta quindi sull’incertezza e sulla suggestione, chiedendo al giocatore di ricostruire il quadro attraverso indizi frammentari mentre la presenza soprannaturale diventa più insistente.

Abyzou Rituals: The Manson Case trasforma un horror psicologico in un rituale da completare

Il marketing diventa parte della stessa finzione horror

La trovata più apertamente metanarrativa riguarda il modo in cui Abyzou Rituals: The Manson Case ingloba persino le normali azioni legate alla distribuzione digitale dentro il proprio racconto. Aggiungere il gioco alla lista dei desideri viene presentato scherzosamente come un primo riconoscimento del rituale, acquistarlo come accettarne il possesso, installarlo come portarlo nella propria casa e premere “Gioca” come attraversarne volontariamente la soglia. È naturalmente una costruzione narrativa, ma serve a prolungare l’atmosfera oltre House 12 e a trasformare l’interfaccia di Steam in un altro elemento della messinscena.

Dietro il progetto c’è Ignacio Bustamante, alla sua prima esperienza commerciale nel settore, con un percorso professionale precedente lontano dallo sviluppo videoludico. Abyzou Rituals: The Manson Case nasce quindi come un’opera fortemente autoriale che utilizza folklore demoniaco, simbolismo occulto e orrore psicologico per costruire una storia sulla partecipazione involontaria a qualcosa che sarebbe stato meglio lasciare incompleto. Più che dimostrare che un rituale possa davvero attraversare lo schermo, il gioco sembra interessato a una domanda molto più adatta al genere: quanto a lungo si può continuare a seguire le istruzioni sapendo perfettamente che ogni passo porta verso qualcosa che non si dovrebbe evocare?

Gamezilla

Gamezilla è l’incubo di ogni leaderboard, la bestia indomabile delle sale giochi e il boss finale mai battuto. Con una memoria enciclopedica di ogni gioco mai creato – dai classici 8-bit alle esperienze VR di ultima generazione – Gamezilla non solo conosce i segreti di ogni pixel, ma sa anche padroneggiarli alla perfezione. Si racconta che nessun avversario umano sia mai riuscito a superarlo, né nei platform retrò né nei battle royale più frenetici.

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