Una piattaforma troppo alta, una porta che ancora non si apre, un oggetto che vediamo ma che non sappiamo come raggiungere. Aggelos 2 mette subito sul tavolo una delle idee fondamentali della sua esplorazione: osservare, ricordare e tornare sui propri passi quando si ottiene l’abilità giusta. È una filosofia che arriva direttamente dal primo Aggelos, action-RPG pubblicato nel 2018 e costruito con un gusto apertamente rétro, fra platform, combattimenti, dungeon e una struttura che guardava con grande affetto alla scuola di Wonder Boy. Quel gioco puntava soprattutto sulla semplicità e sull’efficacia di una formula d’altri tempi; otto anni dopo, Wonderboy Bobi ne riprende le fondamenta e prova ad allargarne sensibilmente i confini.
Il cambiamento più evidente riguarda la struttura del mondo. Aggelos 2 affianca al Regno di Lumen una seconda realtà dominata dall’oscurità e permette al protagonista di passare dalla forma angelica a quella demoniaca, ciascuna dotata di caratteristiche differenti. La storia fornisce rapidamente il motivo: gli dei della luce stanno perdendo la guerra contro l’Armata dell’oscurità e il nostro Aggelos deve imparare a sfruttare anche il proprio lato oscuro. Una breve introduzione riassume gli eventi precedenti senza pretendere che tutti abbiano giocato il primo capitolo, poi lascia spazio alla progressione vera e propria. Volo, scatti, salti sulle pareti e nuovi attacchi modificano poco alla volta il modo in cui ci muoviamo nei due mondi. Pubblicato da PQube e PixelHeart su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC, lo abbiamo provato su PlayStation 5.

Due mondi da imparare a memoria
L’esplorazione funziona perché Aggelos 2 evita di accompagnarci continuamente per mano. Gli obiettivi principali sono indicati abbastanza chiaramente, mentre buona parte dei segreti richiede attenzione. Una parete sospetta, una piattaforma troppo alta o un corridoio apparentemente inutile possono acquistare un significato completamente diverso dopo qualche ora. Ottenere il volo, uno scatto o un nuovo movimento permette infatti di raggiungere zone che avevamo già individuato molto tempo prima. Il piacere nasce proprio dal riconoscimento: tornare in un luogo familiare e capire finalmente come raggiungere quel forziere o quella deviazione che ci aveva lasciati con un punto interrogativo.La struttura su due mondi rende questo processo più ampio senza ridursi alla semplice ripetizione delle stesse aree. Il Regno di Lumen e la dimensione oscura hanno nemici, atmosfera e percorsi differenti, mentre i portali creano collegamenti che bisogna imparare a sfruttare. Anche le deviazioni vengono premiate con una frequenza sufficiente a incoraggiare la curiosità, perciò esplorare una strada secondaria raramente dà la sensazione di avere soltanto perso tempo. Il gioco pretende però una buona memoria, soprattutto quando iniziano ad accumularsi passaggi ancora chiusi e oggetti lasciati indietro. I segnalini sulla mappa dovrebbero aiutare proprio in queste situazioni, ma il loro numero limitato diventerà presto uno dei problemi più fastidiosi per chi vuole cercare tutto.

Angelo e demone cambiano anche il combattimento
La doppia forma interviene anche negli scontri. Quella angelica punta maggiormente sul controllo, mentre quella demoniaca favorisce velocità e aggressività; cambiano inoltre alcuni attacchi speciali e il modo corretto di affrontare determinate minacce. La spada può neutralizzare alcuni proiettili e buona parte dell’offesa passa anche dagli attacchi a distanza, così il protagonista accumula rapidamente un repertorio molto più ampio rispetto alle prime battute. Negli scontri normali il sistema funziona con una certa naturalezza: si riconosce il tipo di pericolo, si passa alla forma più adatta e si continua a combattere senza interrompere continuamente il ritmo. La trasformazione ha quindi una funzione pratica e viene utilizzata abbastanza spesso da non sembrare una trovata confinata a poche situazioni prestabilite.Qualche boss gestisce questa varietà con meno equilibrio. In determinate battaglie bisogna evitare raffiche di colpi, cambiare forma per neutralizzare specifici proiettili, sfruttare il volo e trovare contemporaneamente il momento giusto per attaccare. Quando tutte queste richieste arrivano insieme, lo scontro tende a diventare più caotico che preciso e può convenire abbandonare qualsiasi tentativo di affrontarlo con eleganza per concentrarsi semplicemente sul fare danni il più velocemente possibile. Il combattimento rimane piacevole, soprattutto contro i nemici comuni, ma sono proprio alcuni boss a mostrare quanto sia difficile mettere in equilibrio tutte le capacità concesse al protagonista. L’esplorazione, da questo punto di vista, riesce a utilizzarle in maniera più graduale e convincente.

Cento uova, venti segnalini e parecchie cose da ricordare
Il problema dei marcatori diventa evidente proprio perché Aggelos 2 riempie continuamente la mappa di motivi per tornare indietro. I segnalini personalizzati sono soltanto venti e permettono poche distinzioni, mentre le sole uova da raccogliere sono cento. All’inizio basta segnare un paio di piattaforme troppo alte o una porta ancora chiusa; più avanti, però, si sommano oggetti già individuati, passaggi sospetti, stanze da controllare nuovamente e deviazioni che non sappiamo ancora come raggiungere. A quel punto venti marcatori finiscono in fretta e ricordare tutto diventa più complicato del necessario. Il limite pesa soprattutto nelle ultime ore, quando un oggetto importante può trovarsi in una zona attraversata molto tempo prima e non esiste uno strumento capace di restringere davvero la ricerca.La situazione diventa ancora più evidente puntando al completamento. Arrivare, per esempio, a novantasette uova su cento significa poter avere davanti tre oggetti nascosti praticamente ovunque nei due mondi. Senza un’indicazione almeno approssimativa dell’area in cui cercare, resta soltanto la possibilità di ripercorrere zone già esplorate sperando di riconoscere qualcosa che avevamo trascurato. È un peccato perché per gran parte dell’avventura il ritorno sui propri passi è uno dei piaceri principali di Aggelos 2: ottenere il volo o una nuova capacità e ricordarsi immediatamente di un punto rimasto fuori portata dà una soddisfazione molto diversa dal controllare decine di stanze alla cieca. Anche la pixel art accompagna bene questa esplorazione, con un tratto più ricco e dettagliato rispetto al predecessore che conserva la parentela con Wonder Boy senza limitarsi a copiarne l’aspetto.
Alla fine Aggelos 2 amplia in maniera sensibile la formula del primo capitolo. I due mondi, la trasformazione angelica e demoniaca e soprattutto le nuove capacità di movimento rendono l’esplorazione più articolata man mano che l’avventura procede, mentre la quantità di segreti dà spesso un buon motivo per controllare ogni deviazione. Qualche boss carica il combattimento di troppe richieste simultanee e il sistema di marcatori non è abbastanza generoso per sostenere chi vuole trovare ogni collezionabile, due problemi che diventano più evidenti proprio nelle fasi avanzate. Rimane però molto piacevole riconoscere un luogo visitato ore prima, ricordarsi perché lo avevamo lasciato indietro e scoprire finalmente cosa nasconde. Chi apprezza i metroidvania vecchia scuola e non pretende che ogni segreto venga indicato sulla mappa troverà parecchio da esplorare; per il cento per cento, invece, un taccuino accanto al controller potrebbe tornare sorprendentemente utile.

