Mako parte per salvare il mondo con un bastone magico. Fin qui, ordinaria amministrazione per una giovane monaca guerriera. Il dettaglio meno comune è che dentro quel bastone vive un misterioso uccello rosso, capace di trasformarsi in arma e strumento di movimento ma anche di dire la propria quando la situazione lo richiede. Akatori affida buona parte della propria personalità proprio al rapporto fra i due: Mako è cresciuta nel Tempio dell’Uccello di Fuoco, Bird nasconde origini e motivazioni, e insieme devono attraversare terre deformate dalle Tempeste d’Ambra. Fra una battaglia e l’altra imparano anche a conoscersi, sopportarsi e punzecchiarsi, dettaglio che rende il viaggio più interessante della classica missione per salvare tutto ciò che esiste.
Sviluppato da Contrast Games e pubblicato da Games Harbor ed Esprit Games, Akatori ha già debuttato su PC tramite Steam e raggiungerà anche PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch. Grazie a un codice fornito dal publisher abbiamo potuto provare in anticipo l’edizione PS5. La formula è quella del metroidvania, ma interpretata con una struttura piuttosto snella: nuove abilità aprono strade e zone prima irraggiungibili, senza però trasformare il viaggio in un continuo pellegrinaggio fra luoghi già attraversati. L’esplorazione resta importante, così come combattimenti e platforming, ma il ritmo guarda spesso più all’action platformer che ai grandi labirinti bidimensionali del genere.

Un bastone che vale metà dell’equipaggiamento
Bird non serve soltanto a tenere compagnia a Mako. Il bastone che lo ospita diventa presto il centro del sistema di movimento, permettendo di planare sfruttando le correnti, raggiungere nuove piattaforme, interagire con alcuni meccanismi e ampliare gradualmente le possibilità di esplorazione. I cinque mondi nascondono deviazioni, incarichi, segreti e persino venti gatti da scovare, mentre la mappa evita di riempirsi di simboli e indicazioni. Orientarsi rimane semplice e raramente si perde il senso della direzione: Akatori preferisce premiare la curiosità piuttosto che mettere il giocatore alla prova con una cartografia degna di una spedizione ottocentesca.
Anche il platforming beneficia di questa impostazione. Salti, pareti, planate e pendii si concatenano con naturalezza man mano che aumentano le capacità di Mako, dando agli spostamenti un ritmo che diventa presto uno dei piaceri principali dell’avventura. Qualche sezione acquatica convince meno e gli enigmi ambientali restano decisamente elementari, spesso limitati all’attivazione di interruttori o pannelli. Manca quindi quel momento in cui una stanza costringe davvero a combinare in modo creativo tutto ciò che abbiamo imparato. In compenso, la progressione non perde quasi mai tempo: chi ama perdersi per ore potrebbe desiderare una mappa più intricata, mentre chi preferisce continuare a vedere luoghi nuovi difficilmente rimarrà fermo a lungo.

L’Ambra picchia più forte del previsto
Lo stesso bastone che permette di attraversare gli scenari diventa naturalmente l’arma principale di Mako. Attacchi standard, schivata, colpi caricati e qualche tecnica aggiuntiva compongono un sistema immediato, efficace soprattutto quando il gioco combina combattimento e movimento. I nemici comuni sono numerosi ma non sempre abbastanza diversi da cambiare davvero l’approccio, e dopo qualche ora molti scontri finiscono per diventare passaggi obbligati fra una sezione e l’altra. I boss hanno invece tutt’altra presenza: sfruttano meglio le arene, costringono a osservare gli schemi offensivi e chiamano in causa le capacità acquisite durante l’esplorazione, offrendo gli incontri nei quali Akatori mette insieme con maggiore convinzione le proprie componenti.
A rendere meno regolare il viaggio interviene però la difficoltà. Anche scegliendo un livello intermedio, alcuni avversari possono sottrarre porzioni notevoli di energia e determinate sequenze d’inseguimento richiedono di imparare il percorso attraverso diversi tentativi. I punti di riposo sono fortunatamente frequenti, anche se utilizzarli significa rinunciare al Chaos accumulato, risorsa necessaria per attivare particolari campane e ottenere nuove abilità. Prima della ricompensa bisogna inoltre affrontare arene dedicate, che finiscono qualche volta per sembrare un secondo esame dopo aver già raccolto quanto richiesto. Ne deriva un curioso contrasto: la struttura invita a procedere senza troppe complicazioni, mentre alcuni combattimenti decidono improvvisamente che era arrivato il momento di controllare quanto stavamo davvero prestando attenzione.

Cinque mondi che meritano una sosta
Continuare ad avanzare significa soprattutto scoprire quanto lavoro sia stato dedicato ai luoghi attraversati. Akatori combina personaggi e creature in pixel art con scenari tridimensionali ricchi di profondità, vegetazione animata, architetture sospese e grotte attraversate da bagliori e giochi di luce. Il richiamo alla stagione dei 32 bit è evidente, ma Contrast Games non si limita a riprodurne l’aspetto: sprite e fondali 3D vengono utilizzati per costruire una profondità scenica moderna e una forte varietà fra i cinque mondi. Su PS5 il risultato è pulito e fluido, e capita spesso di rallentare soltanto per guardarsi attorno. In un gioco costruito sul movimento continuo, riuscire a far fermare volontariamente il giocatore è già un piccolo complimento alla direzione artistica.
I paesaggi finiscono spesso per raccontare questo universo con maggiore efficacia della vicenda principale. La corruzione provocata dalle Tempeste d’Ambra, gli antichi misteri e la missione di Mako seguono sviluppi abbastanza familiari, mentre diversi personaggi secondari rimangono sullo sfondo senza lasciare un’impressione duratura. Molto più riuscita è la relazione fra Mako e Bird, che cresce attraverso battibecchi, sospetti e una complicità sempre più evidente. È proprio questa dinamica a dare un volto al viaggio quando la trama torna su coordinate più prevedibili: due protagonisti che funzionano meglio insieme di quanto faccia buona parte degli eventi che li circondano.
La colonna sonora accompagna con discrezione questo passaggio da un mondo all’altro, adattandosi alle situazioni e cambiando tono fra esplorazione, combattimenti e momenti più contemplativi. Non emergono molte composizioni destinate a restare in testa una volta spenta la console, ma il lavoro sonoro sostiene bene l’atmosfera, dalle cavità attraversate dagli echi fino alle campane legate al Chaos. Il risultato completa una presentazione che punta soprattutto sulla capacità di creare luoghi riconoscibili e piacevoli da attraversare, facendo della componente audiovisiva uno degli elementi più consistenti dell’intera produzione.
Nell’arco di una dozzina d’ore Akatori trova così i propri momenti migliori quando lascia Mako libera di muoversi, scoprire un nuovo scenario o affrontare un boss capace di sfruttare davvero le abilità conquistate. La struttura più lineare favorisce il ritmo, pur rinunciando a parte della complessità esplorativa che gli appassionati più esigenti potrebbero cercare, mentre combattimenti ordinari ed enigmi avrebbero beneficiato di maggiore varietà. Restano soprattutto quei picchi di difficoltà capaci di spezzare improvvisamente un’avventura altrimenti molto scorrevole. Il viaggio funziona comunque grazie a una coppia di protagonisti ben assortita, un mondo visivamente notevole e un sistema di movimento abbastanza piacevole da rendere interessante il tragitto anche quando la destinazione sorprende meno.

