Aleesha’s Tower, il barbaro prende le scale

Aleesha è stata accusata di stregoneria, inseguita e uccisa. Quando ritorna con un esercito di mostri deciso a cancellare l’umanità, nessuno sembra porsi la domanda più prudente: siamo proprio sicuri di essere la parte innocente della vicenda? Aleesha’s Tower non perde tempo in processi, ricostruzioni storiche o commissioni d’inchiesta. Consegna una spada a un guerriero senza nome, indica una torre piena di creature e gli ordina di salire fino all’ultimo piano. Sviluppato da Pixel vs Pixel e pubblicato da Penguin Pop Games, il platform d’azione è stato provato su PlayStation 5, dove il DualSense assume rapidamente l’aria perplessa di un controller moderno costretto a ricordarsi com’era la vita prima delle levette analogiche.

Il riferimento ai primi Castlevania entra nella stanza ancora prima del protagonista, posa il mantello e si accomoda vicino al camino. Movimento rigido, salto poco correggibile, danni da contatto, armi secondarie e boss piazzati alla fine di ogni scenario compongono una formula arcade priva di deviazioni diplomatiche. Il guerriero procede con la determinazione di un barbaro che ha ricevuto istruzioni molto semplici: andare a destra, colpire qualunque cosa emetta versi e non perdere tempo a chiedere perché i candelabri contengano armi. L’omaggio risulta immediatamente riconoscibile, anche se la torre avrebbe avuto bisogno di qualche idea propria in più per non sembrare una località turistica costruita attorno ai ricordi altrui.

Aleesha's Tower, il barbaro prende le scale

Il barbaro usa la croce direzionale

Su PS5 il gioco impone la croce direzionale, lasciando le levette a meditare sulla propria inutilità. La scelta è coerente con il tipo di esperienza cercata: ogni avanzamento è misurato, il salto segue una traiettoria quasi definitiva e gli attacchi vanno eseguiti rispettando tempi e distanze. Spada e scudo coprono le necessità fondamentali, mentre le armi secondarie aiutano a raggiungere nemici volanti o avversari collocati in punti poco convenienti. Dopo qualche minuto il controllo diventa prevedibile e permette di affrontare le stanze senza grandi incomprensioni, purché si accetti che il guerriero abbia la mobilità di un armadio corazzato spinto lungo un corridoio.

La rigidità avrebbe potuto sostenere livelli costruiti attorno a posizionamento, pazienza e studio dei pericoli. Gran parte della salita preferisce invece corridoi lineari, avversari isolati e piattaforme dal comportamento facilmente anticipabile. I sei scenari sono suddivisi in tre sezioni, con punti di ripresa abbastanza generosi da impedire alla frustrazione di installarsi definitivamente nel soggiorno. Il terzo livello sfrutta meglio salti, ostacoli e nemici, avvicinandosi maggiormente alla tensione dei modelli dichiarati. Negli altri, il nostro barbaro avanza spesso senza incontrare niente che possa davvero mettere in discussione il suo piano strategico, composto principalmente dal continuare a menare fendenti.

Aleesha's Tower, il barbaro prende le scale

Mostri feroci, contratto part-time

La difficoltà rimane sorprendentemente bassa. Il protagonista dispone di parecchia energia, gli avversari seguono schemi semplici e i checkpoint riducono il costo degli errori. Questa accessibilità può risultare utile a chi guarda con curiosità ai platform d’azione vecchia scuola ma non desidera essere respinto da salti millimetrici e pipistrelli dotati di laurea in traiettorie punitive. Il problema è che Aleesha’s Tower raramente aumenta la pressione. Le creature arrivano, attaccano e vengono rispedite nel regno demoniaco prima di aver chiarito se possedessero un piano. La modalità facile concede ancora più energia, soluzione generosa quanto un secondo scudo regalato a qualcuno già seduto dentro un carro armato.

Anche i boss sembrano aver firmato un accordo per non trattenere troppo a lungo il giocatore. Gli schemi si apprendono in fretta, le aperture offensive sono ampie e spesso basta evitare un paio di attacchi prima di trasformare il guardiano in un ricordo pixelato. Aleesha presenta il duello più interessante, costringendo finalmente a rispettare movimenti e distanze, ma lo scontro termina proprio quando potrebbe cominciare una seconda fase. Nessuna metamorfosi, nessun demone gigantesco, nessun nuovo incubo emerso dalle fondamenta della torre. La presunta distruttrice dell’umanità accetta la sconfitta con una sportività che parecchi avversari da sala giochi avrebbero considerato sospetta.

Aleesha's Tower, il barbaro prende le scale

Pixel, spade e arredamento demoniaco

La pixel art recupera l’essenzialità degli 8 bit attraverso fondali semplici, animazioni ridotte e mostri disegnati con pochi dettagli. L’atmosfera da castello infestato funziona, soprattutto grazie a scheletri, creature volanti e arredamento demoniaco distribuiti lungo la salita, ma manca un’immagine capace di restare davvero impressa. Su PS5 tutto scorre senza esitazioni e i comandi rispondono con puntualità, anche se la console sembra impiegata per una mansione decisamente inferiore alle proprie qualifiche. Il fascino retrò accompagna bene la spedizione; la direzione artistica, invece, raramente distingue la torre dalle numerose fortezze pixelate già visitate con una spada in mano.

La vicenda viene introdotta rapidamente e poi affidata quasi interamente all’immaginazione. Non sappiamo chi sia il guerriero, quale forza abbia riportato Aleesha in vita o quanto vi fosse di vero nell’accusa di stregoneria. La premessa avrebbe meritato qualche breve scena fra un livello e l’altro: una donna perseguitata ritorna per vendicarsi dell’umanità e la risposta collettiva consiste nel mandarle contro un barbaro senza nome, probabilmente scelto perché era già armato e non faceva troppe domande. L’immediatezza arcade resta intatta, ma un minimo di caratterizzazione avrebbe dato maggiore peso allo scontro finale e reso Aleesha qualcosa di più della proprietaria arrabbiata dell’ultimo piano.

La durata contenuta e il prezzo ridotto definiscono con chiarezza il pubblico. Aleesha’s Tower può accompagnare una serata di chi cerca spade, scheletri e controlli deliberatamente antiquati senza affrontare una sfida punitiva; può inoltre offrire un ingresso morbido a chi osserva da lontano i platform d’azione vecchia scuola. I veterani troveranno boss troppo disponibili, livelli lineari e poche variazioni, mentre la forte dipendenza dai primi Castlevania lascia al gioco uno spazio personale piuttosto stretto. La torre si scala con simpatia e termina prima che la semplicità diventi pesante. Aleesha voleva sterminare l’umanità, ma deve accontentarsi di occuparle una serata: visto il rendimento delle sue truppe, è già una conquista notevole.

Aleesha's Tower, il barbaro prende le scale
Aleesha's Tower
In sintesi:
Aleesha's Tower porta su PS5 un platform d’azione retrò composto da sei livelli, combattimenti immediati e controlli deliberatamente rigidi. La difficoltà contenuta e i checkpoint generosi lo rendono accessibile anche a chi non possiede l’allenamento dei veterani da sala giochi, mentre la breve durata evita che la formula si trascini oltre le proprie possibilità. Boss arrendevoli, scenari semplici, pixel art poco distintiva e una forte dipendenza dai primi Castlevania ne riducono però la personalità. Una scalata simpatica ed economica per aspiranti barbari della domenica, purché non pretendano che Aleesha diventi il nuovo Dracula.
61

Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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