Le avventure che provano a lavorare sull’inquietudine senza passare per l’horror esplicito sono meno frequenti di quanto sembri, e Alice in Wonder Underland AIWU prova a inserirsi proprio in quello spazio. Regista ha annunciato il debutto del gioco su Nintendo Switch e PC tramite Steam, presentandolo come un’esperienza esplorativa surreale in cui il giocatore attraversa mondi che appaiono riconoscibili, ma sempre leggermente fuori asse. Al centro del racconto ci sono Alice e il suo compagno Noir Bunny, impegnati in un viaggio alla ricerca della voce perduta della ragazza.
Più che su una progressione lineare o su un sistema di sfide tradizionale, il titolo sembra costruire il proprio fascino sulla scoperta, sull’atmosfera e sul senso di connessione che emerge gradualmente tra ambienti, oggetti e piccoli eventi. Alice in Wonder Underland AIWU guarda infatti agli spazi liminali e a quella sottile sensazione di disagio che nasce quando qualcosa appare familiare ma non del tutto normale, trasformando l’esplorazione in un percorso interpretativo prima ancora che puramente ludico.
Un guardaroba che apre strade in mondi sospesi
Uno degli elementi più interessanti del gioco è il sistema dei costumi, che non ha una funzione soltanto estetica ma modifica direttamente le possibilità di movimento e di accesso. Cambiare abito permette infatti di affrontare ambienti estremi come oscurità profonde, fondali marini, zone gelide e altri spazi che altrimenti resterebbero inaccessibili, aprendo nuove rotte e aree nascoste. È una soluzione semplice ma efficace, perché lega il senso della scoperta a una trasformazione concreta del personaggio e invita a rileggere i mondi già visitati da prospettive diverse.
Questa struttura si innesta dentro un insieme di oltre trenta ambientazioni differenti, tra fiabe, oceani, Giappone rétro, mondi digitali e perfino scenari cosmici. Il punto non sembra essere tanto la varietà fine a sé stessa, quanto il modo in cui ciascun contesto viene reso insieme leggibile e straniante. Tutto appare vicino a un immaginario noto, ma basta poco perché l’immagine si deformi e lasci emergere quella lieve tensione che il gioco promette di mantenere lungo tutta l’esperienza.
Oggetti fuori posto, minigiochi e una storia nascosta da ricomporre
Accanto all’esplorazione, Alice in Wonder Underland AIWU affida una parte importante della sua identità alla raccolta di 120 oggetti insoliti disseminati nei vari mondi. Ogni scoperta, presa singolarmente, può sembrare scollegata dalle altre, ma il gioco insiste sul fatto che siano proprio queste presenze fuori posto a costruire poco a poco un disegno più grande. Tutto ciò che viene trovato può essere poi rivisto nella stanza di Alice, accompagnato da illustrazioni disegnate a mano e da commenti che dovrebbero aiutare a leggere meglio il senso di ciò che si è incontrato.
A rendere ancora più imprevedibile il percorso ci sono anche minigiochi e sezioni che cambiano improvvisamente linguaggio, passando da esperienze in stile pixel art a piccoli mondi tridimensionali con regole differenti. È una scelta che rafforza l’idea di un’opera frammentata solo in apparenza, in cui ogni deviazione può contribuire a dare forma a un racconto nascosto. Regista sottolinea inoltre la presenza di finali multipli e di una narrazione sotterranea da scoprire solo esplorando in profondità, elemento che sembra confermare la volontà di fare dell’interpretazione e della curiosità il vero motore del gioco.
Nel complesso, Alice in Wonder Underland AIWU si presenta come un’avventura che punta meno sull’impatto immediato e più sulla persistenza delle immagini e delle sensazioni che lascia dietro di sé. L’assenza di gore o di spaventi tradizionali non significa infatti mancanza di tensione, ma una diversa idea di inquietudine, costruita su silenzi, deformazioni sottili e significati da ricostruire. Per chi cerca un’esplorazione più atmosferica che convenzionale, il titolo di Regista potrebbe rivelarsi una proposta curiosa e piuttosto distinta nel panorama indipendente.




