La fine del mondo, a volte, non basta a chiudere davvero i conti con ciò che l’ha provocata. In Ash & Adam’s Existential Treads, disponibile su PC tramite Steam, il compito non è soltanto sopravvivere tra le rovine, ma trasformarle in qualcosa di nuovo. Il titolo firmato da Ashley Peter e Adam deGrandis si presenta come un mini city builder d’azione ambientato in un mondo post-post-apocalittico, dove il vecchio ordine è già crollato, ma i suoi resti continuano a minacciare chi prova a ricostruire.
L’idea alla base del gioco è compatta ma piuttosto curiosa: esplorare isole devastate, demolire ciò che rimane del passato, recuperare risorse e usarle per far crescere un insediamento. A questa struttura gestionale si affianca una componente da shooter rétro su veicoli, chiamata a movimentare le spedizioni e le fasi difensive. Il risultato è un’esperienza breve ma densa, costruita attorno a run procedurali, ordine di costruzione casuale e ondate di nemici generate dalla stessa intelligenza artificiale fuori controllo che ha contribuito alla rovina del mondo precedente.
Ricostruire dopo l’apocalisse, una rovina alla volta
In Ash & Adam’s Existential Treads, il giocatore deve raccogliere ciò che resta del vecchio mondo e trasformarlo in fondamenta per una nuova comunità. Le rovine non sono semplicemente elementi scenografici, ma depositi di risorse da smantellare e riconvertire. Ogni materiale recuperato può contribuire alla costruzione di edifici, al rafforzamento dell’insediamento e alla possibilità di accogliere nuovi sopravvissuti strappati alle lande desolate.
La disposizione degli edifici avrà un peso concreto sulle possibilità di sopravvivenza. Non basta costruire, bisogna anche capire dove farlo, come proteggere le strutture e in che modo organizzare lo spazio per resistere agli attacchi. La progressione sembra quindi giocare su un equilibrio tra espansione e prudenza: crescere troppo in fretta può esporre a nuovi pericoli, mentre restare fermi rischia di lasciare la comunità senza strumenti sufficienti per affrontare le ondate successive.
Veicoli, ondate nemiche e natura da riportare in vita
La componente action entra in scena attraverso l’esplorazione e il combattimento su veicoli, con un’impronta rétro che distingue Ash & Adam’s Existential Treads dai city builder più tradizionali. Il giocatore dovrà farsi strada tra resti urbani e territori ostili, raccogliendo risorse, affrontando minacce e resistendo agli attacchi della IA ribelle. I frammenti oscuri del passato umano non sono rimasti inerti, e ogni nuova spedizione può trasformarsi in una corsa per riportare a casa materiali e sopravvissuti.
La struttura procedurale dei livelli e l’ordine casuale delle costruzioni mirano a rendere ogni partita diversa, costringendo ad adattare la strategia a ciò che il gioco mette a disposizione. Accanto alla difesa dell’insediamento, però, c’è anche un obiettivo più ampio: reclamare le isole e collaborare con i coloni per riportare la natura nei territori devastati. È qui che il tono del gioco trova la sua identità più particolare, meno concentrata sulla semplice sopravvivenza e più interessata all’idea di riparazione.
Ashley Peter e Adam deGrandis descrivono la propria produzione con una formula essenziale: giochi piccoli, ma forti. Ash & Adam’s Existential Treads sembra rispecchiare bene questa filosofia, scegliendo una scala contenuta ma unendo sistemi diversi in modo leggibile: raccolta, costruzione, difesa, esplorazione e recupero ambientale. Un piccolo esperimento gestionale e d’azione in cui il vero obiettivo non è soltanto difendersi dal passato, ma dimostrare che, anche dopo la fine della fine, qualcosa può ancora ricrescere.






