Berry Bury Berry, il buco paga puntuale

Il colloquio di lavoro dura tre secondi: prendi una bacca, gettala nel buco, incassa. Nessun contratto, nessun superiore, nessuna spiegazione sul motivo per cui una voragine disponga di liquidità immediata. Berry Bury Berry ci affida così un giardino e la peggiore idea imprenditoriale dai tempi dell’ombrello di carta. Dietro questa follia c’è un gioco incrementale surreale in prima persona, sviluppato da Get(Color) Games e pubblicato dallo studio insieme a Black Lantern Collective. Per questa prova abbiamo utilizzato la versione PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su Xbox Series X|S e PC tramite Steam.

Una giornata iniziale dura circa un minuto. In quel tempo si raccolgono le bacche comparse sul prato, le si consegna al buco con la delicatezza di uno scaricatore di porto e si accumulano monete. Finito il turno, il denaro serve a comprare potenziamenti che rendono il ciclo successivo più rapido e redditizio. Da pochi frutti spelacchiati si arriva a un’invasione colorata capace di generare milioni, perché il genere incrementale vive proprio di questa escalation: ogni acquisto avvicina il seguente e ogni traguardo suggerisce che spegnere la console adesso sarebbe un gesto finanziariamente irresponsabile.

Il buco paga. Nessuno faccia domande

La forza lavoro è composta dalle Baccamiche, esserini parlanti incaricati di produrre frutti di livello sempre più alto. Migliorarle aumenta il valore e la quantità del raccolto, mentre l’albero dei potenziamenti introduce attrezzi, aiuti automatici e nuove opportunità di guadagno. Il funzionamento rimane comprensibile anche per chi associa la parola “incrementale” soltanto alla bolletta della luce: si controlla quanto rende una bacca, si osserva il prezzo del prossimo acquisto e si decide dove investire. Il traguardo resta quasi sempre abbastanza vicino da giustificare un altro turno. Le Baccamiche, intanto, continuano a lavorare senza ferie; i sindacati non hanno ancora trovato il giardino.

La voragine non rimane al centro del prato a fare arredamento. Cresce, può essere trascinata da una zona all’altra e, dopo qualche miglioramento, inghiotte sedie, nani e tutto ciò che non sia stato opportunamente inchiodato al terreno. Questi oggetti generano stelle, necessarie per aumentare il valore dei frutti, mentre una mazza da demolizione apre varchi nei muri e allarga progressivamente l’area disponibile. La produzione diventa quindi un problema di spazi e priorità: conviene spostare il buco, acquistare uno strumento o promuovere una Baccamica? Sono decisioni elementari, ma arrivano a ritmo continuo. Anche il nano da giardino avrebbe potuto partecipare; purtroppo è diventato capitale liquido.

Reparto misteri, ingresso dal cespuglio

Nel pieno della febbre da profitto, il gioco comincia a disseminare segnali poco compatibili con un tranquillo pomeriggio all’aperto. Dietro muri e decorazioni si trovano audiocassette, passaggi nascosti ed enigmi ambientali; seguirne le tracce permette di ricostruire la storia del luogo e raggiungere finali differenti. Nulla obbliga a indagare: è possibile continuare a produrre frutta come il dipendente modello del mese, ignorando ogni allarme e ogni domanda. La curiosità viene però ricompensata con una seconda avventura, più lenta e sinistra, che usa il giardino come spazio da decifrare. Quando una bacca parlante appare la presenza più affidabile dei dintorni, qualche sospetto è legittimo.

L’aspetto visivo contribuisce allo scherzo. Colori accesi, forme morbide e frutti rimbalzanti fanno sembrare tutto pronto per una pubblicità di caramelle; l’audio, le frasi dei personaggi e certi dettagli sullo sfondo preparano invece una visita dei carabinieri. L’inquietudine cresce senza demolire la facciata buffa, perciò ogni sorriso rimane al proprio posto e diventa progressivamente meno rassicurante. Get(Color) Games sfrutta bene questa convivenza: la comicità rende più strani i segreti, mentre il mistero impedisce alle battute di ridurre il gioco a una barzelletta interattiva. Dopo qualche ora, perfino una normale sedia da giardino assume l’aria di una testimone protetta.

Solo un’altra giornata, parola di bacca

Su PlayStation 5, il controller restituisce bene il piacere semplice di raccogliere e lanciare gli oggetti. La visuale in prima persona aiuta a orientarsi tra aiuole e strumenti, mentre l’interfaccia mostra prezzi ed effetti dei potenziamenti senza richiedere un commercialista specializzato in piccoli frutti. Quando la produzione accelera, il prato si riempie di bacche che rotolano, si ammucchiano e sfuggono alla presa, trasformando il lavoro in una confusione allegra. Qualche acquisto richiede un minimo di sperimentazione per mostrarne l’effettiva utilità, ma i miglioramenti più importanti producono cambiamenti immediati e rendono concreta la crescita dell’attività.

Il limite principale deriva dallo stesso meccanismo che tiene incollati allo schermo. Le operazioni fondamentali rimangono raccogliere, seppellire, incassare e spendere; nuove aree e strumenti ne aumentano la velocità senza trasformarle in qualcosa di diverso. Chi immagina un gestionale agricolo con stagioni, ricette, amicizie e pomodori dotati di una vita sociale più intensa della nostra ha sbagliato appezzamento. Qui conta vedere quanto rapidamente una produzione modesta possa diventare ridicola. La ripetizione si avverte soprattutto quando si ignorano i segreti e si punta soltanto al prossimo numero enorme, un’attività appagante finché il proprio cervello accetta di essere pagato in zeri.

La durata compatta evita che la febbre da bacca si trasformi in un impiego a tempo indeterminato. Berry Bury Berry conduce la crescita verso cifre assurde, distribuisce le scoperte con buon ritmo e raggiunge i suoi finali prima di consumare completamente la formula. Alcuni enigmi chiedono più testardaggine che intuito e le fasi di accumulo possono rallentare, ma l’unione fra comicità, progressione e mistero conserva una personalità forte. È consigliato a chi ama vedere i numeri esplodere e a chi, davanti a un buco sospetto, sente prima il desiderio di nutrirlo e soltanto dopo quello di chiamare le autorità. Gli altri possono almeno mettere in salvo i nani.

Berry Bury Berry, il buco paga puntuale
Berry Bury Berry
In sintesi:
Berry Bury Berry propone un ciclo incrementale semplice, rapido e pericolosamente invitante, sostenuto da un umorismo molto più strano del suo giardino colorato. Audiocassette, enigmi e finali differenti premiano chi interrompe la corsa ai profitti per curiosare dietro le aiuole. Le azioni tendono inevitabilmente a ripetersi e gli appassionati dei gestionali agricoli tradizionali troveranno pochi sistemi da amministrare; chi cerca escalation numerica, comicità assurda e un mistero ben nascosto dietro colori allegri rischia invece di sviluppare un rapporto lavorativo fin troppo serio con il buco.
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Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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