Un lungo report condiviso su X/Twitter dall’insider Detective Seeds ha acceso i riflettori sulla fine di Bluepoint Games, studio PlayStation celebre per lavori come Demon’s Souls e Shadow of the Colossus. Secondo quanto riportato, l’autore avrebbe raccolto testimonianze dirette da quattro dipendenti della software house, delineando una cronologia dettagliata di eventi che conduce alla chiusura dello studio, fissata per il 2 marzo 2026.
Il racconto parte dalla fine del 2020, quando Bluepoint concluse lo sviluppo di Demon’s Souls e avviò i colloqui per l’acquisizione da parte di Sony. In quel periodo, all’interno dell’azienda si discuteva del ruolo dei remake, ritenuti da alcuni poco remunerativi nonostante il valore artistico e storico. Parallelamente, nello studio si diffuse la convinzione che il passo successivo sarebbe stato un rifacimento di Bloodborne, ipotesi mai concretizzata a causa di dinamiche interne legate alla proprietà dell’IP e ai rapporti con FromSoftware.
Il progetto God of War live service e le difficoltà interne
Nel 2021, dopo la mancata approvazione del remake di Bloodborne, Bluepoint si trovò temporaneamente senza un progetto principale e venne coinvolta in attività di supporto ad altri team Sony. Con l’acquisizione ufficiale del 30 settembre 2021, allo studio fu affidato lo sviluppo di un titolo originale ambientato nell’universo di God of War, internamente identificato come CP13.
Secondo il report, il team avrebbe scoperto solo in seguito che il progetto era concepito come esperienza live service, generando tensioni interne e resistenze tra una larga parte dello staff. Le difficoltà organizzative, la ridotta struttura di design e l’integrazione complessa con personale di Santa Monica Studio avrebbero rallentato lo sviluppo fino alla cancellazione del progetto da parte di Sony nei primi mesi del 2025, segnando un momento critico nella storia dello studio.
Dai pitch finali alla chiusura definitiva dello studio
Dopo la cancellazione del progetto live service, Bluepoint avrebbe presentato diverse proposte, tra cui remake di Jak and Daxter, Resistance e un aggiornamento di Shadow of the Colossus, oltre a un nuovo tentativo di rilanciare Bloodborne. Tra le idee più promettenti emerge il codename Black Fang, descritto come uno spin off legato a Ghost of Tsushima, per il quale Sony avrebbe concesso alcuni mesi di prototipazione.
Il report sostiene che il team fosse fiducioso nel raggiungere gli obiettivi richiesti, ma il 19 febbraio 2026 i dipendenti avrebbero appreso la decisione di chiudere Bluepoint Games e interrompere il progetto. L’ultimo giorno operativo dello studio è indicato nel 2 marzo 2026, segnando la conclusione di una realtà che, secondo le fonti citate, aveva mantenuto nel tempo un nucleo stabile di sviluppatori profondamente legati ai propri progetti.
Pur trattandosi di una ricostruzione non ufficiale, il report di Detective Seeds restituisce l’immagine di uno studio segnato da ambizioni creative, cambiamenti strategici e progetti mai arrivati alla luce, chiudendo definitivamente il percorso di uno dei team più apprezzati nella storia recente dell’ecosistema PlayStation.




