Il vecchio mondo è scomparso da millenni, ma le sue rovine contengono ancora abbastanza tecnologia da permettere a una nuova civiltà di ripartire. Brave New Wonders è disponibile da oggi su PC tramite Steam, con City From Naught che porta al debutto un factory builder post-apocalittico costruito attorno a produzione automatizzata, esplorazione e gestione di un esercito di automi. Il progetto era stato presentato nelle scorse settimane con un approfondimento sulle fabbriche volanti e sul particolare sistema di comandi in linguaggio naturale.
La ricostruzione parte dall’estrazione di minerali e cristalli, che devono essere raffinati e trasformati in componenti sempre più complessi attraverso linee produttive ramificate e reti energetiche in continua espansione. Fabbriche, magazzini e rotte logistiche possono essere collegate tra loro, mentre i progetti permettono di duplicare rapidamente configurazioni già collaudate. Anche gli automi clonati conservano i compiti assegnati, riducendo il lavoro necessario quando una piccola installazione comincia a trasformarsi in una vera infrastruttura industriale.
Gli automi eseguono ordini scritti in linguaggio naturale
La particolarità di Brave New Wonders è l’assenza dei tradizionali nastri trasportatori come elemento centrale dell’automazione. Sono invece gli automi a movimentare risorse e materiali, seguendo istruzioni scritte direttamente dal giocatore senza richiedere la conoscenza di un linguaggio di programmazione. Si può partire da comportamenti semplici, come ordinare a una macchina di muoversi tra più punti in sequenza, fino a impostare condizioni nelle quali un determinato segnale attiva automaticamente raccolta, trasporto o consegna di specifiche risorse.
Edifici e impianti possono infatti trasmettere segnali colorati e reagire gli uni agli altri, permettendo di costruire sistemi coordinati su scala sempre più ampia. È una strada differente rispetto a factory builder più tradizionali e anche a esperimenti come Fractal Foundry, che concentra invece l’automazione sulla costruzione ricorsiva di strutture sempre più complesse. Qui il problema non è soltanto progettare una linea efficiente, ma spiegare con precisione alle macchine come devono mantenerla in funzione.
Una fabbrica volante tra le rovine della vecchia umanità
L’espansione produttiva serve anche ad aprire nuove regioni di un mondo che ha ormai dimenticato la civiltà precedente. Nei panni di un Pioneer bisogna addentrarsi tra rovine ancora sorvegliate da macchine ostili, utilizzare torrette per difendere le proprie installazioni, demolire ostacoli con la dinamite e recuperare reliquie capaci di fornire nuovi strumenti. L’esplorazione alimenta così sia la crescita industriale sia il mistero centrale: capire cosa abbia provocato il collasso dell’umanità migliaia di anni prima.
Uno dei traguardi più importanti è lo Sky Pillar, tecnologia che permette di costruire la prima Wonder: una gigantesca aeronave che funziona come una flotta di fabbriche sospesa nel cielo. La base può così spostarsi tra isole e continenti caratterizzati da biomi, materiali e scoperte differenti, evitando che l’espansione costringa ogni volta a ricominciare da zero. Brave New Wonders porta quindi l’automazione oltre i confini della singola fabbrica: la produzione diventa uno strumento per attraversare il pianeta, mentre un esercito di macchine riceve il compito piuttosto ambizioso di ricostruire ciò che resta del mondo.


