Dopo Call of the Sea, Out of the Blue torna a esplorare l’ignoto con Call of the Elder Gods, sequel narrativo in prima persona che debutterà il 12 maggio 2026 su PC tramite Steam, Nintendo Switch 2, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Il gioco, pubblicato da Kwalee, si presenta come un’avventura puzzle single-player di impianto lovecraftiano, costruita attorno a una forte centralità del racconto e a un impianto di enigmi fondato su osservazione, logica e interazione ambientale.
La nuova storia porta in scena il professor Harry Everhart e la debuttante Evangeline Drayton, impegnati in una ricerca che attraversa il New England, il deserto australiano, l’Artico e la città antica di Pnakotus. Al centro del viaggio ci sono persone scomparse, dolore personale e verità troppo antiche per essere comprese senza pagarne il prezzo. Non è necessario conoscere il capitolo precedente per seguire la vicenda, anche se chi ha già giocato Call of the Sea troverà legami più profondi, rimandi e fili narrativi destinati a riemergere lungo il cammino.
Due protagonisti per attraversare spazio, tempo e follia
Uno degli elementi più interessanti di Call of the Elder Gods è la struttura a doppio personaggio. Harry ed Evangeline non condividono soltanto il peso dell’indagine, ma diventano anche la chiave per affrontare enigmi complessi e articolati, che richiedono di osservare gli ambienti, collegare indizi e ragionare su più livelli. L’impianto sembra voler mantenere la vocazione contemplativa del predecessore, ma con una stratificazione maggiore e una dimensione narrativa più cupa, apertamente ispirata a “The Shadow Out of Time” di H. P. Lovecraft.
A sostenere questa impostazione ci sono anche opzioni di difficoltà modulabili, con suggerimenti, icone e note del diario attivabili o meno in base alle preferenze del giocatore. È una scelta sensata per un’avventura di questo tipo, perché permette di mantenere intatto il gusto dell’osservazione senza irrigidire troppo l’accesso agli enigmi. L’obiettivo sembra essere quello di lasciare spazio tanto a chi cerca una sfida più asciutta quanto a chi vuole privilegiare il flusso del racconto e dell’esplorazione.
Tra meraviglia visiva e continuità con Call of the Sea
Sul piano atmosferico, Call of the Elder Gods promette un viaggio molto più ampio e ambizioso, con ambientazioni che vanno dalle biblioteche illuminate dal fuoco di una villa del New England alle sabbie rosse dell’outback australiano, fino alle distese gelate e a città impossibili fuori dal tempo. Il tutto è realizzato in Unreal Engine 5 e accompagnato dal ritorno del compositore Eduardo De La Iglesia, già legato al precedente capitolo. Anche la componente attoriale punta a dare spessore alla storia, con un cast che include Yuri Lowenthal e Cissy Jones.
Per Out of the Blue, studio fondato nel 2019 da Tatiana Delgado e Manuel Fernández-Truchaud e già noto anche per American Arcadia, questo seguito sembra rappresentare un passo ulteriore nella costruzione di avventure narrative fondate su ambienti fortemente evocativi e su un senso di scoperta che non rinuncia all’inquietudine. Più che limitarsi a ripetere la formula di Call of the Sea, Call of the Elder Gods sembra volerla espandere verso territori più oscuri, più stratificati e più apertamente cosmici.




