Un gatto con la cravatta, un conglomerato mediatico ossessionato dall’efficienza e una satira dichiarata contro l’automazione più disumana. Cat Secretary, debutto di Good Story Guild, torna a mostrarsi attraverso il suo cast vocale, guidato da Samantha Béart, voce di Karlach in Baldur’s Gate 3. Il gioco è previsto su PC nel corso del 2026 e ha già una demo disponibile tramite Steam, dove viene presentato come un’avventura indipendente tra commedia, esplorazione, simulazione lavorativa e critica al rapporto tra industria creativa e intelligenza artificiale.
La scelta del cast non è un dettaglio secondario, perché Cat Secretary costruisce una parte importante della propria identità proprio sulla presenza di attori umani e su una posizione apertamente contraria all’uso dell’IA generativa nella produzione creativa. Good Story Guild presenta infatti il progetto come interamente realizzato senza intelligenza artificiale, con un team di artisti, sceneggiatori e interpreti chiamato a dare forma a una commedia dal tono morbido solo in apparenza. Sotto texture accoglienti, musica rilassata e un protagonista felino irresistibile, il gioco racconta una compagnia pronta a sostituire i dipendenti con bot alimentati dall’IA.
Un casting nato a PAX East
Il cast vocale è nato anche attraverso una open casting call organizzata durante PAX East, che ha attirato oltre 100 candidati. Tra loro anche Samantha Béart, coinvolta nel progetto dopo essere stata colpita dal trailer e dal carattere “pro-human” dell’iniziativa. Accanto a Béart, il cast include Ciaran Cresswell, Peter Wicks, Kyle Prue, Edwyn Tiong, Gen Moonen, Lawrence Davis, Caitlin Brockell, Maya Bullard, Alexander Lamoureux, Neill Fleming, Kastaclysm, Chris Gebauer, Karim Konfli, Beth Eyre e Carla Lerner Montero, insieme ad altri interpreti.
L’idea di un gioco completamente doppiato rafforza il contrasto tra forma e contenuto. Cat Secretary usa infatti un immaginario tenero e accessibile per affrontare un tema molto concreto: la progressiva sostituzione del lavoro umano con sistemi automatizzati, soprattutto nei settori creativi e dell’intrattenimento. L’ambientazione è la sede di Dox Inc., una corporation mediatica in cui il nuovo assunto non è una giovane promessa del management, ma un randagio in cravatta. Sarà proprio questo improbabile segretario felino a tentare di salvare i colleghi umani e a riportare un po’ di cuore dentro un’azienda ormai guidata da logiche sempre più meccaniche.
Satira aziendale, gatti e critica all’IA
Sul piano narrativo, Cat Secretary lavora su un equilibrio curioso: da un lato c’è la leggerezza di un gioco con un gatto protagonista, mansioni d’ufficio, oggetti da spostare e una quotidianità da workplace comedy; dall’altro c’è una satira abbastanza esplicita del capitalismo tecnologico e della corsa all’automazione. Di giorno il giocatore dovrà mantenere il proprio impiego, sistemare la reception, aiutare i colleghi e svolgere compiti aziendali. Di notte, invece, potrà aggirarsi negli uffici, evitare la sicurezza controllata dall’IA e indagare sui piani nascosti della compagnia.
Il tema risuona in modo particolare nel settore del doppiaggio, dove il dibattito sull’uso di modelli generativi addestrati su voci umane è diventato sempre più centrale. Good Story Guild affronta questo scenario scegliendo la strada della parodia, ma senza rinunciare a una posizione riconoscibile. L’umorismo diventa quindi uno strumento per smontare l’idea di una creatività automatizzata, mentre la presenza di improvvisatori e attori comici permette al gioco di puntare su tempi, sfumature e imprevedibilità che appartengono ancora in modo molto forte al lavoro umano.
La promessa di Cat Secretary non sta soltanto nell’effetto buffo di vedere un gatto scalare le gerarchie aziendali, ma nel modo in cui quel contrasto viene usato per parlare di lavoro, creatività e identità professionale. Good Story Guild sembra voler costruire un’avventura capace di restare accogliente in superficie e pungente nel sottotesto, trasformando il più innocuo degli impiegati in una piccola forma di resistenza. In un momento in cui l’IA è diventata tema industriale, culturale e sindacale, un gioco così dichiaratamente umano sceglie di rispondere con commedia, voci vere e una zampa ben piantata sulla scrivania.






