Dave the Diver – In the Jungle cambia acqua e mette su famiglia

Dave è quel tipo di personaggio che potrebbe partire per comprare un panino e tornare con una civiltà da salvare, tre nuove attività commerciali e un pesce mai visto prima nello zaino. Il bello è che non sembra mai davvero sorpreso. Un po’ sospira, un po’ si adatta, un po’ continua a fare il suo mestiere con la calma di chi ha capito che opporsi al caos è inutile. Dave the Diver – In the Jungle riporta la firma di Mintrocket e amplia l’avventura originale con un DLC disponibile su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam; il nostro viaggio nella giungla è passato dall’edizione PlayStation 5. L’espansione lascia alle spalle il Profondo Blu e trascina Dave verso Utara, un villaggio nella giungla dove l’acqua è dolce, gli abitanti hanno bisogno di favori, Bancho apre un nuovo ristorante e la lista delle cose da fare diventa rapidamente più lunga di un menù degustazione scritto da qualcuno molto ottimista.

La cosa importante è che Dave the Diver – In the Jungle non si limita ad aggiungere una nuova area con altri pesci e due ricette in croce. Mintrocket prova a spostare l’intera routine del gioco originale in un ecosistema diverso, costruito attorno a un lago, a una comunità e a un nuovo locale, il Bancho Grill. Il risultato conserva il cuore della formula, cioè l’alternanza tra esplorazione, raccolta, cucina e gestione, ma lo riorganizza dentro una cornice più sociale. Utara non è soltanto uno sfondo verde con qualche palma strategica: è un luogo da conoscere, dove aiutare gli abitanti, costruire rapporti e trasformare quei legami in nuove opportunità.

Utara ha sempre qualcosa da chiedere

Il villaggio funziona perché cambia il rapporto con il tempo e con le priorità. Dave può immergersi nel lago d’acqua dolce, raccogliere risorse, completare incarichi, partecipare ad attività secondarie e rafforzare il legame con gli abitanti. Ogni giornata diventa una piccola agenda tropicale, e come spesso accade in Dave the Diver, la sensazione è quella di aver programmato due cose e di ritrovarsi, dopo dieci minuti, con sei responsabilità nuove e Bancho che probabilmente sta già affilando un coltello per motivi professionali.

Il lago è una buona variazione rispetto al Profondo Blu. Cambiano le creature, gli ingredienti, le minacce e il tipo di atmosfera. La giungla porta con sé un senso di scoperta diverso, meno marino e più comunitario, dove l’esplorazione non serve solo a rifornire il ristorante, ma anche a far crescere il rapporto con Utara. Il gioco mantiene quella sua natura da scatola piena di sorprese, in cui ogni personaggio sembra nascondere una richiesta, un minigioco o un problema che finirà inevitabilmente sulle spalle di Dave. Povero Dave, santo protettore dei lavoretti non richiesti.

La scrittura resta leggera e simpatica, con il solito gusto per situazioni assurde trattate come se fossero normale amministrazione. Il protagonista continua a essere una figura perfetta perché non sovrasta mai il mondo intorno a lui: ci entra, lo ascolta, si lascia trascinare e poi, in qualche modo, cucina qualcosa. Gli abitanti di Utara non sono semplici distributori di missioni, ma piccole presenze che danno identità alla nuova ambientazione e rendono più concreto il senso di appartenenza al villaggio.

Bancho Grill, ovvero il servizio si complica

La grande novità gestionale è Bancho Grill, il nuovo ristorante di Utara. Rispetto al Bancho Sushi, qui il servizio si muove in spazi più liberi, con Dave chiamato a spostarsi tra più aree invece che lungo una sola linea orizzontale. Sembra una modifica minima, invece cambia parecchio il ritmo del turno serale. Bisogna leggere meglio la sala, raggiungere i clienti, organizzare i movimenti e mantenere quella velocità operativa che nel gioco originale trasformava ogni serata in una danza culinaria sull’orlo della crisi.

La connessione tra villaggio e ristorante è una delle idee più riuscite del DLC. Aiutare gli abitanti non serve solo ad accumulare ricompense, ma contribuisce anche a portarli al Bancho Grill come clienti. Si crea così un ciclo molto gradevole: esplorazione, relazione, ingredienti, cucina, fiducia, nuovi incarichi. Il gioco riesce a far sembrare tutto parte dello stesso ecosistema, e questa è una qualità non banale per un’espansione così piena di sistemi.

Il rovescio della medaglia è una certa tendenza all’affollamento. Dave the Diver – In the Jungle aggiunge tanto: nuove immersioni, nuovi materiali, attività nel villaggio, gestione del Grill, minigiochi, richieste degli abitanti e persino una componente ruolistica a turni. Quasi tutto è piacevole, però non sempre tutto ha il tempo di respirare. A tratti il DLC sembra un cameriere generosissimo che continua a portare piatti anche quando il tavolo è già pieno. Si ringrazia, certo, ma ogni tanto verrebbe da chiedergli una pausa.

Il lago, i dungeon e il buffet delle idee

L’aggiunta più inattesa è la componente da gioco di ruolo a turni, con dungeon, boss, effetti di stato e progressione. È una deviazione curiosa, più competente di quanto si potrebbe pensare, e conferma la voglia di Mintrocket di non fermarsi mai alla soluzione più prevedibile. Non ha la profondità di un RPG autonomo, ma funziona come variazione del ritmo e dà al DLC una dimensione ancora più avventurosa. Alcuni giocatori la ameranno proprio perché rompe la routine; altri potrebbero sentirla come una parentesi che rallenta il piacere più diretto di immersione e ristorante.

Il Jungle Gun aggiunge un’altra novità interessante. L’arma può trasformarsi in diverse configurazioni, dalla rete al fucile, dal cecchino a soluzioni più classiche, permettendo di adattarsi meglio alle situazioni. Insieme alla nuova impostazione più libera e isometrica dell’esplorazione, contribuisce a dare al DLC una personalità distinta rispetto al gioco base. Non tutto è perfettamente rifinito: in alcune sezioni lo schermo può risultare un po’ carico, e certi elementi interattivi non spiccano sempre con la chiarezza desiderata. Però il senso di scoperta resta alto, e la varietà regge bene il viaggio.

Visivamente, Dave the Diver – In the Jungle mantiene il fascino della serie. Pixel art vivace, animazioni buffe, scenette sopra le righe e colori pieni danno a Utara un’identità immediata. La colonna sonora si adatta bene al nuovo contesto, più rilassato e tropicale, mentre le cinematiche continuano a trasformare momenti quotidiani in piccole esplosioni di teatralità. È un’espansione che vuole divertire, sorprendere, far sorridere e tenere occupati, possibilmente tutto insieme e senza chiedere il permesso.

Alla fine, il DLC convince proprio perché non ha paura di esagerare. Dave the Diver – In the Jungle poteva accontentarsi di essere una piacevole appendice del gioco originale; invece prova a diventare un nuovo capitolo, quasi una stagione alternativa. Non tutte le idee hanno lo stesso peso e qualche attività avrebbe meritato più ordine, ma la generosità del pacchetto è evidente. Utara funziona, Bancho Grill dà nuova energia alla gestione, il lago cambia il sapore dell’esplorazione e Dave resta uno dei personaggi più adorabilmente sfruttati del videogioco contemporaneo. Un uomo solo, mille incarichi, e qualcuno che probabilmente gli chiederà ancora una mano prima di cena.

Dave the Diver - In the Jungle
In sintesi:
Dave the Diver - In the Jungle è un DLC ricco, colorato e molto generoso, capace di spostare la formula originale in un contesto nuovo senza perderne il fascino. Utara, il Bancho Grill e il lago d’acqua dolce danno identità all’espansione, mentre le tante attività secondarie confermano la voglia di Mintrocket di sorprendere continuamente. Non tutto è perfettamente ordinato: alcune idee competono tra loro e la componente ruolistica può spezzare il ritmo per chi amava soprattutto il ciclo immersione-ristorante. Resta però un contenuto consigliato ai fan di Dave the Diver, pieno di cose da fare, personaggi da conoscere e nuove abitudini da costruire.
89

Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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