La fiducia, nei giochi cooperativi, è di solito la prima risorsa su cui fare affidamento. Doomed Crew sceglie invece di trasformarla nel suo punto più fragile. Il nuovo horror multiplayer di Tripped Ink Games ha lanciato la propria demo su PC tramite Steam, mostrando una formula da 1 a 4 giocatori che intreccia missioni letali, aree piene di insidie e creature capaci di assumere l’aspetto dei membri della squadra. La versione completa è attesa per l’inizio di dicembre 2026.
L’idea del gioco è semplice da capire e piuttosto efficace nella sua crudeltà: costringere un gruppo a collaborare mentre ogni riferimento abituale viene progressivamente sabotato. Non basta orientarsi, reagire in fretta o restare uniti, perché anche ciò che sembra familiare può trasformarsi in una trappola. A incorniciare il tutto c’è una premessa narrativa cupa, che affida il ruolo dei protagonisti a detenuti nel braccio della morte obbligati a lavorare per una corporazione spietata, interessata alla produttività molto più che alla loro sopravvivenza.
Quando il gruppo diventa il primo motivo di sospetto
Il nucleo più interessante di Doomed Crew risiede naturalmente nei nemici che imitano i compagni di squadra. In un horror cooperativo, dove il colpo d’occhio e il riconoscimento immediato degli alleati sono parte integrante della sopravvivenza, questa scelta altera una delle convenzioni più solide del genere. Ogni incontro diventa così un piccolo test di fiducia, e il rischio non è più soltanto quello di essere sopraffatti da una minaccia esterna, ma anche di leggere male una presenza, seguire la persona sbagliata o imboccare un’uscita che conduce al disastro.
A questa tensione si aggiungono pericoli ambientali e obiettivi da completare in zone ostili, con una struttura che punta a rendere ogni spedizione diversa dalla precedente. Le location randomizzate, i modificatori, i tre livelli di difficoltà e un set di missioni multiple suggeriscono infatti una forte inclinazione alla rigiocabilità. Il progetto sembra voler costruire la paura non su un copione rigido, ma sulla ripetizione instabile di situazioni sempre abbastanza familiari da essere leggibili e abbastanza variabili da restare imprevedibili.
Progressione, loadout e caos da sopravvivenza aziendale
Accanto all’idea forte del mimetismo, Tripped Ink Games prova a dare al gioco anche una struttura più solida sul piano sistemico. Doomed Crew include selezione del loadout, potenziamenti, sblocchi a tier e una progressione che dovrebbe accompagnare il gruppo partita dopo partita. È un’impostazione che guarda ai moderni co-op horror a sessioni, ma cerca di differenziarsi affidando buona parte della pressione non soltanto ai mostri, bensì al dubbio continuo e alla necessità di valutare ogni rischio con freddezza.
La demo disponibile ora serve soprattutto a verificare quanto questo equilibrio riesca davvero a reggere oltre l’impatto iniziale del concept. La premessa, comunque, è abbastanza riconoscibile da ritagliarsi uno spazio nel filone: invece di affidarsi soltanto a jumpscare o caos generalizzato, Doomed Crew punta a logorare il gruppo dall’interno, insinuando il sospetto là dove normalmente dovrebbe esserci coordinazione. Ed è proprio in questa crepa, tra collaborazione e paranoia, che il gioco sembra aver trovato la propria identità più convincente.




