#DRIVE Rally torna sulla strada dell’arcade

Il rally è una disciplina meravigliosa perché permette di fare cose che nella vita reale porterebbero a una multa, una telefonata imbarazzante all’assicurazione e probabilmente un meccanico molto triste. Nei videogiochi, invece, una derapata su sterrato può diventare poesia, purché il gioco sappia trovare il giusto equilibrio tra controllo e incoscienza. #DRIVE Rally, sviluppato e pubblicato in digitale da Pixel Perfect Dude, sceglie proprio questa strada: niente simulazione spietata, niente manuali da ingegnere prima di partire, ma un rally arcade accessibile, colorato e pieno di auto che sembrano uscite da un catalogo parallelo dell’immaginario motoristico. PM Studios cura la pubblicazione su console, mentre Meridiem Games firma e distribuisce in Europa l’edizione fisica per PlayStation 5 e Nintendo Switch. Abbiamo giocato la versione PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC tramite Steam.

L’idea è chiara fin dai primi minuti: riportare il rally a una dimensione più immediata, fatta di curve sporche, percorsi leggibili e quella sensazione molto sana di poter salvare una traiettoria solo perché il pollice ha deciso di crederci fino in fondo. #DRIVE Rally non usa licenze ufficiali, ma gioca con vetture fittizie, nomi buffi e ambientazioni che richiamano un passato arcade senza trasformarsi in museo. Dry Crumbs, Holzberg e Revontuli non vogliono sembrare località reali fotografate con severità documentaristica; preferiscono essere scenari espressivi, rapidi da leggere e piacevoli da attraversare. È un gioco che non chiede di diventare piloti professionisti, ma di capire quando mollare l’acceleratore, quando buttare l’auto di traverso e quando smettere di fingere che quel muretto sia comparso all’improvviso.

#DRIVE Rally torna sulla strada dell’arcade

La derapata come stile di vita

Il modello di guida è il pezzo migliore del cofano. #DRIVE Rally si lascia prendere in mano subito, ma non per questo diventa banale. Le auto rispondono con prontezza, il passaggio tra superfici diverse si percepisce senza diventare punitivo e ogni tracciato spinge a migliorare poco alla volta. Lo sterrato invita a lasciar scorrere la vettura, la neve obbliga a pensare con qualche metro d’anticipo, le curve più strette premiano chi entra pulito e non chi arriva come un carrello della spesa impazzito. Il gioco non pretende una fedeltà simulativa assoluta, e fa bene: il suo obiettivo è far divertire, costruendo un rapporto diretto tra traiettoria, velocità e ritmo.

Quando le cose funzionano, il piacere è immediato. Si sbaglia una curva, si capisce perché, si riparte con l’idea molto ottimista di poter fare meglio e, spesso, ci si riesce davvero. Questa progressione quasi istintiva dà alle gare un buon passo, soprattutto nelle prime ore, quando nuove classi, auto e ambientazioni continuano ad arrivare con regolarità. La struttura dei campionati è semplice, forse fin troppo lineare, ma sostiene bene il cuore dell’esperienza. #DRIVE Rally rende piacevole guidare, e in un gioco di corse non è esattamente un dettaglio secondario, anche se a volte il resto del pacchetto sembra guardare il volante e dirgli: “vai avanti tu, che io ti raggiungo dopo”.

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Auto finte, carattere vero

Il parco vetture lavora bene sull’evocazione. Das Holzwagen, The Doggo, The Bobond e le altre auto non sono cloni con il nome cambiato a caso, ma caricature affettuose di un certo immaginario automobilistico. Hanno forme riconoscibili, personalità visiva e abbastanza varianti da spingere a provarle, modificarle e vestirle con livree discutibili ma sinceramente nostre. La personalizzazione di carrozzeria, colori, decalcomanie e dettagli estetici aggiunge un buon senso di appartenenza: non cambia il destino dell’umanità, però dà quella soddisfazione molto infantile e molto necessaria di dire “questa macchina orrenda l’ho fatta io, e ne vado fiero”.

Il copilota dovrebbe essere il nostro migliore amico, quello che ci guida verso la gloria mentre noi fingiamo di avere tutto sotto controllo. In #DRIVE Rally, però, il rapporto è più complicato. L’idea di dargli personalità, commenti e un ruolo più vivace è buona, perché rende le gare meno fredde e più riconoscibili, anche grazie a un parlato inglese che prova a dare carattere alla corsa. Il problema è che le indicazioni non sempre arrivano con la chiarezza e il tempismo necessari. A volte una battuta funziona, altre volte arriva proprio quando servirebbe sapere se la prossima curva vuole delicatezza o un testamento. Il risultato è simpatico ma irregolare: il copilota aggiunge colore, però in alcuni momenti sembra più interessato a fare presenza scenica che a impedire l’ennesimo incontro ravvicinato con la vegetazione.

#DRIVE Rally torna sulla strada dell’arcade

Low-poly, fango e qualche sasso di troppo

La direzione artistica è una delle scelte più riuscite. #DRIVE Rally usa uno stile low-poly luminoso, pulito e molto leggibile, evitando sia il realismo grigio da simulazione severissima sia il rétro buttato lì come adesivo sul paraurti. Gli scenari sono colorati, immediati, facili da interpretare anche ad alta velocità, e le diverse inquadrature permettono di scegliere quanto spettacolo sacrificare in nome della precisione. Anche l’audio fa il suo lavoro, tra motori convincenti e una colonna sonora energica, pur con qualche ripetizione nelle sessioni più lunghe. Su PlayStation 5 l’esperienza si mantiene stabile e fluida, senza problemi tecnici capaci di rovinare il ritmo delle corse.

Meno convincenti sono alcune attività laterali. La modalità Free Roam offre spazi più ampi, segreti e collezionabili, ma spesso dà la sensazione di attraversare ambienti belli da vedere più che davvero interessanti da esplorare. Le classifiche online, le ghost race e il multiplayer locale aggiungono sostanza, ma non trasformano la progressione in qualcosa di particolarmente profondo. Manca anche un po’ di spettacolo rally puro: salti più marcati, momenti più imprevedibili, situazioni capaci di far urlare “non so come sono ancora vivo” davanti allo schermo. #DRIVE Rally preferisce restare ordinato e leggibile, scelta comprensibile, ma ogni tanto avrebbe giovato qualche scossone in più.

Tirando le somme, #DRIVE Rally è un gioco che sa molto bene dove vuole mettere le ruote. Non ha la profondità di una simulazione, non ha una carriera memorabile e non tutte le sue idee laterali arrivano al traguardo con lo stesso passo, ma il cuore arcade funziona. La guida diverte, l’identità visiva è forte, le auto hanno carattere e l’accessibilità non cancella del tutto la soddisfazione del miglioramento. È consigliato a chi cerca un rally immediato, allegro, sporco quanto basta e privo di quella severità tecnica che a volte trasforma una gara in una riunione condominiale con il cronometro. Non è il campione assoluto della categoria, ma quando prende la curva giusta lo fa con un gran bel sorriso stampato sul muso.

#DRIVE Rally torna sulla strada dell’arcade
#DRIVE Rally
In sintesi:
#DRIVE Rally è un rally arcade colorato, accessibile e piacevole da guidare, capace di puntare tutto su derapate immediate, tracciati leggibili e auto fittizie piene di personalità. Il modello di guida è il suo punto di forza, perché permette di divertirsi subito ma lascia comunque spazio al miglioramento, mentre la direzione artistica low-poly dà al gioco un’identità riconoscibile. Restano alcuni limiti: il copilota non è sempre preciso, la progressione è piuttosto semplice e le attività secondarie non hanno abbastanza sostanza per sostenere a lungo l’esperienza. Nel complesso, però, è una proposta riuscita per chi cerca corse rapide, leggere e dal buon carattere arcade.
70

Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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