Quando i robot prendono il posto degli esseri umani al lavoro, la promessa di una vita più comoda può trasformarsi in qualcosa di parecchio meno rassicurante: restare chiusi in casa, guardare la TV per ricevere uno stipendio e usare quei soldi per pagare i servizi necessari a sopravvivere. È da questa idea scomoda, quasi grottesca nella sua semplicità, che nasce Dystopicon, life sim gestionale e satirico dello studio spagnolo Palitroque, in arrivo il 27 luglio 2026 su PC tramite Steam.
Il gioco mette il giocatore nei panni di un cittadino di Classe 2 in un mondo retrofuturistico dove il lavoro umano è stato sostituito dalle macchine e il governo assegna una stanza, un incarico e una routine apparentemente facile da seguire. Il compito è guardare la televisione per guadagnare, acquistare ciò che serve, rimanere intrattenuti e capire fino a che punto valga la pena restare un cittadino modello. La domanda, naturalmente, è meno innocente di quanto sembri: obbedire può garantire sicurezza, ma la curiosità, la ribellione e il desiderio di scoprire cosa esista oltre le quattro mura di casa hanno sempre un costo.
Una distopia domestica a colpi di telecomando
Dystopicon costruisce la sua satira su un paradosso molto diretto: il tempo passato davanti allo schermo diventa lavoro, reddito e forma di controllo. Il giocatore deve gestire le proprie giornate acquistando servizi, reagendo alle informazioni ricevute e adattandosi a scenari che introducono nuove regole e situazioni. La struttura da gestione del tempo si mescola così a una lettura più amara della dipendenza dagli schermi, della burocrazia e dei sistemi sociali che premiano l’obbedienza finché nessuno prova a fare troppe domande.
La modalità storia si sviluppa attraverso sei scenari, compreso uno segreto, e segue il possibile percorso del protagonista da cittadino di seconda classe fino a esiti molto diversi tra loro. Si può diventare un membro del Partito, finire in un campo di rieducazione, rispettare le istruzioni alla lettera oppure tentare di ingannare il sistema. Ogni scenario rivela nuove informazioni sul mondo di gioco e obbliga a rivedere la propria strategia, perché in Dystopicon la sopravvivenza non dipende soltanto dalle risorse, ma anche dal modo in cui si decide di interpretare il proprio ruolo dentro una società che osserva, premia e punisce.
Quattordici finali e una satira nata da un prototipo
Il gioco include 14 finali possibili, legati alle scelte compiute nel corso della partita. Restare obbedienti, diventare ribelli, collaborare con la macchina burocratica o spingersi verso azioni più estreme sono possibilità che possono cambiare in modo netto il percorso. Accanto alla storia principale trova spazio anche una Challenge Mode, più essenziale e concentrata sull’obiettivo di accumulare abbastanza denaro per lasciare la stanza, senza notizie quotidiane o distrazioni: solo il giocatore, la routine e quella sensazione poco piacevole di essere intrappolati in un sistema che ha già previsto quasi tutto.
Il progetto nasce da un prototipo realizzato nel 2018 da Juan Felipe Molina, game director e lead developer, poi ripreso in vista di una pubblicazione commerciale. L’ispirazione arriva dalla passione per le grandi distopie e da idee legate al rapporto tra denaro, tecnologia domestica e intrattenimento, con un nucleo meccanico fondato sul guardare la TV per guadagnare e spendere per continuare a vivere. Alla versione finale hanno contribuito anche Xenia Almela, responsabile di una nuova identità visiva in 3D, e Mario Alba, autore di molti contenuti illustrati. Dystopicon punta così su un umorismo cupo e controllato, usando la forma del life sim per raccontare un futuro in cui la libertà non sparisce con un’esplosione, ma con un abbonamento, un servizio da pagare e un programma televisivo da non perdere.






