Elementallis, otto templi e nessun rimborso

Ogni avventuriero sogna il grande viaggio: un mantello al vento, un’arma dignitosa, qualche rovina antica da visitare e possibilmente una profezia che lo riguardi in modo lusinghiero. Poi arriva la realtà, che in Elementallis assume la forma di un mondo in rovina, elementi fuori controllo, abitanti nervosi e una quantità sospetta di templi pieni di trappole pensati evidentemente da architetti ostili alla serenità altrui. Sviluppato da AnKae Games e pubblicato da Top Hat Studios per PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC attraverso Steam, qui provato su PlayStation 5, il gioco mette in scena un action-adventure top-down che prende molto sul serio la grande tradizione del genere e poi la manda in missione con spada, scudo e fulmini da gestire. Il protagonista parte guidato dal senso di colpa, il che già toglie un po’ di glamour all’impresa eroica, e deve restaurare gli elementi attraversando otto biomi e altrettanti templi, combattendo, risolvendo enigmi e raccogliendo segreti con la tenacia di chi ha capito troppo tardi che “sistemare le cose” è una formula molto elegante per dire “pedala”.

La notizia migliore è che Elementallis prende quasi subito il ritmo giusto. I controlli hanno una buona risposta, il mondo invoglia a deviare dal sentiero principale e la progressione elementale funziona esattamente come dovrebbe: ogni nuovo potere serve a combattere meglio, a leggere diversamente gli ambienti e a tornare in luoghi già visti con quella soddisfazione tipica dell’avventuriero che all’inizio sbatteva contro una parete e ora invece ci passa attraverso con l’aria di chi aveva capito tutto sin dall’inizio. Naturalmente non è vero, ma il gioco è gentile abbastanza da lasciarglielo credere. Il punto è proprio questo: non inventa il mestiere, ma lo svolge con una competenza notevole ogni volta che resta fedele ai suoi fondamenti.

Templi, mostri e quella sana gioia di aprire porte proibite

Il cuore dell’avventura sta nei dungeon, e per fortuna batte bene. I templi di Elementallis sono la parte più convincente del pacchetto: abbastanza vari da non sembrare stanze ripetute con carta da parati diversa, abbastanza leggibili da premiare l’osservazione senza trasformare tutto in una tesi di laurea sulle leve colorate. Gli enigmi lavorano bene con i poteri elementali e quasi sempre trovano un equilibrio felice tra intuizione e applicazione, mentre i boss hanno il buon gusto di chiedere cervello oltre ai riflessi. Non si limitano a stare in fondo alla stanza a fare i prepotenti: vanno capiti, osservati, affrontati con l’elemento giusto e con la dignità di chi finge di non essere stato colpito due secondi prima da una palla di fuoco grande come un armadio.

Anche il combattimento nel suo complesso regge bene. Spada e scudo bastano a dare una base solida, ma sono gli elementi a definire davvero il carattere del sistema. Fuoco, acqua, elettricità e compagnia non sono soltanto chiavi colorate travestite da magia: danno forma agli scontri, aprono scorciatoie mentali, impongono di scegliere come affrontare i nemici e, soprattutto, mantengono viva la sensazione che ogni conquista abbia un peso reale. Quando Elementallis funziona al massimo, l’impressione è quella di un’avventura classica ben alimentata: esplorazione, combattimento e puzzle sembrano parti dello stesso organismo invece che attività distribuite a turno per contratto.

L’avventuriero, però, resta spesso al verde

Poi, come in ogni spedizione rispettabile, arriva il momento in cui il vero mostro non è il guardiano del tempio ma il bilancio di fine mese. L’economia di Elementallis è uno dei suoi punti più deboli, e lo si avverte soprattutto a metà partita. Per parecchie ore il gioco riesce nell’impresa quasi artistica di far sentire il protagonista povero in un mondo pieno di cose utili da comprare. I materiali si trovano, le possibilità di upgrade pure, le pozioni farebbero molto comodo, ma il denaro arriva con l’entusiasmo di un impiegato il lunedì mattina. Il risultato è una specie di avventura eroica col salvadanaio triste: si salvano elementi cosmici, si sconfiggono boss antichi, poi si arriva al negozio e si scopre che per la cura completa o il potenziamento decente servirebbe un secondo lavoro.

La situazione migliora, ma lo fa con una goffaggine quasi comica, perché nel tratto finale il gioco comincia a distribuire monete con la generosità tardiva di un parente che si ricorda del compleanno una settimana dopo. Così il viaggio passa da “non posso permettermi nulla” a “bene, ora posso comprare metà del continente ma ho già quasi finito”. Non è un difetto devastante, però si sente. E si sentono anche altre piccole scomodità di contorno: il fast travel esiste ma va prima scoperto in punti spesso decentrati, i marker della mappa sono limitati come se piazzare un segnalino fosse un privilegio aristocratico, e alcune gemme potenzianti richiedono una gestione da inventario un po’ troppo presente per un gioco che dà il meglio di sé quando lascia combattere e muovere senza pensieri amministrativi.

Quando il classico diverte, anche borbottando

C’è poi un altro merito da riconoscere a Elementallis: il mondo, semplicemente, si lascia attraversare volentieri. I biomi cambiano abbastanza da evitare l’effetto gita scolastica sempre nello stesso bosco, la pixel art ha un gusto pulito e leggibile, e il colpo d’occhio generale, pur dichiarando senza pudore le proprie ascendenze illustri, conserva una sua grazia. Non abbaglia con trovate tecniche miracolose, ma costruisce ambienti abbastanza distinti da dare al viaggio un ritmo visivo costante. Su PlayStation 5 anche l’esperienza pratica si lascia apprezzare: i caricamenti sono rapidi, i comandi rispondono bene e il combattimento mantiene quella prontezza necessaria a un’avventura fatta di colpi, schivate, ritorni sui propri passi e improvvise epifanie del tipo “ah, quindi questa porta serviva a questo”.

Gli attriti, però, restano e si manifestano soprattutto quando il gioco esce dal tempio e pretende di organizzare la vita del viaggiatore. Il fast travel va meritato con una pazienza quasi monastica, i marker della mappa vengono distribuiti come se fossero reliquie rare, la gestione delle gemme è più laboriosa del necessario e alcuni dettagli ambientali non comunicano sempre con la chiarezza che ci si aspetterebbe. Sono quelle piccole seccature che non rovinano la spedizione, ma costringono ogni tanto a fermarsi, grattarsi l’elmo e domandarsi perché mai un eroe incaricato di rimettere in ordine gli elementi cosmici debba perdere tanto tempo a discutere con il proprio inventario. Eppure il nucleo dell’avventura è abbastanza solido da vincere spesso la partita: si entra in un nuovo tempio con curiosità, si esce con un potere in più e torna subito la voglia di vedere quali segreti, scorciatoie o passaggi prima negati si lasceranno finalmente espugnare. In un gioco del genere, questa voglia di ripartire conta più di molte finezze.

Elementallis, otto templi e nessun rimborso
Elementallis
In sintesi:
Elementallis è un’avventura ampia e generosa, con dungeon ben costruiti, combattimenti piacevoli e una progressione che invoglia davvero a continuare l’esplorazione. I suoi problemi di economia, alcune soluzioni logistiche poco comode e qualche sbavatura di rifinitura si fanno notare, ma non compromettono un viaggio che, tra templi, poteri elementali e segreti da scoprire, sa restare divertente e costante per molte ore.
70

Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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