L’incubo di Evil Inside VR ha finalmente una data precisa. JanduSoft, insieme allo studio spagnolo Bowl of Tentacles, ha annunciato che il gioco debutterà il 7 maggio su PlayStation VR2 e Meta Quest 3, dopo uno sviluppo dedicato a ripensare l’esperienza originale in funzione della realtà virtuale. Il progetto non viene presentato come una semplice conversione, ma come una rilettura costruita appositamente per l’immersione del visore.
Alla base resta il nucleo horror di Evil Inside, ma questa nuova edizione insiste su una presenza più fisica e ravvicinata della paura. JanduSoft descrive infatti la versione VR come una ricostruzione completa della storia originale, con cambiamenti significativi al gameplay, all’illuminazione, al sonoro e al design degli enigmi, così da trasformare il modo in cui si vive l’incubo di Mark. La premessa narrativa rimane quella del protagonista che, dopo la morte della madre e l’arresto del padre, tenta di contattarla attraverso una tavola Ouija, aprendo la porta a una spirale psicologica sempre più opprimente.
Una reinterpretazione pensata per stare dentro la casa
Il punto su cui insiste maggiormente l’annuncio è la natura stessa dell’adattamento. Evil Inside VR non vuole limitarsi a riproporre l’originale con il supporto ai visori, ma prova a riorganizzare l’esperienza perché funzioni davvero in uno spazio immersivo. Il team parla di un sistema audio completamente rivisto, di un’illuminazione ripensata per mantenere una tensione costante e di controlli ricostruiti attorno alle esigenze della realtà virtuale. Anche narrativa ed enigmi sono stati ritoccati, segnale che la priorità non è la fedeltà meccanica al gioco di partenza, ma la capacità di far percepire al giocatore la sensazione di essere intrappolato dentro quella casa.
Questo approccio sembra coerente con il tipo di orrore che la serie prova a evocare. Non si tratta tanto di un’esperienza fondata sull’azione, quanto su atmosfera, disagio e sequenze costruite per destabilizzare. I materiali promozionali parlano apertamente di tensione psicologica intensa, di situazioni sempre nuove e di un uso di luce e suono pensato per alimentare inquietudine continua. Portata in VR, una struttura simile può acquistare un peso diverso, perché lo spazio domestico e gli elementi disturbanti smettono di essere soltanto osservati e diventano qualcosa da abitare in prima persona.
Un ritorno che rilancia l’horror di JanduSoft in chiave immersiva
Il debutto del 7 maggio colloca Evil Inside VR in una fase in cui PlayStation VR2 e Meta Quest 3 continuano a cercare nuove esperienze horror capaci di distinguersi attraverso l’atmosfera più che con la spettacolarità. In questo contesto, la scelta di ricostruire un titolo esistente invece di limitarsi a trasporlo potrebbe rivelarsi la mossa più interessante del progetto. La promessa non è quella di una semplice versione “da visore”, ma di un’esperienza più profonda e terrificante rispetto all’originale, costruita proprio sulla diversa prossimità che la VR impone.
Per JanduSoft e Bowl of Tentacles, Evil Inside VR sembra quindi rappresentare un tentativo preciso: prendere un horror psicologico già noto e farlo rinascere in una forma più invasiva, dove ogni dettaglio sonoro, ogni cambio di luce e ogni presenza fuori posto acquistano un impatto immediato. Resta da vedere se questa reinterpretazione riuscirà a conservare la tensione dell’opera di partenza amplificandola davvero attraverso la VR, ma l’obiettivo appare chiaro: non assistere al nightmare di Mark, bensì entrarci dentro.




