Una passione per anime e manga trasformata in una quantità di ordini talmente enorme da portare all’intervento della polizia. Una donna di 32 anni residente nel quartiere Kita di Osaka è stata arrestata il 4 agosto con l’accusa di ostruzione fraudolenta dell’attività commerciale dopo aver effettuato, nell’arco di circa due anni, acquisti per oltre 4,3 miliardi di yen sul Jump Character Store di Shueisha senza poi pagarli o ritirarli. Una cifra equivalente a decine di milioni di euro, accumulata attraverso centinaia di account differenti.
La donna, Mayu Yoshida, lavoratrice nel settore della ristorazione, avrebbe iniziato questa pratica intorno all’ottobre 2023, concentrandosi su figure, portachiavi e altri articoli legati alle proprietà manga e anime distribuite attraverso il negozio ufficiale di Shueisha. Il caso porta all’estremo quella cultura del merchandising dedicato agli appassionati di anime e manga che in Giappone alimenta un mercato enorme di prodotti da collezione, edizioni limitate e articoli spesso destinati a esaurirsi rapidamente.
238 account per continuare a effettuare ordini
Il sistema utilizzato sfruttava principalmente il pagamento anticipato presso i convenience store, una modalità molto diffusa in Giappone che consente di prenotare online un prodotto e saldare successivamente l’importo in uno dei numerosi minimarket convenzionati. Il venditore procede con la spedizione soltanto dopo aver ricevuto il pagamento e, trascorso un determinato periodo senza che questo venga effettuato, l’ordine viene automaticamente annullato. Tra il 2024 e il 2025 Yoshida avrebbe utilizzato questa procedura per effettuare ordinazioni dal valore complessivo superiore ai 4,3 miliardi di yen, lasciandole sistematicamente scadere.
In altri casi avrebbe invece selezionato il pagamento alla consegna, rifiutando però il pacco una volta arrivato a destinazione. Per aggirare i sistemi con cui un grande negozio online può individuare clienti responsabili di ripetuti annullamenti, la donna avrebbe creato ben 238 account diversi, passando da uno all’altro. Il Jump Character Store è legato all’universo editoriale di Shueisha e delle sue celebri pubblicazioni, tra le quali Weekly Shōnen Jump, rivista che ha ospitato anche opere come Hunter x Hunter.
Shueisha avrebbe sostenuto 7,5 milioni di yen di spese
L’assenza di un pagamento non significa però che l’operazione fosse priva di conseguenze economiche. Nel caso dei pacchi spediti con pagamento alla consegna e successivamente rifiutati, Shueisha avrebbe dovuto sostenere sia i costi della spedizione iniziale sia quelli legati alla restituzione e alla successiva gestione della merce. Secondo quanto emerso dall’indagine, queste sole spese avrebbero raggiunto complessivamente circa 7,5 milioni di yen, senza considerare il lavoro necessario per elaborare gli ordini e ricollocare gli articoli nelle disponibilità del negozio.
Dopo l’arresto, Yoshida avrebbe ammesso i fatti contestati spiegando di non nutrire alcun rancore nei confronti di Shueisha. La donna ha dichiarato di essere stressata dalla vita quotidiana e di provare una sensazione di soddisfazione e sollievo nell’ordinare prodotti prima che andassero esauriti, pur senza avere intenzione di acquistarli realmente. Un dettaglio rende la vicenda ancora più singolare: prima dell’inizio degli ordini seriali, Yoshida era stata una normale cliente pagante del Jump Character Store fin dall’autunno del 2018. Una passione per il collezionismo che, negli anni successivi, avrebbe finito per trasformarsi in un comportamento capace di generare costi concreti e, infine, conseguenze giudiziarie.
Fonti consultate: Anime News Network.

