Il prossimo gioco di Longplay Studios non mette il giocatore davanti a un mondo da esplorare in prima persona, ma a un vecchio desktop aziendale. FD’s Industry Tycoon è un business management sim in arrivo su PC tramite Steam, giocabile sia in solitaria contro l’intelligenza artificiale sia in multiplayer all’interno dello stesso mercato. L’idea è costruire una compagnia partendo dalle materie prime e arrivando fino allo scaffale dei negozi, mentre più di cento aziende rivali controllate dalla IA cercano di fare la stessa cosa, competendo su prezzo, qualità, marchio e acquisizioni.
Il progetto arriva dallo studio sudcoreano autore di Terminus: Zombie Survivors, ma cambia completamente genere. In FD’s Industry Tycoon l’azione è sostituita da catene produttive, trasporti, ricerca, città mondiali e decisioni finanziarie. Il giocatore può aprire fabbriche, magazzini, fattorie e punti vendita, investire in miniere e pozzi petroliferi, spostare merci via mare o su rotaia e decidere se controllare l’intero ciclo industriale o specializzarsi in un solo segmento particolarmente redditizio.
Dal minerale allo scaffale del negozio
La simulazione mette al centro una catena economica completa. Una materia prima può essere estratta in una città, lavorata in un’altra e venduta altrove, sfruttando differenze geografiche, costi, infrastrutture e domanda locale. Il giocatore può costruire un gruppo verticale, capace di possedere ogni passaggio della produzione, oppure limitarsi a una parte del mercato e comprare ciò che gli serve dai fornitori più convenienti. La partita non ruota quindi soltanto attorno alla crescita numerica dell’azienda, ma alla capacità di leggere un’economia in movimento.
La concorrenza è affidata a più di cento aziende gestite dalla IA, ognuna con un proprio modello operativo. Alcune proveranno a diventare giganti integrati, altre punteranno su catene retail snelle, altre ancora si muoveranno tra forniture, distribuzione e acquisizioni. Il mercato non resta fermo: le imprese rivali possono espandersi in nuove città, migliorare prodotti, rafforzare il marchio, abbassare i prezzi o comprare concorrenti più deboli. Il giocatore può rispondere con le stesse armi, investendo nella ricerca per aumentare la qualità, costruendo un brand più forte o entrando nel capitale di un rivale fino a prenderne il controllo.
Un tycoon dentro un finto sistema operativo
La particolarità visiva di FD’s Industry Tycoon è l’interfaccia. Tutto viene gestito attraverso un desktop aziendale in stile anni Novanta, disegnato a mano in pixel art, con finestre, strumenti gestionali, vecchia estetica da ufficio e persino un cane da compagnia chiamato Kkooni. Non è soltanto una scelta nostalgica: il gioco sembra voler trasformare l’amministrazione stessa in spazio ludico, come se ogni rapporto commerciale, mappa logistica o operazione finanziaria fosse un programma aperto su un vecchio computer da scrivania.
Il giocatore potrà scegliere la decade di partenza tra gli anni Ottanta e gli anni Duemila, fino agli anni 2020, modificando così il contesto economico iniziale. Ogni nuova partita riorganizzerà città, rivali ed economia, con l’obiettivo di evitare mercati statici e strategie sempre identiche. La presenza del multiplayer aggiunge un ulteriore livello: più giocatori potranno condividere lo stesso ecosistema commerciale, creando competizione diretta o occupando nicchie differenti dentro una rete industriale comune.
Longplay Studios descrive FD’s Industry Tycoon come un gioco profondo e guidato dai sistemi, vestito con l’aspetto dei software da ufficio di trent’anni fa. È una definizione che inquadra bene il fascino del progetto: sotto la superficie retrò c’è un gestionale che non vuole limitarsi alla costruzione di qualche fabbrica, ma simulare rapporti tra produzione, trasporto, reputazione, prezzi e potere finanziario. In un genere dove spesso il piacere nasce dal vedere una rete funzionare, l’idea di farlo attraverso un desktop fittizio, tra finestre pixelate e aziende rivali sempre attive, dà al gioco un’identità immediata. Il capitalismo industriale, qui, passa da un monitor CRT che lampeggia e da una borsa valori pronta a trasformare un concorrente in una nuova divisione del proprio impero.






