Final Fantasy VII Remake, Hamaguchi rassicura: la terza parte non scenderà a compromessi sulla grafica

Con l’arrivo di Final Fantasy VII Remake Intergrade su Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S, la trilogia remake di Square Enix ha completato la sua trasformazione in un progetto pienamente multipiattaforma. Un passaggio accolto con entusiasmo da una parte consistente della community, ma accompagnato anche da un interrogativo ricorrente: supportare hardware con specifiche differenti potrebbe costringere il team a ridimensionare le ambizioni tecniche del terzo e ultimo capitolo? A dissipare i dubbi è intervenuto direttamente Naoki Hamaguchi, director della serie, che ha affrontato la questione in modo approfondito, spiegando come l’estensione a più piattaforme non comporti alcuna riduzione qualitativa per i sistemi di fascia più alta.

Secondo Hamaguchi, la struttura di sviluppo adottata dal team non prevede un livellamento verso il basso. Il processo creativo e tecnico parte sempre dal massimo standard possibile, per poi adattarsi alle caratteristiche delle singole piattaforme. L’idea che la presenza di hardware meno performante possa trascinare verso il basso l’intero progetto nasce, a suo dire, da un fraintendimento di come oggi vengano costruiti i videogiochi multipiattaforma.

Asset creati al massimo livello, poi ottimizzati

Entrando nel dettaglio tecnico, Hamaguchi ha individuato quattro elementi chiave nello sviluppo cross-platform: CPU, GPU, memoria e supporto di archiviazione. Ogni piattaforma presenta peculiarità differenti, ma questo non implica che il team debba progettare l’esperienza partendo dal limite più basso. Al contrario, gli asset tridimensionali vengono realizzati con il PC di fascia alta come riferimento primario. Texture, modelli e densità poligonale sono concepiti per sfruttare ambienti performanti, mentre console come PlayStation 5 e PlayStation 5 Pro vengono considerate internamente come piattaforme intermedie rispetto all’ecosistema PC.

Solo in una fase successiva interviene il lavoro di “riduzione”, ovvero l’ottimizzazione mirata per adattare contenuti e performance alle specifiche di ciascun hardware. Questo processo non comporta tagli indiscriminati, ma un’attenta calibrazione per preservare l’intenzione artistica e l’impatto visivo. Hamaguchi ha sottolineato come la differenza tra un PC di fascia alta e una console possa tradursi in texture più grandi, maggiore numero di poligoni o una densità superiore di elementi a schermo, ma senza che ciò richieda di riprogettare il gioco al ribasso.

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Team separati e sviluppo del finale in pieno ritmo

Un altro punto cruciale riguarda l’organizzazione interna del team. Hamaguchi ha chiarito che esiste un’unità dedicata esclusivamente al porting, distinta da quella impegnata sul terzo capitolo della trilogia. Questo consente di gestire le conversioni per Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S senza sottrarre risorse allo sviluppo principale. Il director ha ribadito che il capitolo conclusivo è già in uno stato pienamente giocabile e che la produzione procede in linea con le milestone stabilite fin dall’inizio del progetto.

La fase attuale è descritta come un periodo di rifinitura e potenziamento qualitativo, in cui ogni iterazione interna porta a miglioramenti tangibili. Parallelamente, la scelta di ampliare il numero di piattaforme viene vista come un investimento strategico: raggiungere un pubblico più vasto significa aumentare le vendite complessive e reinvestire maggiori risorse nello sviluppo futuro. In questa prospettiva, il multipiattaforma non rappresenta un compromesso, bensì un’opportunità di rafforzare l’intero ecosistema.

In attesa di un aggiornamento ufficiale sul terzo capitolo, la trilogia continua a espandersi: Final Fantasy VII Remake Intergrade è disponibile su PC, PlayStation 5, Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S, mentre Final Fantasy VII Rebirth è giocabile su PC e PlayStation 5, con le versioni per Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S in arrivo.

Fonti consultate: Automaton West.

Gamezilla

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