Forbidden Solitaire arriva il 30 aprile su Steam e GOG tra dungeon horror e CD-ROM maledetti

C’è una parte ben precisa dell’immaginario videoludico anni Novanta che continua a esercitare un fascino tutto particolare: quella fatta di CD-ROM ambigui, interfacce grossolane, video sgranati e giochi che sembrano arrivare da un angolo dimenticato della storia del medium. Forbidden Solitaire nasce esattamente lì e prova a trasformare quel tipo di memoria in un horror vero e proprio. Il gioco debutterà il 30 aprile su PC tramite Steam e GOG, portando con sé una formula che unisce il solitario a un’estetica da lost media e a una progressione costruita come una discesa in un inferno digitale.

La premessa è tanto semplice quanto efficace. Siamo nel 2019 e il protagonista porta a casa da un negozio dell’usato uno strano gioco su CD-ROM del 1995, un titolo che sembra familiare ma che allo stesso tempo non avrebbe mai dovuto esistere. Da quel momento, Forbidden Solitaire si apre come un oggetto maledetto, a metà tra videogioco ritrovato e reperto impossibile, trascinando il giocatore dentro dungeon, morte e immagini che richiamano apertamente la creatività ruvida e disturbante di una certa produzione di metà anni Novanta.

Un solitario che si piega all’horror

Il cuore del progetto sta proprio nella sua ibridazione. Forbidden Solitaire prende una delle forme più classiche e tranquille del gioco di carte e la deforma in qualcosa di molto più sinistro, dove ogni partita diventa parte di una progressione horror fatta di sacrificio, pressione e modificatori sempre più invadenti. Il team dietro a Shadowhand e Regency Solitaire sembra voler usare la familiarità del solitario non come rifugio, ma come trappola, costruendo un’esperienza in cui la logica delle carte resta leggibile mentre tutto il resto scivola in una dimensione più ostile.

A rendere più inquieto questo impianto c’è anche il sistema di upgrade, acquistabili da un occhio che osserva il giocatore dalle pareti. È un dettaglio che chiarisce bene la direzione del gioco: l’interfaccia non è neutra, il mondo non è un semplice contorno e ogni concessione meccanica sembra avere un prezzo simbolico oltre che ludico. In questo senso, Forbidden Solitaire non si limita a usare il tema horror come vernice estetica, ma cerca di farlo entrare nel gesto stesso del giocare, trasformando la partita in una negoziazione continua con qualcosa di maligno.

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Tra FMV, render sporchi e memoria del videogioco perduto

Sul piano visivo e tonale, il progetto sembra puntare molto sulla propria identità. Gli autori parlano di un inferno digitale ispirato agli FMV degli anni Novanta, ai render tridimensionali più ruvidi e a quel linguaggio un po’ sgraziato ma fortemente evocativo che segnava molte produzioni dell’epoca. Il richiamo alla cultura del lost media è evidente: Forbidden Solitaire vuole sembrare un gioco che si è perso nei margini della storia, riemerso troppo tardi e carico di qualcosa che non dovrebbe essere stato risvegliato.

Non è un caso che dietro al progetto ci siano anche i creatori di Home Safety Hotline e Ancient Enemy, titoli che già in modi diversi avevano mostrato interesse per l’atmosfera, per la forma del dispositivo e per il rapporto tra interfaccia e inquietudine. Qui, però, il passo ulteriore sta nella volontà di trasformare l’intero gioco in un falso oggetto maledetto, dove persino i Joker possono alterare radicalmente la partita, talvolta aiutando e talvolta sabotando il percorso. L’ultima promessa, del resto, è anche la più chiara nel definire il tono dell’opera: disinstallare il gioco prima che sia troppo tardi. Se riuscirà a sostenere fino in fondo questa tensione tra nostalgia tecnologica e orrore strisciante, Forbidden Solitaire potrebbe ritagliarsi uno spazio molto particolare tra le uscite più strane e memorabili della stagione.

Gamezilla

Gamezilla è l’incubo di ogni leaderboard, la bestia indomabile delle sale giochi e il boss finale mai battuto. Con una memoria enciclopedica di ogni gioco mai creato – dai classici 8-bit alle esperienze VR di ultima generazione – Gamezilla non solo conosce i segreti di ogni pixel, ma sa anche padroneggiarli alla perfezione. Si racconta che nessun avversario umano sia mai riuscito a superarlo, né nei platform retrò né nei battle royale più frenetici.

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