Con Froggy Hates Snow, il roguelite di sopravvivenza prova a spostarsi in un territorio meno consueto, dove la pressione del freddo e dei nemici convive con un’estetica buffa, quasi tenera, e con una libertà d’approccio che guarda anche a chi preferisce scavare e curiosare senza l’assillo del combattimento. Digital Bandidos e lo sviluppatore solista Crying Brick hanno annunciato che il gioco sarà disponibile dal 7 maggio 2026 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, fissando così il debutto di un progetto che fin dal primo sguardo punta tutto sulla propria personalità.
Il protagonista è una piccola rana costretta a lasciare la sicurezza della propria bolla di calore per addentrarsi in una distesa gelata piena di tesori, pericoli e passaggi nascosti. Da qui prende forma un gioco che costruisce gran parte del proprio fascino sul rapporto con la neve, non trattata come semplice fondale ma come materia viva da scavare, spostare e rimodellare. È proprio questa meccanica a dare a Froggy Hates Snow una fisionomia immediatamente riconoscibile: il terreno non è un ostacolo passivo, ma uno strumento con cui aprire strade, scoprire risorse e ridefinire di continuo il proprio spazio di sopravvivenza.
Scavare, resistere, scegliere quanto rischiare
Il cuore del gioco sembra stare nel modo in cui unisce esplorazione e rischio. Ogni partita permette di scavare tunnel, aprire percorsi e cercare gemme o miglioramenti utili a prolungare la sopravvivenza, ma tutto questo avviene in un ambiente che resta minaccioso e instabile. Il giocatore può tentare di resistere a dieci ondate di creature d’ombra per poi affrontare il boss finale, oppure cercare l’uscita e raccogliere abbastanza chiavi da sbloccarla prima che lo scontro decisivo arrivi. È una struttura che lascia spazio a strategie diverse e che sembra voler premiare tanto l’aggressività quanto la prudenza.
A rendere più ricco questo impianto c’è poi la costruzione della build. Froggy Hates Snow promette equipaggiamenti e strumenti sempre più efficaci, da pale e trapani fino a lanciafiamme, soffiatori da neve, dinamite e bombe a grappolo, in una progressione che trasforma poco alla volta la vulnerabilità iniziale in una forma di controllo più deciso del campo. Anche i dieci personaggi giocabili, tutte rane col cappotto dotate di abilità e stranezze proprie, sembrano pensati per accentuare il carattere cangiante delle run, mentre la presenza di alleati come pinguini, gufi o robot armati aggiunge ulteriore varietà a una formula che vive di adattamento continuo.
Un roguelite che non rinuncia al lato rilassante
L’aspetto forse più curioso del progetto, però, è la convivenza tra tensione e comfort. Da una parte c’è un survival roguelite che chiede di misurare il tempo passato al freddo, di scegliere quanto spingersi avanti e di decidere quando affrontare il pericolo o evitarlo. Dall’altra, Froggy Hates Snow offre anche una Peaceful Mode che elimina del tutto gli scontri con i mostri e trasforma l’esperienza in qualcosa di più contemplativo, costruito attorno allo scavo, alla scoperta e al piacere di ripulire completamente la mappa. In questa configurazione, il gioco sembra quasi piegarsi verso una forma di rilassamento operativo, dove togliere neve e riportare alla luce il terreno assume una qualità quasi ipnotica.
È proprio questa doppia natura a renderlo interessante. Froggy Hates Snow non sembra scegliere tra il roguelite nervoso e il cozy game eccentrico, ma prova a tenere insieme entrambe le anime in un equilibrio volutamente instabile. Il risultato è un titolo che può apparire teso e imprevedibile in una run, per poi diventare sorprendentemente quieto e quasi meditativo in un’altra. Per un debutto solista, è una direzione piuttosto precisa: non inseguire un genere puro, ma costruire un piccolo mondo freddo, strano e accogliente abbastanza da lasciare il segno.






