FZ: Formation Z, quando il jet si ricorda di essere un robot

FZ: Formation Z riparte da una vecchia intuizione arcade che conserva ancora una sua energia: combattere a terra come robot, trasformarsi in jet, sfruttare la quota e tornare al suolo prima che l’indicatore si svuoti nel momento peggiore. Sviluppato da City Connection e pubblicato da Clear River Games, il gioco arriva su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam; la versione provata è quella PlayStation 5. Lo storico sparatutto Jaleco viene ricostruito per le piattaforme moderne con cinque missioni estese, nuove armi, moduli, personalizzazione, archivi e modalità Score Attack. La struttura resta fedele alla sua natura vecchia scuola, ma il ritorno dell’Ixpel non si limita a una semplice lucidatura nostalgica: aggiunge progressione, rigiocabilità e un sistema di crescita pensato per dare senso ai tentativi successivi.

Il pregio maggiore di FZ: Formation Z sta proprio nella doppia natura dell’Ixpel. Il mezzo non cambia forma solo per fare scena, anche se la fa, e parecchio, con quel gusto da fantascienza robotica anni Ottanta in cui ogni veicolo sembrava progettato da qualcuno con una passione non risolta per alettoni, cannoni e pose eroiche. A terra, la Forma Robot permette di controllare meglio gli spazi, usare attacchi più precisi e gestire gli scontri con maggiore calma. In aria, la Forma Volo apre traiettorie più ampie, consente di raggiungere percorsi elevati e dà alla partita una spinta più veloce. Il trucco sta nel non affezionarsi troppo a nessuna delle due opzioni, perché il gioco punisce sia chi resta incollato al suolo come un armadio corazzato sia chi vola finché l’energia finisce e l’autostima atterra prima del mezzo.

Trasformarsi è facile, farlo bene un po’ meno

Il limite energetico della Forma Volo introduce una tensione utile. Non si può restare in aria all’infinito, e questo costringe a ragionare su tempi, quote, percorsi e priorità. La meccanica è immediata, ma non banale: salire troppo presto può lasciare scoperti, restare a terra troppo a lungo può chiudere ogni via di fuga, trasformarsi nel momento sbagliato può produrre quel magnifico istante in cui il giocatore capisce di aver firmato una liberatoria per la propria distruzione. Quando il sistema gira, FZ: Formation Z ha un andamento elastico, fatto di passaggi rapidi tra combattimento terrestre e movimento aereo.

Su PlayStation 5 i comandi rispondono bene. Il cambio di forma è fluido, il movimento resta leggibile e l’Ixpel comunica con chiarezza la differenza tra le sue due configurazioni. Alcuni passaggi richiedono precisione e memoria, soprattutto quando nemici, ostacoli e proiettili iniziano a occupare lo schermo con l’entusiasmo di parenti non invitati a pranzo. Qui emerge la vecchia scuola arcade: il gioco vuole essere imparato, rigiocato, corretto. La prima run serve spesso a capire dove si è sbagliato; la seconda a sbagliare meglio; dalla terza, con un po’ di dignità, si comincia a ragionare.

La difficoltà, però, non sempre conserva la stessa eleganza. Diverse sezioni danno soddisfazione perché l’errore è chiaro e la correzione immediata. Altre assomigliano di più a una trappola con la targhetta “sorpresa”, dove la disposizione dei nemici e alcuni ostacoli sembrano pensati per colpire il giocatore prima ancora che possa leggere davvero la situazione. È un’eredità arcade comprensibile, ma non sempre addomesticata. FZ: Formation Z non fa sconti, e va bene; ogni tanto, però, sembra anche godersi un po’ troppo la faccia perplessa di chi aveva appena deciso di sentirsi bravo.

Cinque missioni e una discreta quantità di ferraglia volante

La campagna propone cinque missioni, poche in apparenza, ma più ampie e articolate di quanto il numero lasci intendere. I livelli offrono percorsi alternativi, verticalità, sezioni più aperte, boss e cambi di passo che provano a dare respiro alla formula. Quando il level design sfrutta davvero la doppia natura dell’Ixpel, l’azione diventa piacevolmente dinamica: si scende, si sale, si aggirano nemici, si cerca un varco e si passa da robot a jet con quella soddisfazione un po’ infantile che nessuno dovrebbe reprimere, perché fa bene alla salute e probabilmente anche alla postura.

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Il problema è che alcune missioni tirano un po’ troppo la corda. L’idea di espandere la struttura arcade funziona, ma certi segmenti avrebbero beneficiato di una forbice più decisa. Ci sono momenti in cui la progressione mantiene energia, tensione e varietà; altri in cui il gioco sembra voler dimostrare di avere più contenuto possibile dentro ogni missione, anche quando sarebbe bastato arrivare prima al prossimo momento forte. L’arcade classico era feroce anche perché sapeva essere sintetico. Qui la generosità è apprezzabile, ma non sempre il montaggio è chirurgico.

Visivamente, il lavoro di ricostruzione è gradevole. FZ: Formation Z modernizza il materiale originale senza cancellarne il sapore rétro, con esplosioni vivaci, trasformazioni ben leggibili e nemici meccanici che sembrano arrivati da un futuro immaginato quando il futuro aveva sempre almeno tre laser e un cielo arancione. Alcune ambientazioni non brillano per ricchezza di dettaglio, ma in movimento il colpo d’occhio regge. La colonna sonora spinge bene, con energia sufficiente a sostenere anche le sezioni più punitive. Del resto, quando si cade per la quinta volta nello stesso tratto, almeno farlo con una traccia bella carica aiuta a mantenere una parvenza di nobiltà.

La fabbrica aiuta a digerire le batoste

La personalizzazione è l’elemento che rende il ritorno più moderno e più longevo. I Punti FZ ottenuti durante le missioni permettono di sbloccare nuove unità Ixpel, potenziamenti, moduli, varianti estetiche, colori e adesivi. I quattro slot disponibili consentono di spingere su attacco, mobilità, efficienza o equilibrio generale, e questa libertà dà un senso concreto alle ripartenze. Non si torna in missione solo per ostinazione, ma per provare una configurazione diversa, correggere una debolezza o trasformare il proprio robot in qualcosa di più vicino al mezzo ideale. O almeno al mezzo che esplode un po’ più tardi, già un passo avanti nella storia della civiltà.

La modalità Score Attack completa bene il quadro. Una volta superata una missione, rigiocarla con l’Ixpel personalizzato permette di studiare pattern, migliorare punteggi e limare traiettorie. Gli archivi, il Registro di Guerra, i dati dei nemici e la galleria sbloccabile aggiungono motivi per continuare, soprattutto per chi ama completare ogni voce e osservare con orgoglio il proprio curriculum di rottami prodotti. Non sono extra rivoluzionari, ma si inseriscono in modo coerente nella natura arcade del progetto.

Il risultato è un revival più sostanzioso della semplice operazione nostalgia. FZ: Formation Z capisce quale fosse il fascino dell’originale e prova a renderlo più robusto, più vario e più adatto a un pubblico moderno senza renderlo molle. L’alternanza tra robot e jet resta una trovata efficace, la personalizzazione dà peso alla ripetizione e il ritmo generale funziona quando livelli e nemici sfruttano davvero la doppia natura dell’Ixpel. Restano difficoltà severa, qualche picco un po’ dispettoso, missioni talvolta più lunghe del necessario e una rifinitura non sempre impeccabile. Ma il gioco ha carattere, energia e quella meravigliosa arroganza dei vecchi shooter che guardano il giocatore e sembrano dire: “Vuoi trasformarti? Benissimo. Prima impara a sopravvivere”.

FZ: Formation Z
In sintesi:
FZ: Formation Z è un ritorno arcade vivace e più ricco di quanto potesse sembrare, costruito attorno a una trasformazione ancora efficace e a una progressione moderna che incentiva rigiocate, personalizzazione e Score Attack. La difficoltà resta ruvida, alcune missioni avrebbero meritato più sintesi e certi passaggi sfiorano il trial and error, ma il cuore dello shooter funziona. È consigliato a chi ama i revival energici, i robot trasformabili e le sfide vecchia scuola, purché non pretenda un’esperienza sempre morbida e accomodante.
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Stefano Bulbarelli

Stefano Bulbarelli, noto nel mondo del gaming come NerdOtaku 92, è un content creator specializzato nel settore dei videogiochi indipendenti. Con una lunga esperienza nel settore, Stefano offre recensioni approfondite, analisi e gameplay di titoli indie, action e picchiaduro, sia in 2D che in 3D.

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