God of War Laufey svela il nuovo capitolo della saga di Santa Monica Studio

La prossima tappa della saga God of War cambia prospettiva e porta al centro una figura che, finora, aveva agito soprattutto come eredità, memoria e assenza. Santa Monica Studio ha presentato God of War Laufey, nuovo capitolo principale della serie in sviluppo per PlayStation 5, dedicato a Laufey, conosciuta anche come Faye, guerriera dei Jötnar, moglie di Kratos e madre di Atreus. Il primo sguardo al gioco ha mostrato un’avventura costruita sui pilastri storici del franchise: combattimento brutale, esplorazione di un mondo ricco e una storia emotiva al centro dell’esperienza.

La premessa narrativa parte da un evento che avrebbe dovuto essere definitivo: la morte di Faye. Dopo il proprio funerale, però, la guerriera si risveglia in una terra sconosciuta e scopre che i piani predisposti per proteggere Kratos e Atreus sono ora minacciati. Per salvare le persone che ama, dovrà attraversare l’Everywhen, l’aldilà degli dèi, un regno trascendente in cui confluiscono divinità e creature provenienti da mitologie diverse, non sempre disposte a convivere in equilibrio. È qui che God of War Laufey prova ad ampliare l’orizzonte della saga, spostando la domanda dal destino degli uomini a quello degli stessi dèi dopo la morte.

Faye nell’Everywhen, tra mito e memoria

Faye è stata una presenza fondamentale nella saga norrena di God of War, pur rimanendo a lungo lontana dallo sguardo diretto del giocatore. In God of War Laufey, Santa Monica Studio intende raccontarne umanità, forza e contraddizioni, mostrando il passato e l’identità di una guerriera che aveva lasciato un’impronta profonda nei Nove Regni già prima dell’incontro con Kratos. Deborah Ann Woll tornerà a interpretare il personaggio dopo God of War Ragnarök, guidando un cast che includerà anche Jack Quaid nel ruolo di Phranque e Perlina Lau in quello di Rue.

Phranque viene presentato come un curioso cubo cosmico dal carattere sincero, determinato a proteggere amici e creature dell’Everywhen. Rue, invece, è una guardiana a forma di nastro incantato, incaricata di impedire che una spada devastante cada nelle mani sbagliate. I due accompagneranno Faye in un viaggio attraverso un luogo in cui la magia nasce e ritorna, ma il cui equilibrio è stato alterato. Lungo il cammino compariranno anche divinità ostili, tra cui Sekhmet e Begtse, prime figure mostrate di un pantheon molto più ampio e trasversale.

L’Everywhen non sarà soltanto una nuova ambientazione, ma il centro concettuale del gioco. Odin, durante gli eventi di God of War Ragnarök, era ossessionato dall’idea di ciò che potesse trovarsi oltre gli aldilà mortali; God of War Laufey sembra voler rispondere proprio a quella domanda, esplorando un regno che può apparire insieme paradiso, prigione e campo di battaglia. Per Faye, scoprire la vera natura di questo luogo sarà essenziale per trovare una via di ritorno e comprendere perché il normale flusso della magia sia stato spezzato.

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Agilità letale e poteri dell’anima

Sul piano del combattimento, Santa Monica Studio ha costruito Faye partendo da una doppia eredità. Da un lato resta il peso fisico della fase moderna della serie, con colpi potenti, impatto brutale e forte legame con i personaggi; dall’altro torna una maggiore fluidità, ispirata alla mobilità della fase greca di God of War. L’obiettivo è dare a Laufey un’identità fresca ma riconoscibile, capace di muoversi con naturalezza tra terra e aria senza interrompere il ritmo dell’azione.

Faye viene descritta come la Golden Hand dei Jötnar, una protettrice capace di affrontare persino avversari del calibro di Thor. La sua agilità sarà una componente decisiva sia in attacco sia in difesa, permettendole di mantenere pressione, concatenare movimenti e ribaltare gli scontri contro divinità e creature molto più grandi. La spada affidatale da Rue diventerà uno degli strumenti centrali della sua offensiva, valorizzando velocità, controllo e continuità del movimento.

Accanto all’arma, Faye potrà sfruttare anche poteri legati all’anima, amplificati proprio dalla natura magica dell’Everywhen. Con il palmo dorato potrà colpire i nemici con tale forza da separarne l’anima dal corpo, per poi attaccarla direttamente, scagliarla contro altri avversari o integrarla in combinazioni più elaborate. È una meccanica che promette di dare al sistema di combattimento una dimensione più creativa, fondata non solo sulla forza, ma anche sulla manipolazione dello spazio e delle possibilità aperte da ogni colpo.

Santa Monica Studio ha accompagnato la presentazione con un’intervista estesa tra Cory Barlog e la game director Ariel Lawrence, dedicata alla nascita dell’idea, al ruolo di Faye e alla visione a lungo termine del franchise. God of War Laufey si annuncia così come un capitolo ambizioso, chiamato a rispettare il peso di una saga monumentale e, allo stesso tempo, a spostarne il cuore emotivo su una protagonista finora raccontata soprattutto attraverso ciò che aveva lasciato agli altri. Ora sarà lei ad attraversare il mito, non come ricordo, ma come forza viva pronta a reclamare il proprio destino.

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