Il revival del survival horror d’impronta classica continua a trovare nuove declinazioni, e tra quelle più dichiaratamente legate alla grammatica dei grandi riferimenti del passato c’è Ground Zero, che debutterà il 16 aprile 2026 su PC tramite Steam, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Il gioco, pubblicato da Kwalee e sviluppato da Malformation Games, sceglie un immaginario cupo e apocalittico per riportare in primo piano una formula fatta di esplorazione tesa, gestione del pericolo e combattimenti misurati.
L’ambientazione porta tutto a Busan, in una Corea del Sud ridotta in macerie da un misterioso meteorite. Due mesi dopo l’impatto, quando l’aria torna respirabile e le tempeste elettriche iniziano a diradarsi, una operativa d’élite coreana e il suo partner canadese vengono inviati sul posto per indagare. Quello che trovano, però, non è soltanto il relitto di una catastrofe: il territorio è ormai un ecosistema deformato, in cui ciò che è sopravvissuto si è trasformato in qualcosa di mostruoso e ostile.
Busan come teatro dell’angoscia
Uno degli elementi più interessanti di Ground Zero è proprio il modo in cui costruisce la propria identità visiva e ludica attorno alla città sudcoreana. Le strade distrutte, i centri urbani svuotati, i villaggi costieri e perfino i templi diventano tappe di un itinerario che sembra voler fondere fascino decadente e minaccia costante. L’impatto meteorico non è solo il punto di partenza della storia, ma anche la causa di una corruzione diffusa, resa visibile da escrescenze misteriose e da un paesaggio che appare insieme familiare e irrimediabilmente alterato.
La promessa è quella di un horror atmosferico e brutale, dove la tensione non nasce soltanto dalla presenza dei nemici, ma anche dall’incertezza che accompagna ogni avanzamento. La ricerca della verità su ciò che ha colpito Busan si intreccia così con una più ampia sensazione di collasso, mentre il gioco prova a trasformare l’indagine in una discesa sempre più inquietante verso il cuore delle mutazioni. Il contesto narrativo, per come viene presentato, sembra voler sostenere il ritmo dell’azione con una componente di mistero che non si limita a fare da semplice sfondo.
Tra nostalgia, combattimento e contenuti extra
Sul piano del gameplay, Ground Zero prova a unire l’eredità del survival horror classico con una maggiore fisicità negli scontri. L’arsenale dell’operativa protagonista non si limita infatti alle armi da fuoco, ma comprende colpi ravvicinati, calci e contrattacchi, in una struttura che suggerisce una protagonista addestrata tanto nell’uso delle armi quanto nel combattimento corpo a corpo. A questo si aggiunge un sistema di progressione basato sui Genome Points, ricompense ottenute con uccisioni più pulite e precise, da investire poi in potenziamenti dell’equipaggiamento.
L’anima rétro resta comunque il suo richiamo più evidente. Telecamere fisse, fondali prerenderizzati, enigmi ambientali, difficoltà personalizzabile e controlli tank opzionali definiscono un impianto che guarda apertamente alla tradizione del genere, senza rinunciare a boss di grandi dimensioni, finali nascosti, modalità aggiuntive e costumi alternativi da sbloccare. Ne emerge il ritratto di un progetto che non cerca soltanto di omaggiare un’estetica precisa, ma di recuperare anche quel senso di vulnerabilità e di scoperta che ha reso memorabili i survival horror di un’altra epoca. Se la promessa verrà mantenuta, il viaggio nelle rovine di Busan potrebbe rivelarsi uno dei ritorni più consapevoli al lessico dell’orrore videoludico classico.






