Dopo la terza mucca bicefala esplosa, abbiamo smesso di chiederci se la radioattività facesse male e iniziato a domandarci quanto carburante le restasse. Ground Zero Hero, sviluppato in solitaria da Rowan Edmondson e pubblicato da Acclaim, è un roguelite d’azione nel quale si attraversano cinque biomi popolati da pinguini aggressivi, gnomi da giardino e alieni sullo skateboard, trasformando ogni scoria raccolta in un’occasione per deformare il protagonista. Per questa recensione abbiamo provato la versione PlayStation 5; il gioco è disponibile anche su Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam, così nessuna piattaforma dovrà sopravvivere alla mancanza di uomini vestiti da pollo.
La formula è facile da comprendere anche senza una laurea in orde infinite: si muove il personaggio, si evitano i nemici e si lascia che le armi attacchino a intervalli regolari, raccogliendo poi i residui nucleari. Riempita la barra delle scorie, il gioco propone tre miglioramenti casuali fra nuovi attacchi, versioni più efficaci di quelli posseduti e bonus a velocità, resistenza o schivata; la morte conclude il tentativo, ma le risorse ottenute ampliano le possibilità delle partite successive. Bastano pochi minuti per passare da superstite mal equipaggiato a incidente sanitario semovente, e questa crescita alimenta le prime ore prima che il sistema mostri il fondo del proprio armadietto radioattivo.

La mutazione passa il convento
Il corpo del protagonista sostituisce presto qualsiasi concetto tradizionale di arsenale, perché una coda di anguilla fulmina i bersagli vicini, un tentacolo spazza il fronte, gli spuntoni dorsali puniscono chi si avvicina e un occhio ciclopico apre traiettorie di fuoco a distanza. Raccogliere più volte lo stesso potere ne aumenta l’efficacia, mentre i vantaggi passivi permettono di compensare una scarsa mobilità, irrobustire la difesa o trasformare le esplosioni in pratiche edilizie non autorizzate. Le configurazioni si capiscono senza consultare tabelle e offrono decisioni tattiche concrete, sebbene le combinazioni fra abilità rimangano meno elaborate di quelle proposte da Vampire Survivors e dai concorrenti più profondi.
La vera festa comincia quando un attacco decide di “impazzire” e produce una versione esagerata di se stesso, trasformando il tentacolo in un arco arcobaleno, il laser in una mietitrebbia per mutanti e la coda elettrica in una reazione a catena. L’uovo gigante conserva il primato della soluzione più inspiegabile, perché una volta schiuso libera un uomo in costume da pollo che attraversa la zona prendendo tutti a calci; dopo averlo visto all’opera abbiamo provato a formulare una domanda, ma nessuna sembrava abbastanza professionale. Questi momenti possono salvare una situazione compromessa, tuttavia il caso non sostituisce il posizionamento e, quando l’orda si chiude, nemmeno il settore avicolo dispone di una deroga alla morte.

Caramelle, bunker e bovini detonanti
Fra salute e scorie trova posto anche un indicatore delle caramelle, da alimentare rompendo piñata oppure inseguendo un coccodrillo col cilindro che attraversa il campo di battaglia ballando, come se l’apocalisse avesse affidato l’intrattenimento a un’agenzia molto economica. Deviare dalla traiettoria più sicura può comunque valere il rischio, poiché dalle piñata escono cure, monete, calamite e rilevatori utili a trovare casseforti, le quali richiedono di restare nelle vicinanze mentre i mutanti continuano ad arrivare. Abbiamo perso più salute aspettando l’apertura di una cassaforte di quanta ne avremmo potuta comprare con il contenuto, ma in quel momento non stavamo più prendendo una decisione economica: era diventata una questione personale fra noi e la serratura.
Il tramonto rende i nemici più resistenti ma anche più generosi di scorie, creando una tentazione continua fra il bunker, dove si può recuperare salute, saltare la notte e salvare la partita, e l’esterno, dove missioni specifiche e ricompense maggiori premiano chi considera la prudenza un’opinione. Missili inesplosi, gas tossici e funghi allucinogeni rendono ogni deviazione ancora meno affidabile, mentre le cavalcature concedono invulnerabilità e attacchi potenti prima di esplodere allo scadere dell’effetto. Cavalcare una mucca bicefala sapendo che il rapporto finirà con una detonazione dovrebbe scoraggiare chiunque; nella pratica si sale immediatamente, perché cinque secondi di potere assoluto hanno sempre esercitato un fascino superiore alle conseguenze.

Quando il catalogo smette di mutare
La direzione artistica tiene insieme questa confusione con colori accesi, sagome elastiche e creature che sembrano scartate da un cartone animato per comportamento inappropriato, mantenendo distinguibili gnomi, pinguini e colossi anche quando lo schermo si riempie di lampi. Su PlayStation 5 i comandi rispondono con prontezza e l’interfaccia lascia abbastanza spazio all’azione, mentre il sonoro accompagna bene il passaggio fra giorno e notte senza produrre temi altrettanto memorabili delle immagini. Anche il bilanciamento mostra qualche esitazione, perché le ondate ordinarie possono risultare più pericolose dei guardiani conclusivi, arrivati spesso quando il giocatore ha già costruito un organismo capace di violare diverse convenzioni internazionali.
Il problema più serio emerge nella progressione permanente, inizialmente abilissima nel promettere una nuova follia dopo ogni tentativo attraverso capelli pietrificanti, vantaggi per le cavalcature e organi offensivi sempre più improbabili. Gli sblocchi vistosi possono però esaurirsi già attorno al secondo bioma, lasciando che il denaro continui a migliorare velocità, potenza delle esplosioni e frequenza degli attacchi speciali senza introdurre personaggi alternativi, trasformazioni segrete o combinazioni davvero nuove. La crescita rimane utile, ma cambia sapore: invece di chiedersi quale aberrazione arriverà dopo, si osservano percentuali più favorevoli, ed è difficile emozionarsi per un cinque per cento aggiuntivo dopo aver partorito un vigilante in costume da pollo.
Sfide e modalità Infinita offrono buone ragioni per continuare, soprattutto perché il combattimento resta immediato e i cambiamenti fra biomi, giorno e notte producono abbastanza imprevisti da sostenere numerose sessioni brevi. Ground Zero Hero dà il meglio a chi ama crescere rapidamente, attraversare orde immense e assistere a una gag diversa ogni volta che l’arsenale perde il controllo, mentre convince meno chi cerca una progressione destinata a reinventarsi per molte ore. Noi siamo tornati volentieri nella landa anche dopo averne individuato il limite, ma con una piccola delusione: in un mondo capace di offrirci un coccodrillo danzante e una mucca esplosiva, speravamo che l’armadietto delle mutazioni nascondesse ancora qualche ripiano.

