Il mare profondo può diventare una prigione più crudele dello spazio, soprattutto quando le pareti metalliche di un sottomarino cominciano a stringersi e l’equipaggio non è più davvero umano. Heavy Metal Death Can, survival horror sviluppato da Krufs Productions, è disponibile su PC tramite Steam, portando i giocatori nelle profondità del Mare di Norvegia a bordo del Domherren, un sottomarino fittizio ispirato ai mezzi reali dell’epoca della Guerra Fredda.
Il gioco nasce come omaggio dichiarato ai classici survival horror degli anni Novanta, ma sposta la tensione in un contesto alt-history tardo anni Settanta, tra interni claustrofobici, pannelli di controllo, uniformi e ambientazioni costruite a partire da riferimenti storici riconoscibili. L’obiettivo non è proporre un’esperienza d’azione in cui sparare risolve ogni problema, ma un horror severo, fatto di risorse limitate, decisioni rischiose e minacce da valutare con estrema cautela.
Un sottomarino contaminato nelle profondità del Mare di Norvegia
In Heavy Metal Death Can, il Domherren diventa un luogo di morte, decadimento e distorsione. L’equipaggio caduto non resta inerte: i corpi dei marinai sono controllati da una sostanza insidiosa chiamata Sludge, trasformando i corridoi del sottomarino in un labirinto di incontri letali e presenze disturbanti. Il giocatore dovrà cercare di sopravvivere mentre ricostruisce i misteri nascosti sotto la superficie, spingendosi sempre più a fondo in un incubo dove il confine tra corpo, macchina e contaminazione sembra sgretolarsi.
La struttura riprende elementi molto riconoscibili del survival horror classico, come inquadrature fisse, controlli tank e un design non lineare fondato su esplorazione, enigmi e ritorni in aree già visitate. Per chi preferisce un approccio più accessibile, saranno disponibili anche controlli modernizzati, ma il cuore dell’esperienza resta legato a una tensione volutamente vecchia scuola. Ogni proiettile conta, ogni rischio può diventare fatale e ogni scelta sbagliata rischia di pesare a lungo sulla sopravvivenza.
Orrore rétro, suono distorto e una visione profondamente metal
Uno degli elementi centrali di Heavy Metal Death Can è il comparto sonoro, costruito per amplificare la sensazione di costante insicurezza. La colonna sonora distorta, i rumori ambientali e il sound design opprimente lavorano insieme per rendere il silenzio stesso una minaccia. A bordo del Domherren, anche l’assenza di suoni può diventare sospetta, mentre l’audio suggerisce che qualcosa si stia muovendo appena oltre il campo visivo.
Visivamente, il gioco guarda al passato con uno stile rétro arricchito da tecniche di rendering moderne, cercando di fondere il fascino ruvido dell’horror da console classica con un impatto più contemporaneo. La scelta di ambientare l’avventura in una versione alternativa della Guerra Fredda svedese aggiunge un’identità particolare, meno convenzionale rispetto agli scenari più abituali del genere. Il sottomarino non è soltanto un luogo chiuso, ma un frammento di storia deformato dall’orrore.
Krufs Productions è un piccolo studio indipendente di Karlstad, in Svezia, composto da appassionati di musica metal, horror e videogiochi. Il team descrive Heavy Metal Death Can come un’espressione diretta dei propri impulsi creativi, nata dal desiderio di realizzare un gioco crudo, sanguigno, alternativo e legato a una passione autentica per il genere. Dopo anni trascorsi anche in realtà più grandi, lo studio punta su un progetto personale, sporco e volutamente fuori dai compromessi.
Con Heavy Metal Death Can, il survival horror torna quindi a immergersi in spazi stretti, corridoi metallici e paure concrete, ma lo fa con un’anima profondamente musicale e underground. La domanda che accompagna l’avventura è semplice e terribile: tornare in superficie sarà davvero possibile, o il Domherren è già diventato una bara d’acciaio nel buio del Mare di Norvegia?




