Nel panorama dei giochi costruiti sull’accumulo compulsivo di nemici, potenziamenti e loot, Hellforged prova a ritagliarsi uno spazio con una premessa molto precisa: prendere la formula del bullet heaven e contaminarla con la tensione tipica degli extraction looter. Il gioco è stato annunciato da Moonpyre e da Grindstone, publisher già legato a produzioni come Jotunnslayer: Hordes of Hel, ed è previsto su PC tramite Steam. L’idea di fondo è semplice da raccontare ma promette di essere molto più dura da gestire pad o mouse alla mano: affrontare orde infernali, raccogliere equipaggiamento sempre più potente e decidere in ogni momento se sia il caso di ritirarsi con il bottino oppure continuare a rischiare tutto.
La cornice narrativa parla di una spedizione andata in pezzi e di sopravvissuti leggendari costretti a farsi strada in mezzo a un’invasione demoniaca. Ma è chiaro che il vero centro del progetto non stia tanto nella storia quanto nella pressione generata dal suo sistema. In Hellforged sopravvivere al caos visivo e offensivo del bullet heaven non basta: la vera domanda è quando fermarsi. Il loot raccolto durante la corsa può essere messo al sicuro in battaglia attraverso l’estrazione, ma restare ancora un po’ promette ricompense maggiori, boss più redditizi e build potenzialmente devastanti. È proprio questa esitazione continua tra prudenza e avidità a definire il profilo del gioco.
Estrarre o spingere oltre il limite
L’elemento più interessante di Hellforged è la meccanica di estrazione nel pieno dello scontro. In molti titoli affini la progressione di una run dipende soltanto da quanto a lungo si riesce a resistere; qui, invece, il bottino acquisito ha davvero valore solo se si sceglie il momento giusto per salvarlo. Questo sposta il baricentro dell’esperienza: non conta soltanto costruire una macchina di distruzione efficiente, ma capire quando il gioco stia ancora premiando l’audacia e quando, invece, stia preparando il crollo.
La struttura promette così una tensione diversa da quella del puro survival. Restare più a lungo sul campo permette di inseguire equipaggiamenti migliori e modificatori più forti, ma ogni secondo aggiuntivo espone a una perdita totale. È una logica che potrebbe dare a Hellforged una personalità più marcata rispetto a molti bullet heaven più lineari, perché obbliga a pensare al loot non come semplice premio automatico, ma come posta in gioco da proteggere. In questo senso il gioco sembra voler trasformare ogni run in una piccola rapina all’inferno, dove la difficoltà non sta solo nel combattere, ma nel non farsi divorare dalla propria stessa ambizione.
Classi, Eternal Tree e boss evocati dal caos
Sul piano della progressione, Hellforged punta su classi differenti, ciascuna con abilità e percorsi di crescita specifici, e su un grande sistema di talenti chiamato Eternal Tree. L’idea è quella di permettere build molto diverse tra loro, costruite non soltanto sulla scelta del personaggio ma anche sulle sinergie sbloccate nel tempo. A questo si aggiunge l’Arsenal, che consente di influenzare il pool di potenziamenti ottenibili durante la partita e quindi di orientare con maggiore precisione la direzione della run, invece di affidarsi interamente al caso.
Il gioco promette inoltre la possibilità di usare il caos accumulato per evocare boss particolarmente distruttivi, pensati come prova finale delle build più solide. Sconfiggerli dovrebbe garantire il loot più potente dell’intera esperienza, rinforzando ancora di più il circolo tra rischio elevato e ricompensa straordinaria. Se Moonpyre riuscirà a dare peso reale a queste scelte, Hellforged potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice ibrido curioso: un action infernale capace di fondere l’ipnosi del bullet heaven con la tensione psicologica di chi, a ogni corsa, deve decidere se tornare a casa ricco o continuare a inseguire il colpo perfetto.






