Un cimitero dove i morti non possono essere sepolti, una donna consumata dall’interno e un occhio ormai appartenuto alla morte, capace di ascoltare chi non ha più voce. I Shall Name the Dead arriverà su PC all’inizio del 2027 tramite Steam, con Dangen Entertainment alla pubblicazione e Tiago Rech alla scrittura di una nuova avventura narrativa horror dopo Teleforum, I Did Not Buy This Ticket e Drowned Lake.
Al centro della storia c’è Imaculada, una donna segnata da una maledizione chiamata Verme, presenza che la divora lentamente dall’interno e ha già reclamato uno dei suoi occhi. Proprio quell’occhio morto le consente però di parlare con i defunti, trasformando la sua condanna in uno strumento per attraversare la Necropoli e restituire un nome a chi lo ha perduto. In un mondo dove i corpi senza identità si accumulano e non possono trovare pace, dare un nome ai morti diventa un gesto di pietà, ma anche una corsa contro il tempo prima che la maledizione consumi ciò che resta della protagonista.
Un cimitero dentro la metropoli
I Shall Name the Dead costruisce il proprio orrore lontano dagli spaventi improvvisi, lavorando invece su atmosfera, memoria e senso di abbandono. La Necropoli è presentata come una città nella città, un grande cimitero popolato da resti, presenze e opere sepolcrali da osservare con attenzione. Il giocatore dovrà esplorare questo spazio sospeso, parlare con i teschi dei defunti, raccogliere indizi sulle loro vite e ricostruire le identità cancellate prima che quei corpi vengano definitivamente inghiottiti dall’anonimato.
La struttura investigativa passa quindi attraverso conversazioni, dettagli ambientali e frammenti biografici. Ogni morto conserva una storia spezzata, una traccia da seguire, forse una verità rimasta intrappolata tra la Metropoli e il cimitero. Il compito di Imaculada non è soltanto risolvere un enigma, ma ridare dignità a chi ne è stato privato. È qui che il gioco trova il suo nucleo più forte: l’horror non nasce dalla minaccia esterna di un mostro, ma dall’idea che una persona possa essere cancellata al punto da non poter nemmeno essere pianta.
Parole contaminate e scelte da purificare
Il Verme non agisce soltanto sul corpo di Imaculada. La sua presenza interferisce anche con le parole, contaminando le scelte di dialogo e obbligando il giocatore a gestire il modo in cui comunica con i morti. I fiammiferi permetteranno di purificare alcune opzioni, mentre lasciar avanzare la maledizione significherà accettare un rischio crescente. È una meccanica semplice da comprendere, ma molto coerente con l’impianto narrativo: parlare con i defunti non è mai un gesto neutro, perché ogni frase può avvicinare la protagonista alla verità o al proprio disfacimento.
La direzione artistica, affidata a Lirio Ninotchka, già art director di I Did Not Buy This Ticket, utilizza illustrazioni disegnate a mano per accompagnare un racconto di realismo magico, folklore e inquietudine brasiliana. Tiago Rech continua così un percorso autoriale legato a storie marginali, luoghi non convenzionali e forme di paura più intime che spettacolari. Dopo il riconoscimento ottenuto da Teleforum e I Did Not Buy This Ticket per la componente narrativa, I Shall Name the Dead sembra spingersi ancora più vicino a un horror della memoria, dove indagare significa ascoltare ciò che resta dopo la scomparsa.
La nuova avventura pubblicata da Dangen Entertainment trova quindi la propria identità in un’immagine potente: una donna già toccata dalla morte che cammina tra morti dimenticati per restituire loro un nome. Non c’è bisogno di mostri urlanti quando l’orrore è tutto nella perdita dell’identità, nella burocrazia dei resti senza sepoltura e nella paura che anche la voce di Imaculada venga divorata prima di pronunciare l’ultimo nome.






