Ci sono giochi che chiedono pazienza, altri che chiedono riflessi, altri ancora che chiedono di sospendere ogni difesa critica e accettare serenamente che due ragazze possano trasformarsi in aerei da guerra senza che nessuno, nel mondo di gioco, trovi la cosa degna almeno di una visita medica. Kamikaze Lassplanes, sviluppato da Inky Dreams e pubblicato da Crunching Koalas, disponibile su PlayStation 5 e già uscito su Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC tramite Steam, appartiene con una certa fierezza a questa categoria di opere sinceramente strambe. Nella versione provata su PlayStation 5 si presenta come un ibrido tra visual novel anime e shoot ’em up narrativo, ambientato in un regno steampunk travolto dalla guerra, dove le scelte del protagonista Walter dovrebbero influenzare non solo la sorte del conflitto, ma anche quella del suo cuore e delle due Lassplanes, Alba Trossé e Hannah Brandenburg.
Il bello, o se si preferisce il dato più curioso, è che Kamikaze Lassplanes non tratta mai la propria premessa come una gag. La mette in scena con una serietà quasi disarmante, come se pilotare una giovane donna trasformata in velivolo da combattimento fosse una faccenda del tutto normale e non il tipo di idea che, raccontata a voce alta, farebbe tacere una tavolata intera per qualche secondo. Eppure proprio questa ostinazione a non vergognarsi di sé finisce per essere uno dei suoi principali punti di forza. Il gioco ha una personalità precisa, riconoscibile, e in un panorama pieno di prodotti più composti ma infinitamente meno memorabili non è poco.
Una visual novel che corre sugli archetipi
La parte più fragile dell’insieme resta però quella narrativa, che pure dovrebbe essere il motore emotivo dell’opera. Walter funziona soprattutto come tramite delle decisioni del giocatore, ma fatica a diventare davvero una presenza forte. È un protagonista utile, più che incisivo, e il suo ruolo finisce spesso per essere quello del testimone un po’ passivo di una dinamica che il gioco vorrebbe più intensa di quanto riesca a costruire. Anche Alba e Hannah, pur distinguendosi con sufficiente nettezza, si muovono dentro coordinate abbastanza prevedibili. Una è più aperta, più immediata, più sentimentale; l’altra più controllata, più fredda, più contenuta. Funziona, ma a un livello piuttosto elementare.
Il problema vero è che Kamikaze Lassplanes intravede più profondità di quanta riesca poi a mettere in pagina. Dietro il tono anime, dietro il romanticismo pilotato e dietro una certa insistenza estetica sull’ecchi, spuntano a tratti elementi ben più interessanti: il rapporto tra corpo e funzione, la riduzione delle Lassplanes a strumenti militari, il lato oscuro della tecnologia e il prezzo umano della guerra. È materiale che avrebbe potuto dare all’opera una gravità molto maggiore. Invece la scrittura tende ad accelerare, a scegliere il binario più diretto, e finisce spesso per lasciare in superficie proprio le parti che avrebbero meritato maggiore pazienza. Va anche segnalato che il testo a schermo è in inglese: non è una barriera insormontabile, ma in un gioco così dipendente dai dialoghi resta un limite concreto per parte del pubblico.
Quando si entra in battaglia, il gioco migliora
La notizia buona è che, appena smette di parlare e comincia a sparare, Kamikaze Lassplanes ritrova un equilibrio molto più convincente. Le sezioni shoot ’em up non reinventano nulla e non ambiscono a entrare nel pantheon del genere, ma svolgono il loro lavoro con una competenza più che rispettabile. Le missioni sono leggibili, i controlli rispondono bene, i potenziamenti aiutano a dare ritmo e i boss, pur senza essere indimenticabili, forniscono una cadenza chiara ai capitoli. È il classico caso in cui l’action non basta a nobilitare tutto il resto, ma basta sicuramente a impedire che il gioco affondi sotto il peso della propria eccentricità.
Qui si capisce anche dove gli sviluppatori abbiano concentrato le energie migliori. Le battaglie non sono profondissime, ma hanno una concretezza immediata che giova parecchio al progetto. Alba e Hannah differiscono soprattutto nei poteri speciali, e questo non trasforma la scelta in una vera rivoluzione dello stile di gioco, ma offre comunque un minimo di variazione. La modalità Arcade aiuta a isolare la componente action e a mostrarla nella sua forma più pulita: un piccolo shoot ’em up solido, semplice, discretamente energico. Il punto è che resta proprio questo, cioè una buona sezione d’azione dentro un ibrido più ambizioso, non uno SHMUP tale da reggere tutto il castello da solo.
Un gioco strano, che almeno non finge di essere altro
Sul piano della presentazione, Kamikaze Lassplanes mostra la stessa doppia natura che attraversa tutto il progetto. Le illustrazioni disegnate a mano, i ritratti, le immagini sbloccabili e l’impianto anime definiscono un’identità molto netta, che può piacere o respingere ma non lascia dubbi su ciò che il gioco voglia essere. Le sezioni 3D di combattimento, al contrario, puntano più alla funzionalità che allo splendore: sono pulite, ordinate, adatte allo scopo, ma non lasciano un’impressione visiva paragonabile a quella del lato illustrato. Su PlayStation 5, vibrazione ed effetti del DualSense aggiungono un po’ di tattilità alle missioni aeree, senza però cambiare davvero la sostanza del pacchetto.
Ed è proprio la sostanza, alla fine, a definire il giudizio. Kamikaze Lassplanes non è un grande ibrido compiuto, ma neppure un semplice scherzo riuscito a metà. È un progetto che sbaglia parecchio, soprattutto quando dovrebbe far maturare la propria parte narrativa, e che allo stesso tempo possiede abbastanza carattere da rendere difficile liquidarlo con sufficienza. La visual novel non scava come potrebbe, lo shoot ’em up diverte senza arrivare a eccellere, ma l’insieme conserva una sincerità curiosa, quasi candida, che gli impedisce di diventare anonimo. In tempi di giochi perfettamente competenti ma intercambiabili, anche una stranezza imperfetta può avere il suo valore.








