Katsuhiro Harada è tornato a parlare di VS Studio SNK, il nuovo studio indipendente da lui guidato e sostenuto da SNK dopo l’uscita da Bandai Namco alla fine del 2025. Per molti osservatori, il nome VS Studio sembrava suggerire un riferimento immediato al termine “versus”, soprattutto considerando il lungo legame di Harada con la serie Tekken e con l’ambito dei picchiaduro competitivi. In realtà, il significato scelto dal game creator giapponese nasce da una radice più personale e professionale.
Durante un’intervista congiunta con la stampa, Harada ha spiegato che le lettere “VS” rimandano alla sua storia in Namco e a quella di Yuichi Yonemori, storico sviluppatore e director legato a Tekken. Entrambi hanno infatti lavorato nel Video Game Soft Development Department, abbreviato internamente come “VS Development Department”, una divisione creativa di Namco attiva prima della fusione con Bandai nel 2005. Non si trattava di un reparto limitato ai giochi di combattimento, ma di un’area software coinvolta nella creazione di titoli capaci di segnare generi diversi.
Un nome che nasce dalla storia di Namco
Il riferimento al vecchio dipartimento Namco permette di leggere VS Studio non soltanto come un nuovo marchio, ma come il tentativo di recuperare una certa idea di sviluppo: meno legata alla sola gestione di franchise esistenti e più vicina alla costruzione diretta di prodotti, mondi e sistemi di gioco. Harada ha chiarito che l’acronimo può contenere anche molte altre sfumature, da interpretazioni più evocative come “Vanguard Spirits” fino a riferimenti più legati alla creazione visiva, ma il nucleo resta quello della memoria professionale condivisa con Yonemori.
Questa precisazione è significativa perché colloca VS Studio in una posizione particolare. Da un lato, il pubblico associa inevitabilmente Harada al linguaggio competitivo e alla lunga traiettoria di Tekken; dall’altro, il nuovo studio sembra voler partire da una base più ampia, capace di non chiudersi immediatamente in una definizione unica. La presenza di SNK, storicamente legata a serie come Fatal Fury, rende naturale l’attenzione del pubblico verso eventuali produzioni competitive, ma Harada ha preferito non svelare ancora nel dettaglio la natura dei primi progetti.
Competizione, esperienza e una nuova idea di team
Pur senza annunciare titoli specifici, Harada ha confermato di essere consapevole delle aspettative del mercato nei confronti suo e di SNK, aggiungendo di essere interessato a esplorare i giochi competitivi. L’affermazione non equivale a una conferma di un nuovo picchiaduro, ma indica chiaramente una direzione possibile: VS Studio potrebbe diventare uno spazio in cui l’esperienza maturata nel combattimento arcade, nell’e-sport e nel rapporto diretto con le community internazionali trova una nuova forma produttiva.
Un altro punto centrale dell’intervista riguarda la composizione del team. Harada ha spiegato di voler attirare giovani creatori, ma anche di ritenere sottovalutati gli sviluppatori senior, soprattutto quelli dai 45 anni in su. Secondo lui, l’industria dovrebbe considerarli risorse preziose, non figure marginali, perché portano memoria tecnica, conoscenza dei generi e capacità di lettura maturata in decenni di sviluppo. L’idea è costruire una sorta di laboratorio misto, dove energia e nuove intuizioni possano convivere con esperienza, metodo e consapevolezza produttiva.
Harada usa volutamente il termine “creatori”, senza limitarlo ai soli game developer. Tra i possibili profili adatti a VS Studio, ha citato anche persone provenienti dai media, soprattutto se animate da una passione autentica per i videogiochi e da una lunga familiarità con sale giochi, titoli arcade e conversazioni con sviluppatori. Per il veterano giapponese, curiosità e passione possono essere qualità decisive quanto una formazione tecnica tradizionale, perché un buon sviluppatore nasce anche dalla capacità di osservare molti giochi, comprenderne il linguaggio e continuare a desiderare di crearne di nuovi.
Il futuro di VS Studio resta ancora da definire pubblicamente, ma le parole di Harada delineano già un’identità piuttosto chiara: uno studio nato da una memoria storica, sostenuto da un editore simbolico del gioco competitivo e interessato a riunire generazioni diverse attorno alla creazione diretta. Dopo anni passati a rappresentare uno dei nomi più riconoscibili del fighting game moderno, Harada sembra voler tornare al gesto più essenziale dello sviluppo: costruire qualcosa con le mani, insieme a persone che non hanno ancora smesso di essere curiose.
Fonti consultate: Automaton West.






