Una stanza chiusa, una sedia, un uomo con un revolver e nessuna risposta preconfezionata dietro cui nascondersi. Kidnapped Simulator è un horror psicologico in prima persona sviluppato per PC da Crunchfest e Grolaf, nel quale il giocatore deve scrivere liberamente ciò che vuole dire al proprio rapitore. Il nuovo trailer mostra più da vicino Abel Marsh, sequestratore metodico e apparentemente convinto di avere il diritto di decidere il destino della vittima, mentre il gioco è previsto su PC tramite Steam senza ancora una data di uscita annunciata.
La situazione parte da una richiesta precisa: Abel vuole una confessione. Chiede cosa sia successo, chi sia stato ferito e quali segreti siano stati tenuti nascosti, lasciando al giocatore il compito di scegliere direttamente le parole da digitare. Si può mentire, implorare, confessare, rifiutarsi di collaborare oppure ribaltare la conversazione con domande scomode. Il vero obiettivo non è soltanto trovare la frase giusta, ma capire chi si ha davanti e quanto sia utile spingerlo a parlare prima che la pazienza finisca.
Abel risponde a ciò che viene scritto
Il sistema centrale di Kidnapped Simulator utilizza un motore conversazionale costruito appositamente per il gioco e basato su un modello di intelligenza artificiale proprietario. Le risposte di Abel vengono generate sulla base di ciò che il giocatore digita, permettendo alla conversazione di svilupparsi senza affidarsi esclusivamente a una lista fissa di opzioni. Il rapporto con il rapitore può quindi cambiare a seconda di quanto si decide di rivelare, inventare o contestare, con l’idea di rendere ogni confronto meno prevedibile rispetto a un normale dialogo ramificato.
Il sistema funziona interamente sul computer del giocatore, senza richiedere connessione a Internet, servizi esterni o elaborazione nel cloud. Tutto ciò che viene scritto e tutte le risposte generate rimangono quindi sulla macchina locale. La scelta è particolarmente coerente con la natura del progetto, visto che l’intera esperienza ruota attorno a confessioni, bugie e informazioni personali inserite direttamente dal giocatore durante la conversazione.
Otto finali dentro una sola stanza
La struttura prevede otto finali differenti, determinati dal modo in cui si sviluppa l’incontro con Abel. Imparare qualcosa sul suo passato, sulle sue abitudini e sui rituali che segue potrebbe offrire nuove possibilità nelle partite successive, spingendo a tornare nella stessa stanza con informazioni diverse e un approccio completamente differente. Il rapitore prende appunti sul proprio registro, sistema gli strumenti e continua ad aspettare, mentre anche un silenzio o una domanda fuori posto possono cambiare l’equilibrio della situazione.
Sul piano visivo Kidnapped Simulator sceglie texture granulose, ombre nette e una prospettiva volutamente claustrofobica che richiama l’horror tridimensionale dell’epoca PS1. Il giocatore può guardarsi intorno, ma il confine fisico della stanza rimane stretto e Abel continua a essere presente ogni volta che lo sguardo torna verso di lui. Il nuovo trailer insiste proprio su questa calma innaturale: dopo aver ascoltato, annotato e ripulito le mani, Abel solleva il revolver e chiede se ci siano ultime parole. Questa volta, però, lo spazio della risposta è davvero vuoto.
