Con Lostbound, Tenkarider prova a costruire un action-adventure roguelite che fa della pressione costante il proprio tratto più riconoscibile. Annunciato insieme al publisher Tambù Digital, il gioco arriverà nel corso del 2026 su PC tramite Steam e mette al centro una fuga da una maledizione antica in un mondo che si consuma letteralmente sotto i piedi del giocatore. L’impianto guarda all’esplorazione dei classici Zelda-like, ma la rilegge attraverso una struttura più dura e mutevole, dove ogni movimento lascia una traccia permanente e dove il fallimento non dipende solo dai nemici, ma anche dalle scelte di percorso.
La minaccia che domina il gioco è una presenza chiamata The Hand, forza oscura che insegue il protagonista e lacera la strada percorsa. È da qui che nasce il cuore della tensione: tornare sui propri passi troppe volte significa esporre il cammino alla distruzione, restringere le vie di fuga e avvicinarsi all’Abisso. Lostbound sembra quindi costruito attorno a una logica semplice da capire ma potenzialmente severa da gestire, perché obbliga a pianificare, improvvisare e accettare che il mondo non resti mai davvero fermo mentre lo si attraversa.

Un mondo che si sgretola a ogni scelta
L’idea più interessante del progetto sta nel modo in cui trasforma il movimento in una risorsa da amministrare. Nei giochi d’avventura tradizionali esplorare significa spesso provare strade diverse fino a trovare quella giusta; in Lostbound, invece, ogni deviazione ha un costo. Il terreno cambia, si consuma, si richiude alle spalle del giocatore e rende ogni itinerario qualcosa da ponderare con attenzione. Non è solo una questione di orientamento, ma di sopravvivenza, perché la libertà di esplorazione è sempre accompagnata dalla paura di aver speso troppo tempo o di aver sbagliato sequenza.
Questo meccanismo si intreccia con la presenza dell’Abisso e con il sopraggiungere della notte, momento in cui The Hand diventa ancora più minacciosa. Il risultato, almeno nelle intenzioni, è un gioco dove la tensione non nasce da un singolo evento spettacolare ma dal logoramento progressivo dello spazio disponibile. Più si indugia, più il mondo si fa stretto, più ogni scelta diventa definitiva. È una buona base per un roguelite, perché promette di rendere ogni run diversa non solo nei contenuti, ma anche nel ritmo mentale con cui la si affronta.

Tra dungeon mutevoli, reliquie e percorsi sempre diversi
Accanto alla fuga e alla pressione ambientale, Lostbound mette in scena anche dungeon oscuri pieni di manufatti e reliquie decisive per la sopravvivenza. È in questi luoghi che rischio e ricompensa sembrano incontrarsi nel modo più netto: spingersi in profondità permette di costruire build più efficaci e trovare strumenti preziosi, ma restare troppo a lungo espone al ritorno della notte e alla caccia di The Hand. L’esplorazione dei sotterranei non sarà quindi una parentesi separata dal resto dell’avventura, bensì il punto in cui il gioco chiederà davvero quanto si è disposti a rischiare per diventare più forti.
La struttura roguelite promette inoltre mondi generati in modo diverso a ogni partita, con disposizione variabile degli scenari e degli artefatti. Questo significa che non esisterà un percorso da memorizzare una volta per tutte, ma un adattamento continuo alle risorse trovate e ai limiti imposti dal mondo. Tambù Digital, divisione videoludica della realtà italiana già nota nel campo dei giochi da tavolo e della gamification, sembra voler puntare proprio su questo equilibrio tra strategia e tensione immediata. Se manterrà ciò che promette, Lostbound potrebbe ritagliarsi uno spazio interessante tra quei roguelite che non si limitano a chiedere riflessi pronti, ma trasformano il semplice atto di avanzare in una scommessa costante contro il tempo e contro il crollo del mondo.




