Con Manafinder II, Wolfsden LLC torna nel proprio universo fantasy scegliendo una premessa che sposta subito il baricentro del racconto: il mondo non ha bisogno di essere salvato, semmai è il protagonista a dover trovare un motivo per continuare a esistere. Il gioco arriverà nel 2027 su PC tramite Steam e si presenterà come un RPG a turni di taglio classico, legato al primo Manafinder ma pensato per risultare accessibile anche a chi non ha mai toccato l’episodio del 2022.
La storia ruota attorno a Rey, indicato come l’ultimo essere umano conosciuto in una Theia che ha ormai archiviato la scomparsa della sua specie. Gli insediamenti umani sono diventati rovine abitate dai Purged, presenze ostili e misantropiche, mentre il resto del mondo continua a vivere secondo equilibri che non contemplano più l’uomo. Rey ha scelto l’isolamento, quasi lasciandosi consumare lentamente, finché l’arrivo del suo amico lupoide Remus non lo costringerà a rimettersi in cammino e a confrontarsi con una realtà che non lo accoglie più.
Un viaggio che parte dalla fine dell’umanità
L’elemento più interessante di Manafinder II sta proprio nella sua prospettiva narrativa. Invece di mettere al centro la salvezza del mondo, il gioco sembra voler lavorare su un’idea più intima e malinconica: quella di un sopravvissuto che si muove in un universo già andato oltre la sua specie. È una base che promette un tono più riflessivo del solito, in bilico tra disperazione, dovere, rabbia e speranza, e che potrebbe dare al viaggio di Rey un peso diverso rispetto al classico racconto fantasy costruito attorno all’eroe destinato a cambiare tutto.
Wolfsden parla apertamente di una storia che intreccia sopravvivenza e moralità, amore e futilità, lasciando intuire un racconto meno interessato all’epica pura e più concentrato sui rapporti, sulla fatica di andare avanti e sulla necessità di ridefinire il proprio posto in un mondo indifferente. In questo senso, il fatto che Rey non parta come salvatore ma come figura quasi rassegnata sembra già un buon segnale di personalità.
Combattimento a turni, ruoli di squadra e un mondo più ampio da attraversare
Sul piano del gameplay, Manafinder II si muoverà dentro coordinate molto riconoscibili per il JRPG di scuola classica, ma con una forte enfasi sui ruoli del party, sulla scelta delle armi e sulle affinità elementali. Il sistema di battaglia promette di far pesare davvero la composizione della squadra e lo sfruttamento delle debolezze nemiche, mentre il viaggio porterà il giocatore ad affrontare oltre 150 creature differenti, ciascuna con design e approccio tattico propri. Accanto agli scontri, non mancheranno raccolta di materiali, pesca, cucina, estrazione di minerali elementali e attività secondarie utili a sostenere la progressione.
La Theia di questo seguito si annuncia inoltre più varia e stratificata, con più di cinque grandi regioni e ambientazioni che vanno dalle fungiares alla città dei Luperci chiamata Alba, fino alle rovine umane di Cuauhtla. Rey potrà contare su sei membri del gruppo, incontrando lungo il cammino specie diverse come Luperci, Plantheians, Starfolk e Slimes. La durata prevista oscilla tra le dieci e le dodici ore per la sola storia principale, ma potrà spingersi fino a una ventina includendo missioni secondarie, aree opzionali e la caccia alle Rare Beasts. A completare il quadro ci saranno anche vignette in pixel art realizzate a mano durante le scene narrative, dettaglio che suggerisce un’attenzione particolare al tono e alla presentazione del racconto.
Per Wolfsden LLC, Manafinder II sembra quindi l’occasione per allargare ambizioni e respiro del primo capitolo senza rinunciare a quella dimensione da RPG compatto e molto autoriale che ne aveva definito l’identità. Se riuscirà a trasformare la sua premessa esistenziale in un viaggio davvero incisivo, il ritorno a Theia potrebbe rivelarsi più interessante di quanto lasci intuire il semplice richiamo al fantasy rétro.






