Tra i progetti indipendenti più piccoli e particolari di questa primavera, Missing The Point prova a ritagliarsi uno spazio con una premessa tanto semplice quanto insolita: pescare, lasciarsi trasportare dal ritmo dell’acqua e arrivare ai titoli di coda nel corso di una sola sessione. Il gioco sarà disponibile dal 9 aprile 2026 su PC tramite Steam e Itch.io e su PlayStation 5, portando con sé un’impostazione volutamente compatta, pensata per essere completata in un paio d’ore.
L’idea alla base del progetto non è quella della simulazione tradizionale né quella del gioco rilassante fine a sé stesso. Missing The Point usa infatti la pesca come gesto ripetuto e quasi minimale per aprire uno spazio di riflessione su distrazioni, legami passati e momenti della vita da accettare o rileggere. Il tono viene descritto come leggero e accessibile, ma attraversato da una vena più umana e meditativa, in un equilibrio che punta a costruire un’esperienza intima senza rinunciare a una certa eccentricità.
Una pesca strana, tra pesci molli e oggetti inattesi
Il cuore del gioco resta comunque estremamente leggibile: si pesca. Da questo gesto essenziale si sviluppa però un piccolo mondo in cui ogni cattura contribuisce a definire atmosfera e senso del viaggio. Tra i pesci finiscono infatti anche rifiuti, frammenti di inquinamento e qualcosa di più insolito, lasciando intuire che sotto la superficie non si nascondano soltanto prede, ma anche scarti, tracce e sorprese capaci di cambiare il tono dell’esperienza.
Uno degli aspetti più riconoscibili del progetto riguarda la sua componente visiva. Ogni cattura è stata realizzata a partire dalla scansione di ritagli tratti da dipinti su tela fatti a mano, scelta che conferisce al gioco un’identità materiale molto precisa. Più che puntare sul virtuosismo tecnico, Missing The Point sembra voler costruire il proprio fascino sulla consistenza degli oggetti, sull’artigianalità delle immagini e su una dimensione volutamente piccola, ma curata.
Un indie breve che guarda al surreale e all’intimità
Sviluppato in meno di un anno, il gioco nasce dall’espansione di un prototipo molto semplice con un pescatore stilizzato e cresce poi attorno a riferimenti che vanno dalle esperienze brevi e spiazzanti di David Szymanski a opere come The Stanley Parable, fino a suggestioni più surreali e oblique. Il risultato dichiarato è un titolo pensato come pausa calma dal caos contemporaneo, con meccaniche immediate e un investimento di tempo ridotto, senza però rinunciare a una propria densità narrativa.
Per In The Keep, che mette al centro una filosofia produttiva attenta a una scala sostenibile e a un lavoro più umano che industriale, Missing The Point rappresenta così una dichiarazione piuttosto chiara: un gioco piccolo, costruito con mezzi intimi e destinato a lasciare il segno non per quantità di contenuti, ma per tono, forma e capacità di trasformare un’azione banale come pescare in qualcosa di più ambiguo e riflessivo. In un mercato spesso dominato da esperienze dilatate e onnivore, la scelta di concentrare tutto in una sola seduta appare quasi come un gesto di sottrazione deliberata.




