C’è una piccola linea di giochi che sceglie di costruire il proprio fascino non sull’urgenza, sul pericolo o sulla sopravvivenza armata, ma sul piacere di guardare, raccogliere e capire un ambiente sconosciuto. Morels: Out of This World sembra muoversi esattamente in questa direzione. Abrams Studios ha annunciato che il gioco debutterà il 28 maggio 2026 su PC tramite Steam, portando i giocatori lontano dalla Terra, su pianeti variopinti popolati da funghi insoliti, animali alieni, creature preistoriche e paesaggi che cambiano radicalmente da un mondo all’altro.
Il punto di partenza è semplice ma piuttosto evocativo: invece di vestire i panni di un eroe armato o di un sopravvissuto braccato, il giocatore diventa un cercatore di funghi e un fotografo della fauna in ambienti extraterrestri. Morels: Out of This World punta quindi su un’esplorazione senza combattimenti, tutta centrata sulla scoperta lenta, sulla documentazione delle specie incontrate e su una progressione costruita attraverso osservazione e collezione. È una premessa che dà subito al progetto un’identità distinta, più vicina al gusto per la meraviglia che non alla tensione tradizionale dell’avventura fantascientifica.
Pianeti alieni, foreste luminose e creature da osservare
Uno degli aspetti più promettenti del gioco è la varietà dei mondi visitabili. Abrams Studios parla di quattro mappe aliene uniche, ciascuna con terreno, atmosfera e sorprese proprie. Si va da giungle luminose e innaturali a pianeti desertici più ostili, passando per foreste bizzarre e persino per un mondo in cui i dinosauri sono ancora presenti. Più che una semplice galleria di sfondi esotici, Morels: Out of This World sembra voler costruire un piccolo catalogo di ecosistemi diversi, pensati per spingere il giocatore a cambiare sguardo e abitudini a seconda del luogo in cui si trova.
L’esplorazione sarà accompagnata dalla raccolta di funghi rari e dalla possibilità di fotografare creature e oggetti sparsi nei vari biomi. Ogni pianeta ospiterà quindi forme di vita differenti, sia aliene sia preistoriche, da individuare e catalogare con calma. Il gioco promette inoltre un photobook in cui conservare gli scatti realizzati, dettaglio che rafforza il lato contemplativo dell’esperienza e suggerisce un approccio meno fondato sulla prestazione e più sul desiderio di trattenere e ordinare ciò che si è scoperto durante il viaggio.
Stagioni, attività settimanali e una progressione costruita sulla curiosità
Accanto all’esplorazione libera, Morels: Out of This World introdurrà anche un sistema di variazioni stagionali pensato per modificare la disposizione dei funghi, l’attività degli animali e le condizioni atmosferiche nel corso delle partite. È una scelta interessante perché aggiunge mobilità a un impianto altrimenti molto pacato, spingendo a tornare negli stessi luoghi con uno sguardo diverso e a cercare ciò che prima non c’era o non era visibile nello stesso modo. A questo si affiancheranno compiti settimanali, come trovare un certo numero di funghi o fotografare specifiche creature, così da dare piccoli obiettivi aggiuntivi a chi desidera una struttura un po’ più guidata.
Non mancheranno neppure un negozio outdoor per acquistare oggetti utili, un Hunter’s Manual con consigli e pagine da sbloccare salendo di livello, e varie opzioni di personalizzazione dell’esperienza sonora, tra brani musicali selezionabili e il semplice accompagnamento dei suoni naturali. C’è poi anche una Exploration Mode in cui si potrà giocare nei panni di creature aliene, introducendo una variazione più leggera e curiosa rispetto alla formula principale. Tutto lascia intuire un progetto che non cerca la grande avventura spettacolare, ma una forma di fantascienza rilassata e osservativa, costruita per chi ama esplorare mondi strani senza essere costretto a combatterli. In un panorama spesso dominato dall’azione e dalla conquista, Morels: Out of This World prova così a ritagliarsi il suo spazio attraverso il gesto più semplice e forse più raro: fermarsi a guardare.




