Öoo mette una bomba sotto al platform

In Öoo il protagonista non salta, non parla, non combatte con una spada leggendaria e non ha nemmeno il buon senso biologico di restare tutto intero. È un bruco, o qualcosa che gli assomiglia abbastanza da non farci chiamare subito un entomologo, capace di staccare segmenti esplosivi dal proprio corpo per muoversi, risolvere enigmi e aprire passaggi. Sviluppato da NamaTakahashi, tiny cactus studio e Tsuyomi e pubblicato da Amata Games, il gioco è un puzzle platformer esplorativo in pixel art, senza testi e costruito attorno a una singola idea usata con sorprendente fantasia. Lo abbiamo provato su PlayStation 5; Öoo è disponibile anche su Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC tramite Steam.

La premessa sembra una battuta uscita da un blocco appunti tenuto aperto durante una notte di poca lucidità: bruco bomba, mappa misteriosa, zero dialoghi, durata due o tre ore. La differenza è che Öoo non si limita a essere carino o strano. Prende quella trovata e la trasforma in un sistema di movimento, esplorazione e ragionamento spaziale. Ogni detonazione serve a capire qualcosa: come prendere quota, come spingersi lateralmente, come raggiungere una piattaforma, come sfruttare un rimbalzo, come guardare una stanza da un’angolazione diversa. È un gioco piccolo, ma non pensa in piccolo. E soprattutto non fa l’errore di spiegare per dieci minuti una cosa che si capisce molto meglio facendo esplodere un bruco.

Öoo mette una bomba sotto al platform

La fisica del bruco bomba

Il cuore di Öoo è tutto nel rapporto tra limite e invenzione. Il protagonista può muoversi a sinistra e a destra, ma non può saltare. Per superare un ostacolo deve lasciare cadere una bomba e usare l’esplosione come spinta. Una detonazione sotto al corpo diventa un salto, una laterale diventa uno slancio, una catena di segmenti permette traiettorie più complesse. La cosa notevole è che il gioco introduce queste possibilità senza lezioni frontali: dispone ostacoli, passaggi e piccoli indizi ambientali in modo da far nascere l’intuizione. Quando la soluzione arriva, non sembra un favore del level designer, ma una piccola conquista personale. Con un protagonista meno esplosivo, certo, sarebbe anche meno preoccupante.

La crescita non passa da menu, statistiche o alberi di abilità travestiti da arredamento. Si ottengono nuovi segmenti, si imparano nuove combinazioni e si torna a osservare la mappa con occhi diversi. Le doppie detonazioni permettono correzioni in aria, piccoli voli controllati, attraversamenti più audaci e accesso a segreti che all’inizio sembravano decorazione. Öoo ha un margine di precisione ben calibrato: chiede tempismo, ma non pretende esecuzioni da speedrunner in crisi mistica. Gli errori sono frequenti, perché il gioco invita a provare, ma i checkpoint riducono la frustrazione e lasciano sempre la sensazione di poter ripetere il tentativo con una soluzione più pulita.

Öoo mette una bomba sotto al platform

Metroidvania tascabile, senza gonfiarsi

La struttura è quella di un piccolo metroidvania, ma senza la sindrome del corridoio infinito riempito per fare volume. La mappa è compatta, collegata, piena di passaggi nascosti e scorciatoie che acquistano senso man mano che si padroneggiano le bombe. Non ci sono dialoghi, missioni secondarie, diari da leggere o nomi impronunciabili di antiche civiltà cadute in rovina. Il gioco comunica attraverso ostacoli, percorsi e conseguenze. Un blocco distruttibile, una fessura, un salto apparentemente impossibile o una piattaforma lontana diventano domande molto semplici: con quale esplosione ci si arriva?

La durata contenuta è una scelta quasi sempre positiva. Öoo si completa in due o tre ore, e proprio per questo mantiene un ritmo molto compatto. Ogni area aggiunge una variazione, ogni nuova tecnica rilegge quelle precedenti, ogni segreto sembra pensato per premiare la curiosità più che per gonfiare una percentuale. Il rovescio della medaglia arriva nel finale: quando le tecniche avanzate iniziano a suggerire sviluppi più ambiziosi, il viaggio si chiude. Non è un difetto grave, ma è il classico caso in cui il gioco lascia fame non perché manchi sostanza, bensì perché alcune idee sembravano pronte per un’ultima zona più cattiva, più generosa o più sperimentale. Il bruco, insomma, aveva ancora qualche petardo nella schiena.

Öoo mette una bomba sotto al platform

Carino, strano e senza bisogno di parole

La direzione artistica accompagna bene questa compattezza. Öoo usa una pixel art semplice, fatta di forme tonde, colori morbidi e ambienti che sembrano oscillare tra grotta, ecosistema sotterraneo e interno di una creatura che probabilmente dovrebbe cambiare alimentazione. Il protagonista è tenero nel modo assurdo in cui può esserlo un essere che si smonta per esplodere. Il mondo ha un tono grazioso ma non zuccheroso, misterioso ma non pesante. La mancanza di testi elimina qualunque barriera linguistica e diventa parte della sua identità: tutto si capisce attraverso movimento, causa ed effetto, senza che un tutorial venga a bussare con il ditino alzato.

Anche il suono lavora per sottrazione. L’atmosfera è sommessa, quasi cavernosa, più interessata a creare un piccolo spazio sospeso che a spingere l’avventura con una colonna sonora invadente. Qualcuno potrebbe desiderare più musica, ma il silenzio relativo funziona con il tono del gioco: Öoo non vuole sembrare epico, vuole far osservare, provare e scoprire. Su PlayStation 5 la prova scorre senza inciampi tecnici significativi. I comandi rispondono bene, le detonazioni hanno una fisica affidabile e l’errore dipende quasi sempre dal tempismo o da una soluzione non ancora capita. In un puzzle platformer così concentrato, è un elemento decisivo: se l’esplosione non fosse precisa, il bruco passerebbe da adorabile a imputato.

Il giudizio finale è molto positivo perché Öoo riesce a concentrare design, identità e durata in una forma quasi perfetta per ciò che vuole raccontare attraverso il movimento. Non ha grandi ambizioni narrative, non cerca profondità simboliche appiccicate con la colla, non pretende di reinventare il metroidvania. Lavora su una trovata e la sviluppa con intelligenza, trasformando ogni stanza in una piccola domanda di fisica, spazio e intuizione. Resta il rimpianto per una chiusura rapida, arrivata proprio quando il sistema sembrava pronto per qualche sfida più elaborata. Ma nel tempo che si prende, Öoo diverte, sorprende e conferma una cosa semplice: a volte basta un bruco con le bombe per ricordare a molti giochi più grandi come si costruisce una buona idea.

Öoo mette una bomba sotto al platform
Öoo
In sintesi:
Öoo è un puzzle platformer esplorativo breve, brillante e costruito con grande precisione attorno a una sola idea: usare le bombe del protagonista per muoversi, raggiungere segreti e risolvere enigmi ambientali. Il gioco comunica senza testi, quindi non ha barriere linguistiche, e riesce a insegnare le proprie regole attraverso ostacoli, traiettorie e sperimentazione. La mappa compatta evita riempitivi, i checkpoint riducono la frustrazione e la fisica delle detonazioni sostiene bene sia le soluzioni più semplici sia le tecniche avanzate. Peccato soltanto per una durata che lascia il desiderio di qualche area più ambiziosa proprio quando il sistema sembra pronto a spingersi oltre. Una piccola avventura riuscita, tenera e strana al punto giusto, consigliata a chi ama metroidvania raccolti e puzzle platformer basati su idee chiare.
80

Massimo Santoro

Massimo Santoro ha passato talmente tante ore davanti ai videogiochi da trasformare quella passione in un bisogno quotidiano di raccontarli. Cresciuto tra JRPG, controller consumati e soundtrack ascoltate in loop, cerca sempre di unire entusiasmo e analisi lucida. Non si considera un veterano, ma compensa con curiosità feroce: prova tutto, studia tutto, esplora ogni genere senza pregiudizi. Scrive di videogiochi e cultura otaku con ritmo vivace, attenzione ai dettagli e una punta di ironia, convinto che il bello di questo medium sia continuare a scoprirlo, livello dopo livello.

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