PAON debutta con l’EP “Philosophie du Soi” e apre il suo universo tra space jazz e fantascienza

Con “Philosophie du Soi”, il duo francese PAON inaugura un percorso che non vuole limitarsi a una semplice uscita discografica, ma presentarsi fin da subito come l’inizio di un mondo narrativo vero e proprio. Il progetto, formato dalla cantante e autrice Pernelle e dal compositore e producer Lemm, si affaccia sulla scena con un EP di debutto composto da cinque brani che intrecciano jazz, ambient, rock ed elettronica sperimentale in quella che gli autori definiscono una forma di “space jazz”. Il risultato punta a un ascolto che non si esaurisce nella sola musica, ma prova a suggerire un immaginario più ampio, sospeso tra racconto cinematografico, metamorfosi interiore e fantascienza.

L’uscita rappresenta il primo atto di una costruzione destinata a svilupparsi nel tempo attraverso EP, singoli, videoclip e future collaborazioni. Alla base c’è una tensione tematica molto chiara: il rapporto tra immaginazione e realtà, tra ciò che viene vissuto e ciò che invece prende forma come proiezione mentale, sogno o mondo alternativo. In questo senso, “Philosophie du Soi” si presenta come una porta d’ingresso in una narrazione più grande, dove i corpi celesti vengono immaginati come sogni manifestati su scala cosmica e la musica diventa il mezzo attraverso cui questo universo prende voce.

Un progetto musicale che pensa come un racconto

La particolarità di PAON sta proprio nel modo in cui la componente sonora viene trattata come parte di una costruzione narrativa a lungo raggio. Pernelle descrive il progetto come qualcosa coltivato per anni, nato da una spinta personale verso la scrittura di mondi, culture e linguaggi immaginari, fino a trasformarsi in una vera identità artistica autonoma. Il nome stesso del duo, che in francese significa “pavone”, viene caricato di un valore simbolico forte: non un semplice emblema estetico, ma la manifestazione di una trasformazione, di una dimensione interiore che prova a farsi realtà attraverso la musica.

Questo approccio si riflette anche nella natura dell’EP, che si muove tra registri diversi senza inseguire una forma troppo prevedibile. Il jazz d’avanguardia convive con tessiture ambientali, slanci rock e stratificazioni elettroniche, mantenendo però un tono compatto e riconoscibile. Più che un esercizio di contaminazione, “Philosophie du Soi” sembra voler costruire un linguaggio proprio, in cui la libertà improvvisativa e la produzione più cinematografica servono a dare corpo a un mondo in formazione.

Dai videogiochi a un’identità nuova e più personale

Per chi segue la musica nei videogiochi, il nome di Pernelle non arriva certo dal nulla. La cantante ha già lavorato su produzioni come Stellar Blade, Outer Worlds 2 e Goddess of Victory: Nikke, costruendo nel tempo un rapporto con un pubblico internazionale abituato a prestazioni vocali fortemente atmosferiche e molto legate alla dimensione narrativa. PAON rappresenta però uno scarto deciso rispetto a quel percorso: non più la voce al servizio di un universo creato da altri, ma la voce come centro di una visione originale, personale e totalizzante.

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Questa origine, tuttavia, resta percepibile. Anche in “Philosophie du Soi” emergono infatti una forte attenzione per l’atmosfera, una sensibilità quasi “personaggio-centrica” nell’uso della voce e una volontà di raccontare più che semplicemente accompagnare. È probabilmente qui che il progetto può trovare un punto di contatto più diretto con il pubblico proveniente dall’ambiente videoludico: nella capacità di costruire immagini, tensioni e suggestioni sonore che sembrano già pensate come parte di un’esperienza più vasta.

Con questo primo EP, PAON avvia dunque un percorso che si annuncia ambizioso e volutamente mutevole. La promessa non è quella di un debutto chiuso in se stesso, ma di una narrazione musicale destinata a crescere nel tempo, atto dopo atto. Se il progetto riuscirà a mantenere coerenza e profondità nel lungo periodo, “Philosophie du Soi” potrebbe essere ricordato non solo come un esordio riuscito, ma come il punto iniziale di un universo artistico capace di parlare insieme alla musica, all’immagine e all’immaginazione.

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