Japan Productions ha pubblicato un nuovo trailer di gameplay di Resonant Q, offrendo uno sguardo più approfondito sull’evoluzione del progetto e sui progressi compiuti in termini di comparto visivo, sistemi di gioco e ritmo dell’azione. Il filmato mette al centro l’identità dell’opera, che intreccia combattimenti in terza persona, meccaniche survival, gestione delle risorse e una componente cooperativa pensata per un massimo di tre giocatori.
Resonant Q si presenta come uno shooter survival sci-fi dalle tinte cupe, ambientato su un RingWorld in disfacimento sospeso sopra una Terra ormai ridotta in rovina. La costruzione del mondo, ispirata alla fantascienza “hard” e all’orrore cosmico, si arricchisce inoltre della lore firmata da Steve Parker, autore con lunga esperienza nell’universo di Warhammer 40,000.
Un RingWorld che crolla e missioni che consumano il tempo
Nel gioco si vestono i panni dei Volts, guerrieri esperti inviati in RUN ad alto rischio lungo un anello orbitale in collasso, collegato a un ascensore spaziale e attraversato da strutture decadenti, anomalie e tecnologia perduta. Ogni missione, secondo la visione proposta dal trailer, è concepita come una corsa contro l’esaurimento: esplorare significa esporsi, combattere significa consumare, e restare troppo a lungo nel Ring equivale a compromettere il ritorno.
L’elemento più distintivo del sistema ruota attorno all’energia della tuta, una risorsa condivisa che alimenta praticamente ogni aspetto dell’esperienza. Non si tratta soltanto di “munizioni” o stamina, ma di una valuta vitale che regola ossigeno, scansioni, gadget, abilità, armi e persino le procedure di estrazione. Il trailer insiste su questa logica di pressione costante, in cui l’avanzamento non è mai gratuito e ogni scelta, anche apparentemente banale, può tradursi in un costo immediato.
Combattimento, cooperativa e ricostruzione sotto l’ascensore spaziale
Sul fronte dell’azione, Resonant Q propone scontri in terza persona dal taglio reattivo e aggressivo, ma sempre legati a vincoli di sopravvivenza: sparare, analizzare o attivare un’abilità significa sottrarre energia al proprio margine di sicurezza. È un’impostazione che sembra spingere verso un approccio più ragionato, dove l’efficacia non dipende solo dalla mira, ma dalla capacità di amministrare ciò che resta prima che il Ring presenti il conto.
La struttura a RUN definisce un ciclo di gioco basato su ingresso, recupero di materiali e tecnologia, caccia alle anomalie ed estrazione entro i limiti imposti dal consumo energetico. A sostenere questa filosofia interviene anche la possibilità di affrontare l’esperienza in solitaria o in cooperativa, coordinandosi con altri due giocatori per distribuire ruoli, pianificare l’uso dell’energia e scegliere il momento giusto per abbandonare la missione.
A fare da contrappunto alla tensione delle spedizioni c’è infine l’idea di un progresso legato al recupero e alla ricostruzione: ciò che viene salvato dal Ring può trasformarsi in potenziamenti, strumenti e nuove possibilità, contribuendo a rimettere in piedi un insediamento fragile situato sotto l’ascensore spaziale. Un tassello che, almeno sulla carta, promette una crescita graduale non solo dell’equipaggiamento, ma anche della capacità di affrontare un mondo sempre più ostile e indecifrabile.







