La collaborazione tra Wired Productions e Tomas Sala apre un nuovo capitolo con ShipShaper, progetto creativo dedicato alla costruzione libera di imbarcazioni. Il publisher britannico ha confermato che si occuperà della pubblicazione del nuovo titolo dello sviluppatore, proseguendo un rapporto iniziato ormai da diversi anni e legato all’universo di The Falconeer. Per accompagnare l’annuncio è stato diffuso anche un nuovo trailer, mentre la demo è già disponibile su Steam.
Dopo le distese aeree e marine del Great Ursee, ShipShaper cambia scala e prospettiva, trasformando la costruzione navale in un’esperienza immediata, tattile e volutamente priva di rigidità. Il gioco permette di modellare scafi e strutture trascinando, piegando, spingendo e deformando le forme, con l’obiettivo di rendere la creazione rapida e accessibile, più vicina al piacere del gioco manuale che alla complessità di un editor tecnico.
Un cantiere navale senza regole rigide
In ShipShaper, il giocatore può dare forma a navi, sottomarini, battelli a vapore e altre costruzioni nate dalla propria immaginazione, per poi osservarle in diorami, fotografarle o racchiuderle simbolicamente in una bottiglia. La filosofia del progetto è quella di eliminare il più possibile l’attrito tra idea e realizzazione, lasciando spazio a forme eccentriche, soluzioni improbabili e costruzioni che non devono necessariamente rispettare un modello realistico.
Le prime prove della demo hanno già mostrato come gli utenti stiano usando gli strumenti in modi non previsti dallo stesso sviluppatore, spingendo il sistema oltre le intenzioni iniziali. È proprio questa libertà a definire l’identità del gioco: ShipShaper non vuole essere soltanto un editor di navi, ma uno spazio creativo in cui sperimentare con forme, volumi e silhouette senza sentirsi vincolati da un obiettivo prestazionale o da una struttura di progressione tradizionale.
Dal mondo di The Falconeer alla condivisione dei modelli
Il legame con l’universo di The Falconeer resta comunque centrale. ShipShaper fa parte dello stesso immaginario e permetterà ai fan di costruire una nave ed esportarla direttamente in Bulwark, ampliando così il rapporto tra creazione personale e mondo di gioco. La possibilità di esportare modelli 3D in formato FBX rafforza inoltre la natura aperta del progetto, pensato anche per chi vuole utilizzare le proprie creazioni in contesti esterni.
Uno degli aspetti più particolari dell’iniziativa riguarda infatti la licenza commerciale gratuita. Tomas Sala intende permettere a sviluppatori e creatori di costruire, adattare e usare gli asset realizzati con ShipShaper nei propri progetti senza costi aggiuntivi. È una scelta coerente con una visione autoriale che negli anni ha spesso privilegiato strumenti agili, mondi personali e un rapporto molto diretto tra creatività del giocatore e identità del gioco.
Wired Productions descrive il progetto come un nuovo esempio della capacità di Sala di costruire mondi più che semplici meccaniche. Dopo The Falconeer e Bulwark: Falconeer Chronicles, ShipShaper sembra proseguire quella stessa ricerca in una forma più raccolta e immediata, trasformando l’oceano in una piccola officina di fantasia. Il risultato punta a un pubblico che ama creare, modificare, fotografare e condividere, ma anche a chi cerca un’esperienza rilassata, libera e capace di sorprendere attraverso la semplicità dei suoi strumenti.
La demo disponibile su Steam rappresenta quindi il primo approdo concreto per un progetto che vuole fare della libertà la propria rotta principale. In un panorama spesso dominato da editor complessi o da sistemi creativi molto guidati, ShipShaper prova a scegliere una strada diversa: pochi ostacoli, molta manipolazione diretta e l’invito a costruire qualcosa che forse non dovrebbe galleggiare, ma che proprio per questo vale la pena vedere prendere forma.




