L’umanità è scomparsa, la stazione spaziale sta lentamente cedendo e a bordo è rimasto soltanto un piccolo gatto spaventato. È da questa situazione essenziale che parte The Last Cat in the Universe, nuovo progetto di Apamate Studio pubblicato da Flynn’s Arcade, in uscita il 29 ottobre su Nintendo Switch. Il protagonista è un’AI il cui ultimo ordine è tanto semplice quanto impegnativo: prendersi cura dell’animale e offrirgli un luogo sicuro mentre tutto intorno continua a deteriorarsi.
Il gioco adotta una struttura narrativa incrementale concentrata in un’esperienza di circa due o tre ore, pensata per essere completata in una o due sessioni. Al posto di cicli potenzialmente infiniti, la progressione accompagna una storia con un inizio e una conclusione precisi: esplorando i resti della struttura orbitale bisognerà recuperare ciò che può ancora essere utilizzato, costruire un ambiente caldo per il gatto e ricostruire progressivamente ciò che è accaduto all’equipaggio.
Costruire un rifugio mentre la stazione cade a pezzi
Le operazioni di recupero seguono un ritmo volutamente rilassato. Passando sopra campi di detriti è possibile estrarre materiali senza affidarsi a sequenze frenetiche di clic, accumulando ciò che serve per migliorare gli strumenti e raggiungere progressivamente gli strati più profondi della stazione. Ogni potenziamento produce effetti concreti sulle capacità dell’AI, aumentando l’efficienza con cui possono essere smantellate e riutilizzate le parti ancora accessibili della struttura.
La crescita, tuttavia, deve essere costantemente bilanciata con le necessità del piccolo superstite. Investire nelle tecnologie più potenti significa anche fare i conti con una stazione sempre più instabile, nella quale mantenere aria respirabile e un rifugio sufficientemente caldo diventa progressivamente più costoso. The Last Cat in the Universe costruisce così la propria tensione senza trasformarsi in un survival tradizionale: la pressione nasce soprattutto dalla necessità di decidere quanto spingersi oltre per recuperare nuove risorse senza trascurare la fragile vita affidata all’AI.
Una ninna nanna tra i resti dell’equipaggio
Fra i detriti sono nascosti anche i frammenti di una ninna nanna legata alla storia della stazione e delle persone che un tempo vivevano al suo interno. Ricomporla diventa parte del percorso narrativo, permettendo di avvicinarsi gradualmente al passato mentre il presente si riduce sempre più al rapporto tra una macchina e l’ultima creatura di cui deve occuparsi. La raccolta delle risorse assume quindi anche una funzione narrativa, intrecciando crescita meccanica e scoperta dei ricordi lasciati dietro di sé dall’equipaggio.
Un ruolo importante è affidato anche alla colonna sonora originale, realizzata in collaborazione con la cantautrice venezuelana Diora Salazar. Le musiche cambieranno insieme alla progressione, passando da ritmi più meditativi a momenti emotivamente più intensi e accompagnando direttamente il climax della vicenda. The Last Cat in the Universe sceglie così una scala volutamente intima per raccontare la fine dell’umanità: niente grandi battaglie per salvare la galassia, ma il compito molto più piccolo e concreto di assicurarsi che, nel buio di una stazione ormai condannata, l’ultimo gatto abbia ancora un posto caldo in cui dormire.
