Tra i giochi indipendenti che provano a contaminare generi diversi con un’immagine forte, The Wake sceglie una strada curiosa e potenzialmente molto fertile: prendere la pesca, piegarla verso il combattimento e immergerla in un mondo apertamente ispirato all’immaginario lovecraftiano. Dal 24 aprile sarà possibile provarne gratuitamente la demo su PC attraverso Steam, primo assaggio di un progetto sviluppato dallo studio tedesco Playground Pigeon e destinato a debuttare in versione completa nel corso del 2026, sempre su PC, con piani già dichiarati anche per PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
La premessa porta il giocatore dentro una situazione subito ostile. Una tempesta soprannaturale scaraventa il protagonista su un arcipelago misterioso disseminato di rovine antiche, mentre le acque che lo circondano si rivelano abitate da creature sconosciute e da specie di pesci primordiali tutt’altro che passive. È qui che The Wake prova a differenziarsi: la pesca non è un’attività contemplativa o un semplice intermezzo, ma il centro di una lotta per la sopravvivenza in cui ogni creatura va studiata, affrontata e indebolita con la giusta combinazione di attrezzatura, abilità e attenzione tattica.
Pesca e combattimento nello stesso gesto
Il cuore del gioco sembra stare proprio nel modo in cui trasforma la cattura delle creature in una forma di scontro. In The Wake ogni pesce possiede attacchi propri e poteri arcani differenti, e questo costringe il giocatore non soltanto a scegliere canne, ami ed esche adeguate, ma anche a capire habitat, dieta e punti deboli delle prede. La componente di pesca si fonde così con una struttura più apertamente action, dove schivare, gestire le priorità e consumare lentamente l’energia del bersaglio diventa essenziale quanto individuare l’esca corretta.
È un’impostazione che può dare al progetto una personalità molto precisa, soprattutto perché evita di usare il riferimento lovecraftiano come semplice cornice decorativa. Le creature marine non sono solo bizzarre o mostruose: sembrano essere il veicolo attraverso cui il gioco costruisce un rapporto costante tra ignoto e meccanica. Ogni incontro promette di essere insieme scoperta zoologica deviata, sfida tattica e confronto con qualcosa che viene da un passato remoto, quasi indecifrabile. Se questa promessa sarà mantenuta, The Wake potrebbe ritagliarsi uno spazio interessante tra i titoli che usano la pesca come linguaggio ludico ma la portano in territori ben più inquieti del solito.
Un arcipelago da esplorare tra rovine, risorse e magia primordiale
Accanto alla pesca-combattimento, il gioco costruisce anche una dimensione più ampia di esplorazione e progressione. Muovendosi tra le isole, il giocatore potrà raccogliere risorse utili per migliorare canne, armi e imbarcazione, mentre un sistema di energia magica primordiale offrirà vantaggi sia durante la pesca sia nelle battaglie. Le rune, in particolare, dovrebbero permettere di personalizzare e rafforzare gli incantesimi, segnale di un progetto che non vuole limitarsi a un ciclo lineare di cattura e potenziamento, ma punta a introdurre una vera stratificazione tra equipaggiamento, magie e scelte tattiche.
La demo disponibile dal 24 aprile servirà proprio a dare una prima misura di questo equilibrio. Chi la proverà si ritroverà su un arcipelago di isole oscure, alle prese con acque ostili e con la caccia a un primo gruppo selezionato di creature marine mutate. È un test che dovrebbe chiarire fin da subito se The Wake riesca davvero a tenere insieme le sue anime — avventura oscura, sopravvivenza, open world, pesca e magia — senza disperdersi. Per ora, il fascino del progetto sta tutto in questa collisione di elementi: un mare che non promette quiete, una lenza che vale anche come arma e un mondo che sembra chiedere di essere interpretato prima ancora che semplicemente esplorato.






