Le tombe egizie segneranno il momento in cui Tomb Raider: Legacy of Atlantis abbandonerà ogni cautela nel mostrare il lato soprannaturale dell’avventura. Amazon Game Studios e Crystal Dynamics hanno pubblicato un nuovo episodio della serie di mini-documentari dedicata alla reinterpretazione del classico del 1996, concentrandosi questa volta sulle creature che Lara Croft incontrerà in Egitto e, in particolare, sulla Cat Mummy. Il gioco, sviluppato da Crystal Dynamics insieme a Flying Wild Hog, sarà disponibile dal 12 febbraio 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam.
Il nuovo approfondimento prosegue direttamente il percorso iniziato con il precedente diario dedicato alle tombe e alle divinità dell’Egitto, mostrando cosa accadrà quando l’esplorazione lascerà spazio al combattimento. Se la conclusione della Grecia accenna già alla presenza di un centauro, l’arrivo nella regione egiziana renderà le creature mitologiche una componente molto più evidente dell’esperienza, con avversari costruiti per appartenere visivamente e meccanicamente ai luoghi attraversati da Lara.
La Cat Mummy cambia ritmo agli scontri
La Cat Mummy è stata scelta dagli sviluppatori come uno degli esempi più chiari di questa evoluzione. L’incontro è introdotto dalla caduta di un sarcofago, dal quale la creatura emerge trasformando immediatamente la situazione in uno scontro. Non si limita però ad avanzare lentamente verso Lara: può scagliare palle di fuoco dalla distanza e compiere balzi per accorciare rapidamente lo spazio, alternando quindi attacchi magici e combattimento ravvicinato. La sua presenza riflette un aumento progressivo della difficoltà e soprattutto una maggiore varietà nel repertorio dei nemici.
Il comportamento della creatura permette inoltre di vedere più da vicino il contributo di Flying Wild Hog, impegnata nell’animazione degli avversari e nella definizione delle loro reazioni durante gli scontri. L’obiettivo è impedire che il combattimento si riduca a sparare da una posizione relativamente sicura: arsenale, mobilità e ambiente devono essere sfruttati insieme, costringendo Lara a cambiare continuamente posizione. È una filosofia coerente con quanto già mostrato nel diario dedicato a combattimento, creazione degli oggetti e abilità, dove il sistema offensivo appariva molto più articolato rispetto a quello dell’originale.
Dalla Grecia all’Egitto, ogni creatura appartiene al suo territorio
L’Egitto rappresenterà anche un cambio di scala nella presenza delle creature ultraterrene. Dopo gli avversari incontrati nelle sezioni precedenti, qui le forme ibride e mitologiche saranno portate in primo piano e costruite attorno alle caratteristiche della regione. Il principio seguito dal team è quello di evitare una fauna distribuita indistintamente lungo l’intera avventura: ogni zona deve possedere nemici riconoscibili e coerenti con la propria identità, rafforzando la sensazione di attraversare luoghi realmente differenti invece di semplici variazioni scenografiche dello stesso percorso.
La scelta prosegue il lavoro già visto con le creature della Grecia, ma l’Egitto sembra destinato a rendere molto più esplicito quel lato fantastico che il Tomb Raider del 1996 faceva emergere gradualmente durante la spedizione. Tomb Raider: Legacy of Atlantis continua così a ricostruire l’avventura originale senza limitarsi a modernizzarne grafica e controlli: anche la progressione dei nemici viene ripensata per trasformare il passaggio dall’archeologia al mito in un cambiamento concreto nel modo di esplorare e combattere.
