Quando Tombi scatta in avanti con quell’andatura un po’ molleggiata, i capelli rosa che sembrano sfidare la fisica e una fiducia incrollabile nel fatto che il mondo, prima o poi, gli verrà incontro, non sta solo iniziando un livello: sta ricordandoci che un tempo i platform erano luoghi ostinatamente strani. Tomba! 2: The Evil Swine Return Special Edition, sviluppato da Whoopee Camp e oggi riportato alla luce da Limited Run Games, approda su PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch e PC come porting dell’originale uscito su PlayStation nel 1999. La versione qui analizzata, su PlayStation 5, non cerca di addomesticare il suo passato: lo espone con orgoglio, tra intuizioni geniali, spigoli evidenti e una personalità che ancora oggi non chiede permesso.
La storia, del resto, non pretende mai di essere più di ciò che è: Tabby è scomparsa, i Maiali Cattivi sono tornati e il mondo, che sembrava finalmente respirare, ricade in una bizzarra emergenza suina. È un pretesto narrativo leggero, quasi fanciullesco, ma perfettamente funzionale a sorreggere un viaggio fatto di deviazioni, missioni intrecciate e luoghi che sembrano esistere più per stuzzicare la curiosità che per essere davvero “completati”.
Geometrie instabili e salti di fede
Il fascino peculiare di Tomba! 2: The Evil Swine Return Special Edition nasce dalla sua struttura volutamente irregolare. Il gioco alterna sezioni in 2.5D, dove l’azione si sviluppa su piani laterali con improvvisi cambi di profondità, ad aree completamente tridimensionali che rinunciano però alla libertà tipica dei platform moderni. Non è una soluzione elegante, ma è coerente con un design che preferisce sorprendere piuttosto che rassicurare.
Il controllo del personaggio è, ancora oggi, una questione di fiducia reciproca. Il salto di Tombi è leggero, instabile, talvolta capriccioso, influenzato dall’equipaggiamento e pronto a tradire nei momenti meno opportuni. È una fisica che obbliga a imparare, non a improvvisare. Armi e strumenti, dal martello infuocato al boomerang glaciale, diventano chiavi di lettura dell’ambiente più che semplici strumenti offensivi, trasformando ogni area in un piccolo problema da decifrare.
Il sistema di missioni, con le sue 137 attività disseminate nel mondo di gioco, è al tempo stesso il cuore pulsante e la principale fonte di frustrazione. Gli incarichi si sovrappongono, si richiamano, si nascondono dietro titoli enigmatici, affidandosi a una memoria che il gioco dà per scontata. È un’impostazione che oggi appare ostinatamente antiquata, ma che restituisce anche un senso di scoperta raro, a patto di accettare di smarrirsi con una certa eleganza.
Un restauro rispettoso, con qualche cerotto
La Special Edition di Tomba! 2 non è una riscrittura, ma un intervento di manutenzione affettuosa. Le nuove opzioni introdotte da Limited Run Games, come il salvataggio libero e il riavvolgimento dell’azione, non cambiano la natura del gioco, ma ne mitigano gli eccessi più punitivi. Salvare in qualsiasi momento alleggerisce la tensione da errore irreversibile, mentre il rewind permette di rimediare a un salto mal calcolato, anche se la sua implementazione rimane curiosamente defilata.
Particolarmente apprezzabile è il recupero della colonna sonora giapponese originale, finalmente disponibile anche in Occidente. Un’aggiunta che restituisce coerenza all’atmosfera, pur lasciando intatti i limiti di un missaggio che tende ancora a sovrastare le voci, doppiate in inglese con un entusiasmo oggi involontariamente comico. Dal punto di vista tecnico, la versione PlayStation 5 è stabile e pulita, ma non ambisce a stupire: preserva, non reinventa.
Il museo digitale, ricco di materiali d’archivio, artwork e documenti di sviluppo, è una piacevole digressione per chi ama osservare i giochi anche come oggetti storici, sebbene l’assenza di approfondimenti video lasci la sensazione di una collezione incompleta.
Un’anomalia che resiste al tempo
Giocare oggi a Tomba! 2: The Evil Swine Return Special Edition significa accettare un patto implicito: questo è un gioco che non si preoccupa di farti sentire a tuo agio. È confuso, testardo, a tratti irritante, ma anche profondamente sincero. Le sue imperfezioni non sono scarti da limare, bensì segni distintivi di un’epoca in cui il design osava essere scomodo.
Non è un’esperienza per chi cerca indicazioni chiare e percorsi guidati, ma per chi prova ancora piacere nel perdersi, nel tornare indietro e nel ricomporre mentalmente un mondo che non si offre mai del tutto. La Special Edition non rende Tomba! 2 più moderno: lo rende semplicemente più abitabile, senza chiedergli di rinnegare ciò che è sempre stato.








