Tomonobu Itagaki, un ex collega racconta gli eccessi e il carattere del creatore di Dead or Alive

A distanza di mesi dalla scomparsa di Tomonobu Itagaki, nuove testimonianze tornano a illuminare il lato più turbolento della vita del creatore di Dead or Alive e di diversi capitoli 3D di Ninja Gaiden. A parlarne è soprattutto Kengo Aoki, presidente di Phoenix Soft, oggi Soft Gear, che collaborò con Valhalla Game Studios durante lo sviluppo di Devil’s Third. Il quadro che emerge è quello di una figura capace di lasciare un segno profondo nell’industria giapponese, ma anche di vivere con un’intensità spesso ingestibile, tra eccessi, esplosioni emotive e un rapporto quasi distruttivo con il lavoro.

Il racconto di Aoki si inserisce in una fase particolare della carriera di Itagaki, successiva all’uscita da Tecmo e alla fondazione del suo nuovo studio. Dopo gli anni che lo avevano imposto come uno dei nomi più riconoscibili del videogioco giapponese, l’autore si ritrovò infatti a ricostruire il proprio percorso in un contesto diverso, segnato da tensioni personali e professionali. È in quel periodo che, secondo chi gli fu vicino, il suo temperamento più estremo si manifestò con episodi tanto caotici quanto rivelatori del personaggio.

Viaggi turbolenti e una personalità senza freni

Nel corso di una recente intervista, Aoki ha ricordato alcuni episodi avvenuti durante i viaggi di lavoro condivisi con Itagaki. Tra questi, un soggiorno in Cina in cui lo sviluppatore, ubriaco, avrebbe urlato in strada prendendosela con i taxi di passaggio, e un duro litigio legato allo sviluppo di Devil’s Third, apparentemente destinato a spezzare la collaborazione tra i due. Poco dopo, però, durante il volo di ritorno, lo stesso Itagaki sarebbe riapparso in lacrime per ricucire lo strappo, arrivando a definire Aoki un “fratello”. È una dinamica che restituisce bene la doppia natura del personaggio: imprevedibile, ingestibile, ma anche capace di legami emotivi fortissimi e improvvisi.

Ancora più clamoroso il ricordo di un viaggio a Los Angeles, nei primi anni 2010, in occasione dell’E3. Aoki descrive una serata in albergo degenerata quando Itagaki, uscito sul balcone, avrebbe iniziato a gridare frasi enfatiche come “Conquisterò il mondo”, attirando l’intervento di numerose pattuglie del LAPD in una situazione raccontata come estremamente tesa. Il giorno seguente, lo sviluppatore sarebbe stato ricoverato d’urgenza, fino a restare in ospedale per circa un mese e mezzo. Al di là del tono quasi surreale del racconto, resta l’immagine di un uomo incapace di vivere qualunque esperienza in modo ordinario o misurato.

CORRELATO
Addio a Tomonobu Itagaki, il creatore di Dead or Alive e Ninja Gaiden si è spento a 58 anni

Tra autodistruzione e dedizione assoluta al lavoro

Le parole di Aoki trovano eco anche in altre testimonianze di ex colleghi, che descrivono Itagaki come una personalità segnata da una forte inclinazione all’eccesso, in particolare nel rapporto con l’alcol, ma al tempo stesso dotata di una dedizione feroce verso il proprio mestiere. Satoshi Kanematsu, oggi a capo di Rock Spirits, lo ha definito una figura anticonformista e in qualche misura autodistruttiva, paragonandolo persino a un autore come Osamu Dazai. Secondo questo ritratto, chi lavorava al suo fianco finiva per conoscerne tanto i problemi quanto la straordinaria determinazione.

È proprio questo contrasto a rendere Itagaki una figura ancora così discussa. Da un lato, un autore che causava difficoltà continue a chi gli stava intorno; dall’altro, un professionista disposto a tutto pur di ottenere il risultato che aveva in mente. Per i suoi collaboratori, la sua idea di successo non ammetteva compromessi e spesso nemmeno mediazioni umane. Eppure, è anche questa radicalità ad aver contribuito a costruire il suo mito, trasformandolo in uno di quei nomi che non si limitano a firmare giochi, ma finiscono per incarnare un’intera stagione creativa.

La morte di Itagaki, avvenuta lo scorso ottobre a 58 anni, ha chiuso definitivamente la parabola di una delle personalità più estreme e riconoscibili del videogioco giapponese. Le testimonianze emerse in questi giorni non ne ripuliscono certo il profilo, ma aiutano a comprenderne meglio la complessità: un autore brillante, capace di lasciare opere decisive, e insieme un uomo divorato dai propri eccessi, dalle proprie ferite e da un’idea di vittoria che sembrava non concedere tregua.

Fonti consultate: Gamekult.

Stefano Bulbarelli

Stefano Bulbarelli, noto nel mondo del gaming come NerdOtaku 92, è un content creator specializzato nel settore dei videogiochi indipendenti. Con una lunga esperienza nel settore, Stefano offre recensioni approfondite, analisi e gameplay di titoli indie, action e picchiaduro, sia in 2D che in 3D.

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lascia un commento

Gamezilla
Stai leggendo:

Tomonobu Itagaki, un ex collega racconta gli eccessi e il carattere del creatore di Dead or Alive