Ubusuna può tornare dopo la cancellazione da M2

La storia di Ubusuna sembrava chiusa, ma potrebbe essersi fermata solo davanti all’ennesima porta sbarrata. Hiroshi Iuchi, autore legato a classici dello sparatutto giapponese come Ikaruga e Radiant Silvergun, ha confermato la propria uscita da M2 e ha chiarito che il progetto non è stato abbandonato. Dopo la cancellazione di Ubusuna annunciata da M2, Iuchi ha spiegato di essere già al lavoro per trovare una strada alternativa, con trattative in corso insieme ad aziende interessate a finanziare la prosecuzione dello sviluppo.

Il punto centrale è che Ubusuna non appartiene completamente a M2 sul piano creativo. Iuchi possiede personalmente i diritti del concept e del sistema di gioco, nati da una proposta originale realizzata nel 2006 e poi portata in seguito all’interno dello studio. Questo gli permette di cercare un nuovo partner per riprendere il progetto, anche se la situazione resta complessa: tutti gli asset prodotti durante gli anni di sviluppo in M2 appartengono alla compagnia, quindi una eventuale ripartenza altrove non potrebbe semplicemente riutilizzare quel materiale senza nuovi accordi o costi aggiuntivi.

Una cancellazione arrivata quando il rilancio era già in discussione

Iuchi ha raccontato che le sue dimissioni da M2 erano già state decise entro la fine del 2025 e che, al momento dell’annuncio pubblico della cancellazione, erano già iniziati contatti con altre realtà per provare a continuare Ubusuna. Proprio per questo, l’autore ritiene che non fosse necessario rendere pubblica la chiusura del progetto in quel momento, o almeno non con quei tempi. La sua impressione è che M2 volesse risolvere la questione prima di alcuni eventi imminenti, ma la comunicazione ha inevitabilmente colpito i fan che seguivano il gioco da anni.

Per Iuchi, Ubusuna è un progetto dalla vita travagliata già prima dell’ultima interruzione. L’autore ha spiegato che questa sarebbe la terza o quarta volta in cui il gioco si blocca o viene cancellato dalla nascita dell’idea nel 2006, ma anche la prima in cui lo sviluppo era arrivato così avanti prima dello stop. È una differenza non banale: non si parla più soltanto di un concept inseguito per anni, ma di un’opera che aveva accumulato sistemi, materiali, collaborazioni e una forma più concreta, anche se ancora non abbastanza stabile da arrivare al traguardo.

I problemi di sviluppo e la ricerca di nuovi fondi

Iuchi ha anche respinto alcune ipotesi circolate online, in particolare quelle legate a presunti difetti di design o alla pressione di realizzare un successore all’altezza di Ikaruga. Secondo la sua ricostruzione, il problema principale è stato molto più produttivo che creativo. Il team di M2 non ha potuto lavorare esclusivamente a Ubusuna, perché i membri venivano spesso spostati su altri progetti. Ogni volta che il gruppo passava ad altro, lo sviluppo si fermava anche per un anno o più, e rimettere in moto la macchina richiedeva ulteriore tempo.

A pesare è stata anche l’indicazione di continuare a migliorare il gioco fino a quando Iuchi non ne fosse stato soddisfatto. Un obiettivo comprensibile, ma pericoloso senza una direzione produttiva abbastanza ferma. L’autore ha ammesso di aver preso troppo alla lettera quella richiesta, contribuendo in parte al rallentamento. Con il passare degli anni, il progetto ha perso slancio, anche a causa di una squadra ridotta e instabile, finendo in un circolo vizioso che Iuchi ha descritto come il tentativo di far realizzare un grande titolo in 3D a un gruppo di due o tre persone senza esperienza adeguata in quel campo.

La prospettiva, però, non è più soltanto quella dell’addio. Subito dopo la decisione di fermare Ubusuna in M2, l’artista grafico esterno Kususaga Rin ha proposto di cercare finanziamenti presso un’altra compagnia per permettere al gioco di proseguire. Anche altre persone si sono fatte avanti offrendo supporto nel caso in cui il progetto riparta. Iuchi resta prudente e non dà garanzie sull’esito finale, ma il messaggio è chiaro: Ubusuna non è morto, almeno non nella visione del suo autore.

Per gli appassionati di sparatutto giapponesi, la vicenda resta una delle più emblematiche degli ultimi anni: un progetto d’autore, nato molto tempo fa, cresciuto lentamente, cancellato quando sembrava ormai vicino a una forma compiuta e ora forse pronto a cercare una nuova casa. La differenza, questa volta, è che il rilancio non è più solo una speranza lasciata tra le righe. È una trattativa reale, ancora fragile, ma abbastanza concreta da trasformare la cancellazione in un nuovo punto di partenza.

Fonti consultate: Automaton West.

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