Una console Nintendo progettata quarant’anni fa continua ad attendere i clienti nelle camere di un love hotel giapponese. L’archivista e ricercatore Orochi ha documentato la presenza di diversi Famicombox ancora pienamente funzionanti all’interno della struttura, dove il sistema risulta installato in tutte le stanze tranne una. Il nome dell’albergo non è stato reso pubblico, probabilmente per evitare un improvviso afflusso di curiosi e collezionisti interessati più all’hardware che alla tradizionale funzione del locale.
Il Famicombox non era una normale versione del Family Computer destinata alle abitazioni, ma una macchina commerciale distribuita da Nintendo nel 1986 soprattutto presso hotel e altre strutture ricettive giapponesi. Il sistema permetteva agli ospiti di scegliere tra più giochi e utilizzava cartucce dalla forma simile a quelle del NES occidentale, differenti quindi dai supporti più compatti della console Famicom. Gli esemplari osservati da Orochi eseguono ancora regolarmente i titoli installati; soltanto la pistola Zapper non può essere utilizzata, poiché i moderni schermi LCD non supportano la tecnologia delle vecchie periferiche ottiche.
Una sala giochi Nintendo nascosta in ogni camera
La presenza di un Famicombox operativo sarebbe già insolita in un museo o nella collezione di un appassionato, ma diventa ancora più curiosa all’interno di un albergo che ha continuato a conservarne diversi esemplari per decenni. Le unità sembrano avere mantenuto la configurazione originaria, consentendo di selezionare e avviare i giochi senza interventi particolari. Il ritrovamento offre così uno sguardo su una fase nella quale Nintendo cercava di ampliare la diffusione del proprio catalogo anche attraverso apparecchi destinati agli spazi pubblici e alle sistemazioni temporanee.
Il Famicombox appartiene alla stessa stagione industriale attraversata da autori e produttori che avrebbero definito l’identità moderna dell’azienda, raccontata anche attraverso il lungo percorso di Takashi Tezuka dall’epoca Famicom alle console contemporanee. La macchina commerciale rappresentava però un ramo laterale di quella espansione: non una nuova piattaforma domestica, ma un sistema robusto pensato per offrire una selezione di videogiochi a persone che potevano utilizzarlo soltanto durante il soggiorno.
Il mito dei love hotel Nintendo torna a circolare
L’insolita collocazione delle console ha riportato alla luce la vecchia leggenda secondo cui Nintendo avrebbe gestito una catena di love hotel prima di affermarsi nel mercato dei videogiochi. Orochi ha però ricostruito la vicenda insieme allo storico Isao Yamazaki senza trovare documenti capaci di confermarla. I rapporti finanziari pubblicati dall’azienda a partire dal 1962, anno della quotazione in Borsa, non indicano attività alberghiere, rendendo poco probabile che un simile settore sia stato gestito direttamente dalla società durante gli anni Sessanta.
L’origine della storia potrebbe trovarsi nel libro del 1993 Game Over: How Nintendo Zapped an American Industry, Captured Your Dollars, and Enslaved Your Children di David Sheff, nel quale si afferma che Hiroshi Yamauchi aprì personalmente un love hotel. La formulazione non chiarisce però se l’attività fosse collegata a Nintendo, a un’altra società della famiglia Yamauchi oppure a informazioni mai documentate. Anche l’ipotesi di precedenti tsurekomi-yado resta priva di prove concrete; la presenza reale dei Famicombox negli hotel degli anni Ottanta potrebbe invece avere contribuito a confondere nel tempo una normale fornitura commerciale con la proprietà delle strutture.
Fonti consultate: Automaton West.
