Nel mondo di Yariv mostrare il proprio volto significa andare incontro a morte certa. Ogni abitante è quindi costretto a nascondersi dietro una maschera, trasformando quello che dovrebbe essere un semplice oggetto protettivo in identità, ruolo sociale e strumento di sopravvivenza. Verho – Curse of Faces è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, dopo il precedente debutto su PC tramite Steam. Il gioco è sviluppato dallo studio polacco Kasur Games e pubblicato da CobraTekku Games.
Il protagonista raggiunge Yariv per indagare sulle origini della maledizione che impedisce agli esseri umani di mostrare il proprio viso. Ad attenderlo trova una terra ostile, abitanti segnati da traumi personali e creature pronte a punire ogni passo avventato. L’avventura recupera la struttura dei giochi di ruolo dark fantasy in prima persona, affidando al giocatore esplorazione, osservazione e costruzione del personaggio senza guidarlo continuamente verso la soluzione successiva.
Ogni maschera apre una strada diversa
Le maschere determinano inizialmente la classe del protagonista e permettono di scegliere tra combattenti potenti, duellanti agili e utilizzatori della magia. Questa decisione non blocca però lo sviluppo successivo: armi, incantesimi e caratteristiche possono essere combinati liberamente, consentendo di allontanarsi dal ruolo selezionato in partenza e costruire configurazioni ibride. Un guerriero può quindi sviluppare capacità magiche, mentre un personaggio più rapido può rafforzarsi fino a sostenere scontri ravvicinati normalmente riservati alle classi pesanti.
La libertà di crescita accompagna un sistema di combattimento nel quale posizione, consumo delle risorse e conoscenza dei nemici contano più della semplice aggressività. Ogni nuova partita può assumere un andamento differente in base all’equipaggiamento trovato e alle capacità privilegiate, mentre missioni secondarie e personaggi incontrati lungo il cammino ampliano il mistero della maledizione. Come emerge dal nostro viaggio attraverso l’oscurità di Yariv, il gioco pretende soprattutto di comprenderne le regole e adattarsi a ciò che nasconde dietro ogni corridoio.
Yariv riscopre l’inquietudine dei GDR a 32 bit
La direzione visiva utilizza modelli geometrici essenziali, texture granulose e ambienti spogli per richiamare deliberatamente i giochi dell’epoca a 32 bit. Questi limiti estetici non servono soltanto a evocare nostalgia, ma contribuiscono alla sensazione di disagio: volti coperti, sagome poco definite e strutture avvolte nell’oscurità lasciano spesso all’immaginazione il compito di completare ciò che appare sullo schermo. Il risultato guarda apertamente a King’s Field e ai GDR in prima persona che affidavano atmosfera e tensione alla solitudine dell’esplorazione.
Yariv è popolata da figure che custodiscono storie, ossessioni e richieste non sempre immediatamente comprensibili. Parlare con gli abitanti può aprire nuove missioni, rivelare dettagli sulla loro condizione oppure condurre verso prove nascoste, ma il giocatore dovrà stabilire autonomamente di chi fidarsi. La nuova edizione console rende ora accessibile questo viaggio anche su PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, mentre chi desidera ripercorrerne le origini può consultare il precedente approfondimento dedicato all’uscita su PC.


