Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di eliminare la parte superflua dei videogiochi: il videogioco. Video Game Menu: The Game è disponibile su PC tramite Steam e parte da una premessa tanto semplice quanto deliberatamente insensata: costruire un’intera esperienza attorno ai menu delle impostazioni. Niente livelli da superare, boss da affrontare o campagne da completare; il progetto di Sebastian Gioseffi prende pulsanti, selettori, moduli e configurazioni e li trasforma nel materiale stesso su cui costruire gag, sorprese e una progressiva escalation di assurdità.
L’idea è nata quasi accidentalmente mentre Gioseffi stava realizzando il menu delle impostazioni di un altro gioco. Continuando ad aggiungere battute, opzioni improbabili e funzioni sempre meno necessarie, lo sviluppatore si è accorto di divertirsi più con quella parte dell’interfaccia che con il progetto originale. Da qui la decisione di eliminare ogni distrazione e realizzare un gioco composto soltanto da menu, spingendo una delle componenti normalmente più funzionali e invisibili dell’esperienza videoludica ben oltre il punto in cui dovrebbe ragionevolmente fermarsi.
Pulsanti, toggle e slider diventano le vere meccaniche di gioco
Video Game Menu: The Game comincia come una schermata di configurazione apparentemente ordinaria, ma le scelte disponibili finiscono rapidamente per combinarsi in modi sempre più imprevedibili. Un semplice pulsante può aprire nuove sezioni, un toggle può cambiare qualcosa che forse sarebbe stato meglio lasciare spento e uno slider può assumere un’importanza sproporzionata rispetto alla sua funzione originale. Anche i campi di testo diventano parte della battuta, trasformando l’atto normalmente meccanico di inserire o modificare un parametro in uno degli strumenti con cui il gioco costruisce il proprio umorismo.
Lo scherzo funziona proprio perché parte da elementi che chiunque abbia giocato su PC conosce fin troppo bene. Menu grafici, opzioni audio, caselle da selezionare, barre da trascinare e schermate piene di testo vengono trattati come se rappresentassero il vertice dell’intrattenimento interattivo. Persino l’assenza di determinate funzioni viene piegata alla gag: dropdown, scrollbar e altri componenti dell’interfaccia vengono citati come caratteristiche che avrebbero potuto esserci, salvo poi essere liquidati con improbabili problemi di budget o con la semplice decisione di non occuparsene.
Quando il menu smette di essere un menu
La struttura è pensata come una breve esperienza comica che gioca continuamente con le aspettative del giocatore e con il linguaggio stesso delle interfacce. Le configurazioni inizialmente innocue conducono a combinazioni sempre più surreali, fino a mettere in dubbio dove finisca la schermata delle opzioni e dove cominci effettivamente il gioco. Il risultato non cerca quindi di simulare un vero pannello di impostazioni, ma di trasformare convenzioni familiari in una serie di piccoli esperimenti interattivi, lasciando che sia la curiosità di vedere cosa succede premendo il pulsante sbagliato a guidare la progressione.
Dietro questa parodia c’è anche un’osservazione abbastanza precisa sul rapporto tra il pubblico PC e la personalizzazione. Risoluzioni, filtri, controlli, accessibilità e decine di regolazioni sono diventati negli anni una parte fondamentale dell’esperienza sulla piattaforma, al punto che l’assenza di determinate opzioni può diventare materia di discussione tanto quanto il gioco stesso. Video Game Menu: The Game prende questa ossessione e la porta alla sua conclusione più logica e insieme più ridicola: se avere molte impostazioni è un bene, allora perché perdere tempo con tutto ciò che sta fuori dal menu?


